11.2009 – libertà è partecipazione

Roma_3 ottobre 2009

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”

Le parole del titolo sono di Giorgio Gaber, nella sua celeberrima “La libertà” del 1972.

Il 3 Ottobre 2009 una moltitudine di persone ha voluto partecipare, e quindi sentirsi libera; libera di non sentirsi a suo agio in un paese che non tutela chi ha il diritto di essere contro, non per partito preso (o forse sì, ma questo non è illegale, fino a prova contraria), ma più spesso perché vede che le cose non stanno andando affatto per il verso giusto.

Quasi trecento pullman si sono mossi da tutta Italia, da Nord a Sud senza distinzioni, e si sono trovati a Roma, come sempre cuore pulsante del nostro paese, dove si sono uniti a tantissime altre persone, romane e non, venute per essere presenti in un giorno importante.

L’arrivo a piazza del Popolo è emozionante: una marea di persone, di bandiere, di striscioni e palloncini colorati che fluttuavano nel cielo assolato di Roma, e la musica che ti avvolge e ti fa entrare nel clima giusto della manifestazione.

Poi si comincia, e un ottimo Andrea Vianello, professionalmente bilanciato tra la partecipazione emotiva di un evento voluto e sentito e la necessità di essere un padrone di casa imparziale, ha iniziato a colloquiare con gli illustri ospiti che si sono voluti unire al coro di chi chiedeva un’informazione libera da qualsiasi bavaglio.

L’onore e l’onere di cominciare gli interventi è toccato al segretario nazionale della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Franco Siddi, che ha ribadito i concetti portanti della manifestazione scaldando (se mai ce ne fosse stato bisogno) gli animi dei partecipanti; si è proseguito poi con un efficace intervento di uno dei maggiori esperti di diritto del nostro paese, Valerio Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale.

Il primo boato della folla si è però avuto quando, in un applauso che pareva non finire mai, è salito sul palco Roberto Saviano, il quale, esponendosi molto più di quanto il suo rigido protocollo di protezione richiedesse, non ha voluto far mancare la sua voce in un appuntamento da lui particolarmente sentito; il suo intervento ha ricordato come il bavaglio non deve essere messo soltanto dai politici di turno, ma anche dalla mafia, potere occulto ma non troppo, presente nel nostro paese, la quale lo ha costretto ad una vita di inferno non consona ad un personaggio come lui.

Il pomeriggio ha continuato a scorrere intensamente con il primo intervallo musicale affidato a Teresa De Sio, che con la sua reinterpretazione di “Soffia popolo” di Domenico Modugno e Eduardo De Filippo ha ricordato come un piccolo fuoco, se ben aizzato, può diventare un grosso incendio.

Altro intervento emozionante è stato quello di Sergio Lepri, uno splendido giornalista novantenne con sessantacinque anni di carriera alle spalle di cui quaranta di direzione dell’Ansa, che ha voluto sottolineare l’importanza della partecipazione di chi ha sulla propria pelle provato la tremenda sensazione di non poter esprimere liberamente il proprio pensiero e di voler combattere insieme alle nuove generazioni perché questo non possa più accadere in futuro.

Ricordiamo in rapida successione anche gli interventi del vice direttore di Reporter Sans Frontiers, del Presidente dell’ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca (il quale ha avuto anche un breve “scontro” con la piazza e se n’è andato con la faccia scura), di Eugenio Fatigante, membro del cdr (comitato di redazione, ndr) di Avvenire che ha voluto riportare la sua testimonianza sul caso Boffo (e ha sottolineato come, se la stampa viene sempre più spesso imbavagliata, è perché ci sono giornalisti disposti a farsi imbavagliare), del Segretario generale dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani Guido Colomba che ha ricordato la pericolosità del Ddl Alfano sulle intercettazioni per chi deve esercitare il mestiere del cronista, di Nino Marazzita, avvocato penalista spesso impegnato in difesa di giornali e giornalisti colpiti da querele (ormai sempre e solo milionarie) che ha sottolineato come la non risposta alle domande di un giornalista da parte di un uomo pubblico sia un atto paragonabile alla facoltà di non rispondere in sede di giudizio da parte dei terroristi o dei mafiosi.

