L’amore ai tempi dell’Aids. David Foster Wallace

Questa storia d’ amore la conoscete già. Un valoroso cavaliere intravede una bella fanciulla attraverso le lontane finestre di un castello alquanto sinistro e minaccioso. I loro occhi si incontrano – vagamente – attraverso l’ aria tremolante per la canicola. È un colpo di fulmine. Il buon Signor Cavaliere parte al galoppo sfrenato in direzione del castello, brandendo la sua lancia. Ce la farà a galoppare fino alla bella fanciulla e a portarsela via senza complicazioni? Non proprio. Prima di tutto dovrà affrontare con successo un drago, non è vero? C’ è sempre un drago particolarmente orribile di guardia al castello e se il cavaliere intende portarsi via la fanciulla deve assolutamente combattere e farlo a pezzi. E così, al pari di qualsiasi altro fidato cavaliere al servizio della passione, egli combatte con il drago, per il bene della bella fanciulla. “Bella fanciulla”, a proposito, significa “vergine di bell’ aspetto”: cerchiamo quindi di non fare tanto gli ingenui su ciò per cui il cavaliere si batte in realtà. Potete scommetterci quello che volete che una volta fatto a pezzi il drago il cavaliere si aspetterà qualcosa di più di un semplice per quanto ispirato «Oh mio eroe!» da parte della fanciulla. Infatti la storia racconta sempre che il buon Signor Cavaliere avventandosi contro il drago rischia la propria vita nonché la lancia non per “salvare” la vergine di bell’ aspetto, ma per “conquistarla”. E qualsiasi cavaliere, a qualsiasi epoca appartenga, può spiegarvi facilmente che cosa designa il termine “conquistare” in questo contesto. Alcuni dei miei cavallereschi amici ritengono che lo spettro dell’ Aids eterosessuale sia niente meno che un Armageddon sessuale, una fine violenta per la promiscuità carnale e occasionale degli ultimi trent’ anni. Alcuni, drastici ma più ottimisti, considerano l’ Hiv come una sorta di prova per l’ ardore sessuale della nostra generazione; costoro adesso esaltano la loro sregolata attività sessuale, avventata e del tutto occasionale, alla stregua di un’ imprudenza sanitaria che ribadisce l’ indomabilità dello spirito erotico. (…) Non posso tuttavia impedirmi di notare che alcuni dei cavalieri odierni ancora oggi sottovalutano sia i rischi sia i vantaggi dell’ Aids. Non si rendono conto che l’ Hiv potrebbe benissimo essere la salvezza della sessualità negli anni Novanta. Penso che non se ne accorgano perché tendono a interpretare in modo sbagliato l’ eterna storia di ciò che è davvero passione erotica. Può esistere un erotismo “malgrado gli ostacoli”? Torniamo per un momento a quel cavaliere e a quella bella fanciulla che si scambiavano sguardi lascivi. Ecco dunque arrivare al castello il cavaliere al galoppo, con una mastodontica lancia pronta all’ uso. Cerchiamo però di immaginare che questa volta non vi sia impedimento alcuno da superare: nessun drago da temere, affrontare, combattere, fare a pezzi. Immaginiamo anche che la carica del cavaliere verso la fanciulla sia Completamente Priva di Ostacoli: non c’ è drago; il castello non è sprangato; il ponte levatoio si alza addirittura automaticamente, come la porta di un garage di periferia. Ed ecco, all’ interno del castello, la fanciulla che indossa un completino intimo di Victoria’ s Secret fargli col ditino indice cenno di avvicinarsi… C’ è per caso qualcun altro qui oltre al sottoscritto che scorge sul volto del Signor Cavaliere una vaga ombra di delusione, un impercettibile cedimento, in preda alla delusione, della sua lancia? Questa versione della storia ha qualcosa in comune con il taglio erotico e appassionato dell’ altra? «La volontà umana di scopare»? Qualsiasi animale può scopare. Ma soltanto gli esseri umani possono sperimentare la passione sessuale, qualcosa di completamente differente dall’ impulso biologico ad accoppiarsi. La passione sessuale è sopravvissuta ai millenni come forza psicologica fondamentale per la vita umana, non “malgrado” gli impedimenti, ma proprio grazie a essi. Il buon vecchio semplice coito diventa carico di erotismo e significativo a livello interiore proprio nei momenti in cui impedimenti, conflitti, tabù ed eventuali conseguenze gli conferiscono un carattere a doppio taglio: il sesso che ha significato è quello nel quale si vince e si soccombe a uno stesso tempo; vi sono trascendenza e trasgressione; è quello esultante e straordinario ed estatico e malinconico. (…) Poi, però – e la cosa deve esser parsa accadere repentinamente e senza preavviso – i draghi sono tutti stramazzati a terra e sono scomparsi. Ciò si è verificato più o meno alla mia nascita, durante la “Rivoluzione” della sessualità degli anni Sessanta. I progressi fantascientifici e avveniristici dei profilattici e dei farmaci per curare le malattie veneree, il femminismo come forza politica, la Tv istituzionalizzata, l’ ascesa della cultura giovanile, della loro arte e della loro musica stimola-ghiandole, i Diritti Civili, la ribellione come moda, le droghe che inibivano l’ inibizione, la castrazione morale delle chiese e dei censori.

