10.2009 – Laguneggiando tra Politica in Mostra e Spettacolo che diventa il nuovo genere Horror

Laguneggiando tra
Politica in Mostra e Spettacolo che diventa il nuovo genere Horror

Eh già, bisogna proprio dirlo, questa 66° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia è sembrata, più che un festival dedicato alla pellicola, una vera e propria Arena mediatica.
Hanno impazzato polemiche, attacchi, querele e possibili sequestri di film contro un cinema che aveva solo deciso di essere politicamente e eticamente schierato. Ma non è mancato tutto l’aspetto grottescamente glamour, laccato e leccato da tappeto rosso. E qui comincia il dramma, perché quando un dittatore diventa divo, un imprenditore-premier si tramuta in produttore (quasi) assoluto, e la strana coppia (Clooney-Canalis) ruba più copertine e servizi, televisivi e non, alla meravigliosa e commovente passerella in verde speranza del cast iraniano di “Woman without man”, allora, possiamo proprio dire, che “lo Spettacolo” è il nuovo Mostro della laguna.
Lo spettro dell’Immagine e dell’Apparire ha infestato anche quello che sembrava essere uno dei pochi festival intellettuali, dove il cinema ricercato e non la televisione del banale, avrebbe dovuto farla da padrone.
Ma oramai che dire…ci guarda ridendo persino la periferica Svezia, ha affermato l’italo-svedese Erik Gandini, fuggito in Scandinavia dagli anni ’80, e ora autore di “Videocracy”, il documentario che ha sollevato polveroni e polemiche perché mostra trent’anni della storia della tv commerciale italiana a suon di video e interviste shock. Il regista continua poi dicendo : “ Sarà il film horror dell’anno [ …] quello che fa paura è il sistema di valori che si è affermato in questi anni: soldi, potere e immagine”.
Il cinema italiano però ci ha provato (nonostante i titoli contengano parole che rinviano alla dimensione dello spazio onirico)  a spostare lo sguardo dallo schermo della tele al quello della sala e a risvegliare un poco di quel sano fervore e impegno politico che tanto manca ai giovani d’oggi. Film come “ Il grande sogno”, “Le ombre rosse”, “Cosmonauta”, “Baaria” ci raccontano un po’ di storia di un Italia che fu e di una militanza schierata che sembra irrecuperabile e fossilizzata tra gli anni ’60 e la fine del secolo scorso.
Natalia Aspesi parla di un paese disorientato e di un’ombra rossa sull’isola del cinema, ma che purtroppo non ha alcuna influenza sul vasto pubblico. L’esperienza ci dice che in questo non c’è nulla di più vero, ma voglio augurarmi che questa volta ci sia più successo di sala per questo cinema nostrano, e soprattutto, spero che ci sia un maggior spazio distributivo  per un cinema di libertà di parola,d’informazione,di democrazia e delle loro utopie.

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