Gli interventi più “tecnici” hanno quindi fatto emergere l’immagine di un’Italia che non scoppia di salute, tanto per essere chiari, ma hanno altresì contribuito a tenere accesa la fiammella della speranza, dal momento che continua ad essere attiva gente che non ha perso la voglia di combattere.

Una doverosa parentesi va dedicata agli artisti che hanno deciso di esporsi pubblicamente in supporto di questo tema.

Oltre alla già citata Teresa De Sio, belle interpretazioni musicali (ma non solo) sono venute da Simone Cristicchi (che con la sua “Genova Brucia” ha portato alla luce un esempio di canzone censurata, oltre all’attualissima “Volemo le bambole”, in cui ogni riferimento al nostro premier è puramente casuale) e da Marina Rei, che oltre a “Donne che parlano in fretta” (in cui si sottolinea l’utilizzo sempre più strumentale delle donne al giorno d’oggi) ha reinterpretato Giorgio Gaber e la sua “La libertà” diventando un tutt’uno con la piazza che ha dimostrato tutto il suo gradimento.

Anche gli attori non hanno voluto mancare all’appello e hanno espresso tutto il loro talento Neri Marcorè, con la lettura di un passo de “La democrazia in America” di Alexis de Tocqueville, e, probabilmente in uno dei momenti più toccanti dell’intero pomeriggio, Jasmine Trinca, che ha interpretato il ricordo di Anna Politkovskaja in una sorta di memoriale da lei scritto in cui sottolineava l’estrema difficoltà di sopportare (e spiegare a sua figlia) il fatto di dover andare puntualmente in procura ogni volta che veniva pubblicato un suo articolo e doversi difendere dalle pretestuose accuse di false dichiarazioni, con conseguenti e frequenti nottate passate in cella, fino al tragico epilogo di cui tutti dovremmo essere a conoscenza.

Chiudo con il riportare la presenza di due persone forse poco conosciute, ma la cui professionalità dovrebbe essere maggiormente enfatizzata: sono Josè Trovato e Pino Maniàci; due giornalisti siciliani che entrambi hanno avuto a che fare con minacce ed intimidazioni a stampo mafioso solamente perché hanno avuto la presunzione di praticare giornalismo libero in una terra come la Sicilia.

Soprattutto il primo ha però una storia interessante: dopo aver passato un lungo periodo come precario dell’informazione (ha denunciato il fatto che si è trovato a scrivere per anni di argomenti parecchio scomodi a meno di quattrocento euro al mese; e come un giornalista alle prime armi si trova a venire ricompensato il più delle volte a meno di tre euro al pezzo), è riuscito ad avere un contratto di direttore responsabile a Tele Enna, prima di venire licenziato perché aveva osato riferire al sindacato il fatto di aver subito un tentativo di “imbavagliamento” alle sue inchieste.

Ultimo ma non da ultimo, ricordiamo l’intervento dei precari della scuola: in una manifestazione parallela hanno voluto rinfrescare la memoria ai politici, ai mezzi di informazione e al grande pubblico, la loro disagiata condizione e la situazione della scuola pubblica italiana, vessata da tagli che definire scellerati e selvaggi non è azzardato.

Hanno chiesto di non dimenticarli, e noi, nel nostro piccolo, non lo faremo.

Come spesso accade, gli italiani in un momento di difficoltà riescono a dimostrare di non essere insensibili alle tematiche più spinose; quello che mi auguro è che la memoria non sia labile come frequentemente accade a tanti di noi e che il ricordo di una giornata per certi versi straordinaria (in quanto fuori dall’ordinario) non si dissolva a fronte di una nuova ondata di promesse irrealizzabili.

Restiamo svegli, concittadini!

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