10.2009 – Saper nell’appropriata sede

Allarmismo. “Procrastinare” e “velleità” sono parole sconosciute alla maggior parte dei ragazzi italiani di diciannove anni. Lo dicono i test universitari affrontati quest’anno dalle matricole. E si sa, è un iceberg / quel che spunta in superficie o poco più / è solo un decimo di quello che c’è sotto, e chissà quanta ignoranza spazzata sotto il tappeto. Vorrei spingere la riflessione un poco più un là del solito J’accuse rivolto al mondo delle comunicazioni di massa, ai telefonini, blogs, ciatrums, e chi altro. Fosse solo il problema di non conoscere! C’è tutta un’attitudine educativa pericolosissima. Ed accusare i ragazzi del loro impoverimento linguistico è piuttosto miope. Altre generazioni hanno messo in atto il processo tecnologico che ora minaccia l’integrità intellettuale dei nostri amici, fratelli, figli, senza dimenticare noi stessi. Succede che Madre natura sia una vera ministra dell’economia che pertanto, dove può, risparmia. Così quando il mondo produttivo del genitore mette a disposizione del figlio uno strumento intellettuale più economico del proprio apparato cerebrale, è naturale che questi lo usi. È più comodo. I ragazzi di oggi – così come tutti del resto! – hanno a disposizione apparati informativi istantanei e assolutamente a portata di mano. Facili da usare, “Basta un clic!”. Non mi è mai piaciuta la definizione “mercificazioni dei saperi”, tuttavia sussiste davvero un rischio di fordismo dell’educazione. Se il rapporto studente – informazione è just in time, sorge un rischio di spersonalizzazione dell’individuo, dello studente, del ragazzo. Ed è questo che non deve accadere. Se viene a mancare l’assimilazione fisica delle nozioni che ci servono – siano esse lessicali, grammaticali, logiche, aritmetiche, artistiche –, se smettiamo di digerire il sapere e lo consideriamo un agente esterno a noi (la biblioteca virtuale, l’apprendimento del copia&incolla…), il bagaglio culturale della persona può soccombere a favore delle tecnologie che le forniscono “il sapere”. Il travaglio del banco di scuola non deve cedere il passo ai data, semmai includerli sotto la lente critica dello scolaro. Altrimenti la global community rischia di inghiottire l’individuo (su questo problema rimando all’intervento di Carlo Galli al FestivalFilosofia).

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