07.2009 – Memorie di un clubber.

di donato gagliardi

Spesso, rincasando ad orari sconfortanti, mi siedo al tavolo di cucina e m’impegno in una lotta senza quartiere contro una fame innaturale.

M’interrogo lungamente sull’annoso quesito: è la club culture la soluzione di tutto? Come risolleveremo, noi ravers incazzati, le sorti del mondo?

Le risposte più frequenti sono: sì, a colpi di minimal tech e pastiglie.

Di questo sono certo, ma ancora non è abbastanza.

Ci occorre una mitologia, una narrativa, un manifesto al quale fare riferimento .

E’  per questo che ho pensato di raccogliere le memorie delle nostre serate.

E’ necessaria la trasmissione orale e scritta del nostro credo.

Mostrerò la via  a chi ancora è incerto, ricorderò a tutti quali sono i valori fondanti della cultura rave. Quella vera, fatta di settimane insonni posseduti dal demonio della danza, non quella da prima pagina di Waaa. Mi ricordaranno come uno dei padri fondatori del movimento che ha salvato l’umanità.

[…] .

Giovedì 25 giugno:

All’ingresso del locale un pantagruelico africano mi offre, nell’ordine: superskank, nero afgano, emmedì.

Acquisto e assumo, nell’ordine: nero afgano, superskank, m.d.m.a .

L’erba con l’emmedì e da forchette troppo buone – di solito mi tratto meglio – ma nonostante le mie ricerche, nessuno sembra essere intenzionato a vendere cocaina, questa sera.

Fino alle quattro ho la notte saldamente tra le mani. La possiedo, la trattengo con forza mentre geme sommessamente e contrae stupefatta i muscoli del volto.

In pista incontro Sara: frequenta la mia stessa università e non la sopporto.

Ma il ballo chiama e iniziamo a muoverci come se non esistesse un domani. Saltuariamente mi fermo e vado al nostro tavolo per una veloce tirata di speed.

Alle sei, esausto, svengo su un divanetto ed è proprio Sara a chiamare aiuto.

Quando dopo avermi riportato in vita me lo dicono, il pensiero che sia la donna della mia vita si è già impossessato di me.

Sono innamorato, è l’unica incrollabile certezza che ho.

Le chiedo di darmi un bacio e poi di sposarmi o, alternativamente, di farmi un pompino.

Accetta la proposta matrimoniale e stabiliamo che ad officiare il rito sarà il barista.

Vado verso l’uomo dietro il bancone, quando, d’un tratto, mi rendo conto d’ amare anch’egli.

Lo abbraccio, cerco di convincerlo a votare radicale e a volare in Spagna con me.

Non funziona e un simpatico signore m’invita ad uscire.

Sono in strada, solo e senza giacca, alle undici e un quarto di un mattino dall’aria troppo frizzante per essere estiva.

Ma con mezza pasticca e duecento euro ancora in tasca, una puntatina al matinee del Maffia è d’obbligo.

(continua…)

 

Tags from the story
,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *