Battaglia al fotovoltaico

L’università di Modena e Reggio Emilia ospita, tra le sue file accademiche, un professore le cui tesi riguardo alla situazione energetica italiana sono particolarmente apprezzate dall’attuale governo nazionale.
Non per niente, il professore in questione è l’editorialista di punta della sezione scientifica del quotidiano Il Giornale.
Nel suo corso presso la facoltà di Biotecnologie di Modena, tra i testi di riferimento per superare l’esame da lui tenuto, è solito consigliare ai propri sudenti un libro intitolato L’illusione dell’energia dal sole, di cui egli stesso è autore (prefazione di Silvio Berlusconi).
L’opera, difficilmente classificabile come manuale scientifico, è incentrata sulla tesi della evidente inutilità ed inefficienza degli impianti eolici e fotovoltaici, rispetto ai ben più remunarativi (energeticamente parlando) impianti nucleari.
Le considerazioni intorno alla deontologia professionale di un educatore che si astiene totalmente dal tentativo di indurre i propri studenti a crearsi una personale opinione riguardo ad argomenti simili, ma che anzi cerca di plagiarli fornendo loro una visione assai parziale del problema, le lasceremo ai lettori.
E’ comunque interessante analizzare, a livello leggermente più tecnico, il testo in questione ed alcune tesi generalmente sostenute sulle colonne de Il Giornale, dal professore stesso.
Nei primi due capitoli de L’illusione…, ad esempio, vengono definite l’energia e la potenza, oltre che i primi due principi della termodinamica.
E’ curioso come a pag. 37, dopo aver spiegato la differenza fra le due grandezze fisiche, sia scritto che “Per soddisfare le nostre esigenze d’energia è essenziale poter disporre di adeguata potenza”. Un’ affermazione del genere suona quantomeno curiosa, in bocca ad un fisico, soprattutto alla luce della distinzione precedentemente fatta.
Questa idea della necessità di potenza adeguata opposta all’energia viene ripresa, tra l’altro, lungo tutto il volume.
A pagina 75, invece, il professore afferma che : “il consumo elettrico annuo del nostro Paese è di circa 350 miliardi di kWh, pari a 40 GW-anno”. Un’ equivalenza che lascia perplesso chi sia convinto che 350 miliardi di kWh/anno corrispondano se mai ad un fabbisogno di 40 GW medi (e non GW-anno). In altre parole, probabilmente il professore intende 40GW come potenza media della domanda.
Numerose altre inesattezze ed ambiguità di questo genere sono presenti nel testo (non abbiamo sufficiente spazio per elencarle tutte), ma la mancanza che agli “addetti ai lavori” salta all’occhio più di ogni altra cosa, è la totale assenza di riferimenti ad indici EROEI.
Qualsiasi fonte di energia, infatti, costa una certa quantità di energia investita da considerarsi come congelata nella fonte di energia stessa (per la costruzione ed il mantenimento degli impianti). Questa quantità è esattamente quella che l’EROEI cerca di valutare e che dovrebbe essere alla base di qualunque discussione che tratti di energetica.
Il professore evita volentieri riferimenti ad indici di tal tipo anche quando parla in modo più diffuso del nucleare.
I suoi articoli pubblicati da Il Giornale sono spesso panegirici celebrativi dell’efficienza dell’energia atomica e della sicurezza degli impianti nucleari di nuova generazione.
Sul suo articolo tratto da Il Giornale di sabato 19 dicembre, leggiamo ad esempio un’esortazione ad impegnare i 100 miliardi annui (offerti da Obama per gli investimenti dei paesi in via di sviluppo in tecnologie ad emissioni zero) totalmente in centrali nucleari, poichè solo in tal modo si potrebbe raggiungere un, seppure miserrimo, 6% di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2020.
Ammesso e non concesso che ciò sia vero, il professore non tiene conto che i tempi di costruzione di un numero di centrali nucleari adeguato per raggiungere gli obiettivi da lui indicati, vanno ben oltre i dieci anni.
I reattori nucleari EPR di terza generazione, di cui si decantano incessantemente i vantaggi, oltre ad avere sistemi di sicurezza e pilotaggio con problemi tali da aver spinto le autorità di controllo europee a varare inchieste sulla progettazione dei sistemi da parte di Edf (la principale azienda energetica francese), richiedono tempi di messa in fuzione pari a 7 – 8 anni, secondo le più rosee aspettative. (L’unica centrale nucleare con reattore EPR costruita in Europa si trova in Finlandia, ad Olkiluoto: i lavori sono iniziati nel 2005 e si prevede termineranno nel 2013).
Ma evidentemente, secondo il professore, tutta questa fretta nel ridurre le emissioni è fuori luogo, giacchè per tale data – il 2020 – sarà chiaro a tutti che il surriscaldamento globale è solo una fregnaccia creata ad arte da organizzazioni ambientaliste liberticide.

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