10.2009-Produci, Consuma, Brucia

di Giorgio Po

Era il chilometro 1260 di quello che poco dopo prese l’appellattivo di vespagiro09. Approdammo con Bana, il nostro PX dell’ 82 a Scarlino, un paesino a una decina di chilometri da Follonica. La scelta di campeggiare un poco lontano dal mare rispecchiava le nostre esigenze di tranquillità e spazi vitali, visto che i campeggi costieri sembravano più campi profughi che alla nostra idea di vacanza. Inoltre essendo arroccato su di una collina questo borgo medievale offriva un panorama eccezionale con tramonti fra l’isola d’Elba e quella di Capraia. Insomma, vadere il mare da una montagna da sempre quell’idea di infinito che tanti poeti avrà ispirato.

Ma qualcosa turbava quell’eterna bellezza, un poderoso impianto industriale si stagliava con la sua ciminiera monolitica nella pianura sottostante, proprio nella direzione del profondo blu. La mia anima da naturalista aberrò subito quello scempio ma cercai comunque di farmi una ragione di quello che vedevo. In fondo l’industria produce occupazione e ricchezze, perciò non sempre è disprezzata dalle popolazioni delle zone in cui si insedia.

Mi convinsi di questo pensiero, fino a che una sera a Follonica non conobbi il gestore di una paninoteca, e nei vari discorsi venni a sapere che quel mostro che devastava i miei tramonti altro non era che un inceneritore voluto dalla giunta regionale e inaugurato appena sei mesi prima.

La cosa che più mi colpì furono le parole “diossina” e “leucemia” del figlio appena quattordicenne del gestore. Si dimostrarono al dir poco incazzati e preoccupati per quel camino grattacelico che nonostante la sua altezza non dava garanzie di disperdere a dovere le paure che produceva.

Fu allora che mi venne in mente una chiacchierata che feci con il mio esimio caporedattore. Giacomo mi parlò di un comune toscano (Capannori, in provincia di Lucca) che da cinque anni sta attuando una politica ferrea sulla gestione dei rifiuti. Il progetto ha l’obiettivo di ridurre a zero la produzione dei rifiuti entro il 2020, utilizzando come strategie una raccolta differenziata intensiva (porta a porta), e una riduzione della produzione di imballaggi a partire dalla filiera stessa (installazione di di distributori alla spina per detersivi, latte, ecc..). Questo progetto non solo si sta dimostrando vincente dal punto di vista ambientale ma sta rivelando pure un notevole tornaconto economico al comune stesso. Nonostante tutto, questo eccellente esempio di progresso rimane ancora oggi una goccia in un mare di inquinamento, inceneritori e sporchi interessi politici.

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