11.2009 – Non mi giudicare se poi vesti calze celesti

Dalle pagine di questo giornale chiedo che tutti quelli che amano indossare calze colorate, andare dal barbiere, fumare parecchie sigarette, bere bevande frizzanti e parlare con gli amici a cena, debbano obbligatoriamente essere esposti a pubblico ludibrio.

Tutti.

Io faccio outing: ho avuto alcune paia di calze colorate, vado dal barbiere (e a volte mi spazientisco se devo aspettare più del dovuto), amo chiacchierare con gli amici a cena (oddio, a volte anche di politica). A mia parziale attenuante va il fatto che non sono un fumatore e che le bibite frizzanti non mi facciano impazzire.

Forse sono un po’ meno pericoloso del giudice Raimondo Mesiano, ma chiedo che le attenuanti mi siano levate in sede di giudizio popolare.

Sostanzialmente la differenza è una sola: lui ha emesso una sentenza che condanna il gruppo Fininvest (di cui tutti dovremmo sapere a chi fa riferimento) a risarcire al gruppo Cir (dell’altrettanto noto Ing. Carlo De Benedetti, etichettabile come l’anti-italiano per eccellenza, in quanto cittadino svizzero).

E non si parla di bruscolini: qui la somma in ballo è di 750 milioni di euro.

La storia dovrebbe essere ormai di dominio pubblico, ma in un paese dalla memoria radiocomandata, forse le ripetizioni non sono mai troppe: la causa Cir-Mondadori viene avviata per la richiesta del gruppo De Benedetti di un risarcimento a fronte di una sentenza comprata che risolse il contenzioso sulla Mondadori a favore del gruppo Fininvest, controllato dalla famiglia Berlusconi.

Il giudice Metta fu pagato per cambiare una sentenza che in primo grado aveva dato ragione a De Benedetti.

Facile ed efficace, non c’è che dire.

Peccato che nel nostro paese, fino ad oggi almeno, questa cosa è illegale. Domani, chi lo sa.

La causa civile intentata dalla Cir fu allora depositata presso il Tribunale di Milano e, dopo una prima sostituzione, è stata affidata al giudice Mesiano.

A sentenza emessa, la risposta dell’interessato non si fece attendere: “Sul quel giudice ne sentiremo delle belle!”.

Non è stato difficile smuovere un plotone di fedeli “giornalisti”, pronti a seguire il Mesiano dovunque e comunque e scoprire quindi le sue pericolose abitudini da giudice comunista e sovversivo.

Come ha scritto “Il fatto quotidiano”, si attendono al più presto invii di scatole con conigli sgozzati, lingue di vitello tagliate, auto esplose (vuote, s’intende) oppure minacce più o meno velate.

Il mittente rimarrà ignoto, le sue amicizie pure.

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