03.2009 – Una ronda non fa primavera

Sicurezza.

E’ questo uno dei problemi, se non il problema principale, che interessa, scandalizza e tocca nel vivo gli italiani.

E’ questo il tema che infiamma l’opinione pubblica e occupa le prime pagine dei giornali da mesi.

E’ questa la parola che ha fatto vincere le ultime elezioni.

Negli anni dell’ultimo governo Prodi vi fu un’impennata delle notizie di cronaca nera sui giornali del nostro paese: venne riportato di tutto, dal più efferato omicidio al semplice incidente domestico; non si sa se ciò fu un fenomeno voluto ed ingigantito per aumentare il senso di insicurezza della gente, o semplicemente distogliere l’attenzione da altre cose (problemi, ma anche successi ottenuti dal governo allora in carica, che tra tante cose discutibili fece indubbiamente altrettante buone opere, che raramente gli furono riconosciute).

Resta il fatto che la sicurezza è un problema serio, reale e sentito e come tale non va sicuramente trascurato.

Non è però l’attuale metodo italiano, a mio parere, quello giusto.

Citando altri giornalisti, è stato scritto che il governo sta promuovendo politiche di rassicurazione, non di sicurezza vera e propria: promettere nuovi agenti e mezzi efficienti è rassicurare, ripristinare i fondi per la manutenzione dei mezzi e per eventuali incrementi d’organico è agire per la sicurezza; inviare alcune migliaia di soldati in determinate aree delle maggiori città è rassicurare, procedere verso una velocizzazione dei processi che garantiscono certezza della pena è agire per la sicurezza; attuare una sorta di “strategia del terrore” ed individuare un “nemico comune”è utile alla strategia della rassicurazione, promuovere una seria integrazione ed affermare nettamente che “chi sbaglia, paga” (indipendentemente dal suo luogo di nascita) è agire per la sicurezza.

La nostra classe politica, e il riferimento è trasversale, negli ultimi tempi ha fatto poco o nulla per migliorare la situazione: loro, che dovrebbero essere i primi a dare l’esempio, hanno badato a sistemare prima di tutto le proprie beghe giudiziarie, promuovendo la cultura del “chi sbaglia e può permetterselo, non sempre deve pagare”.

Allora il messaggio è sbagliato in partenza.

Come si può pensare di combattere il crimine se chi è stato scelto per legiferare è il primo ad infrangere la legge e poi ha la presunzione e il privilegio di rimanere impunito.

Come si fa a pensare di contrastare la delinquenza se la magistratura è costantemente sotto attacco; accuse di politicizzazione, diffamazioni costanti e continui tentativi di ostacolare il lavoro svolto, promossi dalla classe politica stessa, non concorrono a dare l’immagine di un paese che ha a cuore la giustizia e la sicurezza.

L’Italia viene quindi vista come una Bengodi del crimine, dove se commetti un reato (meglio se grave) rischi poco; il processo dura un’infinità; la prescrizione è una sorta di manna dal cielo che spesso scende in aiuto dei colpevoli; e, se proprio non si è riusciti a sfuggire alla condanna, c’è l’indulto.

Perciò, malviventi di tutto il mondo, unitevi a noi, che c’è posto!

Con l’arrivo della primavera, però, oltre agli ormoni, si sono risvegliate anche le coscienze; di fronte ad una situazione che sembra diventata insostenibile (ma non si conosce, né mai forse si conoscerà, il crimine sommerso e non denunciato), una soluzione è spuntata dal cilindro: le RONDE.

Chiamiamole pure come vogliamo (assistenti civici, volontari per la sicurezza,…), ma il fine è uno solo: supportare le forze dell’ordine (appiedate per mancanza di fondi) nel mantenimento dell’ordine.

Poliziotti e carabinieri in pensione, dotati di pettorina, fischietto e cellulare che si offrono di fronteggiare chiunque abbia intenzione di violare la legge, sia esso un semplice writer fino ad arrivare alla banda armata pronta per una rapina.

Ve lo immaginate un ipotetico titolo di giornale “Banda armata sgominata da assistente civico grazie al suo potente fischietto”?

A me sembra fantascienza, e pare altresì solamente un palliativo per tener calma la gente e mostrare che per qualsiasi problema, il governo è pronto a trovare una soluzione definitiva e soddisfacente (recenti interviste riportano in merito commenti non entusiasti delle stesse forze dell’ordine).

Perché questo è il governo delle decisioni e delle soluzioni, specie se consentono di conquistare punti percentuali nei sondaggi di gradimento.

Il messaggio è chiaro: si parli di tutto quello che può essere calmierato con un bello slogan, e del resto non curatevene.

Lasciateli fare, che loro sanno come agire; e non leggete i giornali, che diffondono solo pessimismo.

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