06.2009 – Bolognalampionigiallicaldoragazzesulviale.risa.

Davvero uso spesso il “noi”: lo faccio per una fissa filosofica mia, e non so se me ne libererò. Abbiamo un problema noi giovani, ed è quello di comunicare. Io ce l’ho di sicuro. E già tutto questo mi suona trito e ritrito e mi sta sul cazzo scrivere banalità e ricevere critiche perché siamo alle solite e io sono prevedibile. Andrò avanti per chi si fida. Tommaso mi dice che dobbiamo trovare un linguaggio che funzioni. Il casino è farlo senza andare a sovrappopolare le decine di linguaggi che già usiamo con questo e con quello. Si dice che noi giovani non abbiamo più valori: è vero, perché già da molto tempo qualcuno ha detto che non ci sono valori. No dio, no aldilà, no Bene o Male. O, come dice Sara, no wave. Comunque sia, questa robaccia nichilista sulla gente che non crede più a niente ci sta tutta. Perché sono convinto che parliamo tante parole sprecate, parole ben congeniate e divertentissime ma incapaci di comunicare perché oramai sono parole, parole, parole che una volta proferite stanno per i fatti loro a ghignarsela. Ora però non voglio dare colpe: voglio scrivere cosa serve per comunicare. Serve una comunanza, ovvero il sentimento di appartenenza alla medesima realtà presente. Non tanto una “realtà vera” contro quella “falsa” delle immagini acide delle pastiglie mangiate in bonifica. La realtà è quello che si condivide con gli altri, con il maggior numero di persone, cose, maiali. E siccome appunto in ogni comunicazione c’è (già) una comunione, la realtà stessa è ciò di cui parlare. Perché pensare tanto a sentire la realtà? Perché pensare tanto a cosa farne di questa realtà? Perché mi sono stufato di vedere la gente che si autoesclude dalla propria vita. Mi sono stufato di aver sempre talmente tante possibilità di fare le cose che alla fine di cose importanti non ne faccio mai. Le nostre idee, cazzo quanto sono piccole le idee di noi giovani. Ci incazziamo e sputiamo sangue indignati se ci tolgono la Street parade ma ci voltiamo dall’altra parte mentre un’intera classe politica caga sul nostro presente. E come faccio a dirlo senza dividerci? Siamo deboli, e la nostra debolezza mi fa paura. Voglio che sentiamo lo stesso presente fatto di ognuno di noi, e lasciar parlare questo sentimento. Scrivo, e se non riesco a parlare con te non sarò mai forte.

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