Fattorino mon amour

Sono un fattorino e da tre anni conduco la mia personalissima battaglia contro le pizze.

Con l’ausilio del fidato scooter, o di un veicolo dotato di scarsi dispositivi per la sicurezza ma di un forno dalle dimensioni angoscianti, ti sfamo durante qualsiasi serata.

Quelle in cui sei a casa di amici a vedere l’Inter e quelle – le più frequenti – in cui nel tuo triste appartamento da scapolo ci sei solo tu, triste scapolo, che quando suono ci metti sei anni ad aprire perché, proprio come uno scapolo infelice, stavi tristemente vagando per casa in mutande, forse nemmeno quelle.

Tu chiami, il capo sforna, io ti sfamo.

Abbiamo dei poteri, noi fattorini.

Dopo anni passati a lavorare nello stesso posto, per esempio, possiamo vantare un accento cangiante a seconda del nostro interlocutore: siciliano col boss, pugliese col pizzaiolo, napoletano con la cassiera, calabrese col fattorino collega.

Abbiamo il potere di coprire distanze chilometriche in pochissimi minuti per consegnarti una pizza veloce – anche se frullata – dalla parte opposta della città, esattamente dove vivi tu. Solitamente in una villa al centro di un gigantesco luna park di pizzerie.

Perché noi consegniamo ovunque, e anche se hai svariate decine di ristoranti sotto casa non importa.

A volte ci fate aprire dai vostri bambini e loro ci impiegano un’ eternità ad allungarci i soldini che li avete affidato e a contare il resto.

Quando la bimba bionda del terzo piano di Via Buozzi mi allunga la moneta e con vocina flebile mi dice “Tieni pizzaboy, e vai piano in macchina”, ho il potere di volermi mettere in un angolo a pettinare le bambole insieme a lei, e a piangere, che fuori, amore mio, è un brutto mondo, non fa per noi.

Spesso abbiamo anche il potere di mantenere vite parallele a quella di portantino: nelle ore diurne, ma non solo, siamo studenti, baristi, assicuratori, assistenti di studio, poeti, musicisti, dj, operai, cassaintegrati, camerieri, buttafuori e, nonostante questo, continuiamo ad essere considerati dei nullafacenti, perché in fondo “non abbiamo nemmeno un lavoro serio”.

Di sera, ci fermiamo in tangenziale per la benzina e le signorine al lavoro ci apostrofano: “Wow, che borsa che hai lì davanti, caro il mio ragazzo delle pizze”: è il potere seduttivo del fattorino.

O forse il marsupio.

Ma noi siamo cavalieri dal cuore puro, fedeli ai nostri principi e alle nostre donne, una in ogni circoscrizione cittadina.

Siamo fattorini, ti sfamiamo, e tu sei quello che mangi.

E fino a quando le cose andranno così, avremo potere su quello che sei.

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