I bikini e le minigonne. L’ “Amore Libero”. Il portone del castello non è stato spalancato, ma fatto saltare dai suoi stessi cardini. Il sesso, alla fine, non ha più avuto costrizione alcuna: senza freni, un appetito come un altro, occasionale. (…). Se ho capito bene, gli occasionali cavalieri della mia fragile generazione potrebbero benissimo arrivare a considerare l’ Aids una benedizione, un dono forse elargito dalla natura per ripristinare qualche equilibrio cruciale, forse inconsciamente evocato dalla disperazione erotica collettiva della saturazione post anni Sessanta. Infatti il drago è ritornato, ed è ammantato da fiamme che non possono essere ignorate. Non ho intenzione di offendere. Nessuno affermerebbe che un’ epidemia letale è qualcosa di positivo. Nulla di ciò che è naturale è buono o cattivo. Ciò che è naturale è naturale e basta; l’ unica bontà, l’ unica cattiveria si trovano unicamente nelle scelte che gli esseri umani compiono al loro riguardo. Ma la nostra stessa storia dimostra che – a prescindere da quali ne siano le ragioni – un’ esistenza umana eroticamente ricca esige ostacoli e impedimenti per provare passione, e un prezzo da pagare per le scelte effettuate. Che centinaia di migliaia di persone stiamo morendo in modo orribile di Aids sembra un prezzo ingiusto e crudele da pagare per un nuovo impedimento erotico. Ma, ovviamente, non è più ingiusto rispetto alle milioni di morti per sifilide, o per aborti praticati da incompetenti, o per “delitti passionali”; né è più crudele rispetto a coloro la cui vita è stata sistematicamente distrutta ed è andata a pezzi per i “traviamenti”, le “fornicazioni”, i peccati, o per aver avuto figli “illegittimi”,o per essere rimasti invischiati da insensate prescrizioni religiose in matrimoni aridi d’ amore e grondanti maltrattamenti. Quanto meno, non è così ovvio per me. C’ è un nuovo drago con cui battersi. Combattere contro un drago, però, non significa procedere verso di lui tutti impettiti, disarmati e insultandone la madre. E analogamente la carica erotica del rischio correlato al sesso e all’ Hiv non significa che possiamo continuare ad abbandonarci a scopate occasionali nel nome del “coraggio” o del “desiderio” romantico. Anzi: il dono che l’ Aids ci fa è ricordarci ad altissima voce che non vi è assolutamente nulla di occasionale nel sesso. (…).Grazie al coraggioso riconoscimento da parte di alcune persone che l’ Aids è un fatto della vita, stiamo iniziando a renderci conto che un tipo di sesso molto intenso può essere praticato con modalità che abbiamo dimenticato o trascurato, per esempio toccandosi senza sfiorarsi i genitali, o parlando a telefono, o anche comunicando per posta; conversando con sfumature diverse; assumendo una data postura del corpo, imprimendo una certa pressione sulla mano che si tiene in mano. Il sessoè ovunque ci troviamo, in qualsiasi momento. Tutto ciò che dobbiamo fare è affrontare sul serio questo drago, senza cedere mai né al terrore isterico né a un infantile diniego della sua esistenza. In cambio, il drago potrà aiutarci ad apprendere nuovamente ciò che significa essere veramente passionali. Non si tratta di una cosa di poco conto o discrezionale. Il fuoco è letale, ma ne abbiamo bisogno. La chiave di tutto, dunque, sta nel capire come avvicinarsi al fuoco e che non basta rispettare soltanto gli altri.

Traduzione di Anna Bissanti © 1996, David Foster Wallace – DAVID FOSTER WALLACE

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