12.2009 – Incipit del racconto “Osé”

Scan 1 copia(numerootto)Si propose al suo ciglio un corpo femminile puro, fresco, quasi fragile.

Compatta tra due ali di fata sbirciava tra le venature di una foglia la sua presenza.

Così si accorse d’esser ristretto in dimensioni piccine.

Preso dal desiderio della conoscenza, strappò il velo di clorofilla che li separava.

Lei si spaventò e fuggì a nascondersi tra crespe erbe e poi su di un ramo.

Interminabili istanti di sconforto rammaricavano la quiete preesistente.Scansiona copia(numerootto)

Fischiettò allora una melodia stonata verso quel visino ancora visibile e splendente.

Lei pian piano si avvicinò con sbattiti coincisi, un lieve fluttuar di fata. Un desiderio.

Alla sua presenza con mano lenta colse i particolari della persona, trascinando il polso che finì ad impostare pressione in azzardo di mossa.

Così si strinsero a dovere, col pensiero chino ad assaggiar di forme.

Il suo odore silvestre, come oppio inquinava le narici ad assuefazioni ritmiche di contatto.

Così squisito fu il tendere delle sue labbra nel cogliere la giusta partecipanza, senza scalfire l’anima.

Rotanti, i corpi affini volteggiavano alla misma frequenza.

Con bacio congiunsero le intrepide membra nell’atto sensuale, aggraziato da quieti mancamenti intervallanti il senso.

Come disturbi di sintonizzazione producevano un corso motorio verso l’affinamento massimo e meta di orgasmo.

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E batte forte tintinnando la fatina come la campanella puntuale del mattino.

di Maria Càbianca

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