01.2010 – Il futuro è oggi, almeno a Modena

Non ci allontaneremo di molto, geograficamente parlando, ma il salto temporale sarà grande. Già perché parleremo della Modena del futuro, anzi di Modena Futura.

Siete pronti?

Modena Futura è una storia che comincia un po’ di tempo fa, ma di cui non se ne è mai parlato tanto; almeno fino al momento in cui la decisione è stata ufficialmente presa: Modena Futura è un progetto destinato alla realizzazione. Punto. La cosa è un po’ strana, soprattutto nel comune modenese che ha fatto della trasparenza e del dialogo i propri cavalli di battaglia. E’ ancora più strana se si pensa che questo progetto andrà direttamente ad influire sulla vivibilità della città, e quindi inciderà su tutti noi. Ma veniamo ai fatti. “Modena Futura. Riflessioni sulla città che cambia” è un ambizioso programma di rinnovamento della città, che si pone come obiettivo ultimo l’innalzamento della popolazione alla quota di 230.000 abitanti entro l’anno 2050. Questo attraverso un aumento graduale: dai 180.000 abitanti attuali, ci sarebbe un crescita lenta ma costante che porterebbe allo sfondamento della fatidica quota dei 200.000 nel 2020, per poi, man mano, avvicinarsi al traguardo finale. La crescita della popolazione sarebbe frutto del rientro dei cittadini modenesi che hanno avuto la necessità di fuoriuscire dalla città nel corso degli anni (in quanto il prezzo delle case o degli affitti avevano raggiunto livelli eccessivi) e del raddoppio della popolazione straniera (dall’attuale 10%). Concludiamo il festival delle cifre, prima di tentare un ragionamento sulla manovra. L’incremento della superficie urbanizzabile sarebbe del solo 3%, passando dal 22% del 2009 al 25% del 2050. Concorrerebbe a ciò, oltre al condivisibile recupero delle aree industriali in disuso (Villaggio Artigiano, Modena Est,…) e al potenziamento delle aree Peep esistenti, un’intensiva urbanizzazione della zona Sud della città: quella porzione di città compresa tra il centro storico e l’autostrada del Sole. E’ proprio questa zona che ha creato il maggior scalpore: la sezione modenese di Italia Nostra (un’associazione di promozione sociale ambientalista e di salvaguardia dei beni culturali, nata nel 1955 e riconosciuta nel 1958 con decreto presidenziale) ha condotto studi che avrebbero scoperto una compravendita di questi terreni un po’ particolare. La zona interessata è composta solamente da terreni agricoli non destinati alla edificazione, ma questi sono stati venduti a società private di costruzione a costi di mercato paragonabili a terreni regolarmente edificabili. E sembra che si parli di cessioni pari a circa un milione di metri quadrati (venduti a prezzi che variano dai 50 ai 100 euro al metro quadrato). Un business difficile da ostacolare, insomma. Ma Modena ha veramente bisogno di un progetto così “ambizioso”? E, soprattutto, può essere in grado di sostenere un tale incremento di popolazione senza portare peggioramenti alla vita dei suoi abitanti? Ricordiamoci che il nostro capoluogo di provincia è una città ad oggi vivibile, ma che ha una mobilità abbastanza congestionata e non eccelle di certo per i trasporti pubblici. Figuriamoci con 50.000 persone in più… Ma i progetti di crescita, sviluppo ed innovazione non si fermano di certo qui: incremento della zone Ztl (per il quale, checché se ne dica, io non sarei nemmeno troppo contrario), estensione del polo universitario (fino al raggiungimento della quota dei 13.000 iscritti, e anche per questa cosa non ci vedo nulla di dannoso), aumento dei parcheggi a pagamento (compreso il nuovissimo parcheggio “monstre” al parco Novi Sad, interrato, che andrà a sostituirsi all’attuale, gratis e quindi assai comodo). Il progetto Modena Futura è contenuto nel più ampio “Laboratorio della città”. Sette università italiane hanno elaborato altrettanti progetti per un cambiamento massiccio della città. Vediamolo velocemente. L’università di Bologna ha progettato la ristrutturazione ed il potenziamento della stazione ferroviaria, ad essa andrebbe accorpata quella degli autobus e verrebbero collegate al centro storico attraverso una rete di comunicazione sotterranea. La facoltà di Cesena ha studiato il recupero del Villaggio Artigiano, della zona della Madonnina e dell’area di S. Cataldo, mentre la Iuav di Venezia quello di Modena Est. L’ateneo di Firenze si è concentrato sullo sviluppo di via Emilia Ovest e quello di Parma su via Emilia Est. Il Politecnico di Torino ha sviluppato un progetto per la rivisitazione del sistema verde e dei parchi urbani, e l’università di Genova ha curato Modena Futura. E non dimentichiamoci delle piazze dell’architetto Botta: dopo le polemiche innescatesi subito dopo la loro presentazione, su di esse è sceso il silenzio. Ci sono senza dubbio idee buone, ma ce ne sono anche di poco chiare. Speriamo che il dialogo che dovrebbe contraddistinguere una buona amministrazione non cessi per lasciare spazio al silenzio della monetizzazione selvaggia. In caso contrario, prepariamoci ad assistere all’enorme cantiere che diventerà la nostra cara Modena. Punto di osservazione privilegiato sarà la torre da dodici piani che sorgerà nel nuovo complesso dell’area ex Amcm. L’appuntamento dovrebbe essere tra qualche anno.

Restiamo in contatto.

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