10.2009 – Lettera ai terrestri. Comunicato Bahai.

Ogni parola spesa per l’ineffabile Santo Spirito è fonte di gaudio. Ogni moto di solidale condivisione del reale è massimo giovamento per l’armonia del cosmo.

Riconoscendo la spinta verso la contemplazione più alta, stanchi, troppo stanchi di lotte d’incomprensione.

Invero chè Dio, nome figlio di vocalizzazioni date da tradizioni di parole, si perde nel silenzio personale della riflessione.

Davanti al paradosso positivo dell’agnostica laicità in cui il non credo si corrompe in contraddizione. Così la partecipe ortodossia del riconoscere ad ogni gesto di umano baluginare all’eccelso e dare il primato colla vera fede a tutti, concessa senza eccezioni con dignità. Appunto si confida nelle libertà di costruirsi uno scenario di simbolificazioni per gli ambiti del superiore elevarsi, coi suoi idoli di conversazione, nel fluire costante delle metempsicosi per la storia increata.

Giacché unico fondamento teologico è il sincretismo unico ed unificante nel miracolo, e gli idoli si sprecano come pie candele sotto il Sole più luminoso. Così l’unico dogma d’ortodossia sta nel rispettare la personale ed intima esternazione di fede come atto misterico d’espressione all’eccelso.

La comunità si sbalordirà nell’assegnare a semplici atti la potenza del divino o a decretare impertinenti certi sforzi forzati, mirati ad accontentare una coscienza logora dal peccato di assuefazione all’immobile noncuranza verso il buon senso.

di Giovanni Càbianca

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