01.2010 – Bio-ArchitEtica

terra interrogativo

Scomodiamo per un attimo John Ruskin. Sì lui. Intellettuale e critico d’arte britannico che col suo pensare suggestionò di molto l’agire nel progettare e nel restaurare.

Aforisma 29: La terra l’abbiamo ricevuta in consegna, non è un nostro possesso.

In questa massima si esplicita un rispetto per il nostro pianeta che, credenti nell’unico dio o animisti, deve essere condiviso e perpetuato. Sia per noi sia per le generazioni che verranno.

La terra va vista come dono dunque, e dono sono le risorse che ci offre. Anch’esse non sono di nostro possesso. Sono di chi abita temporaneamente la terra. Non nascono dei privati. Non nascono dell’Occidente. Non del sistema capitalistico che in questi tempi mostra la sua incapacità. Sono da distribuire alla popolazione, in un pianeta che con un uso intelligente della tecnologia e della scienza può accontentare tutti.

Si deve fare economia quindi. Di quella vecchia, da rezdore. Si ha poco? Si risparmi. Si ricominci a costruire cose che durino nel tempo. Le vecchie cose di una volta; quelle che non fanno più. A regola d’arte.

Concepiamo e organizziamo viaggi turistici nello spazio ma le scarpe si rompono dopo un solo inverno.

Così nell’architettura; nel progettare, si deve gettare avanti. Pensare al domani. Realizzare oggi edifici che solo se strettamente necessario saranno un domani demoliti, e solo per convenienze del buon vivere collettivo.

Siamo di fronte all’usa e getta dell’architettura. Fare e disfare è tutto un lavorare, diceva la mia professoressa di matematica delle medie.

Uno spazio si fruisce nel tempo. E il tempo è clemente se lo spazio progettato entra in armonia con lo spazio esistente. Genera atmosfere. Per creare quest’armonia il sistema-edificio deve equilibrarsi con l’ambiente-contesto; e in un’ottica del dare e avere, non produrre scorie. Al massimo sottoprodotti riutilizzabili. È una termodinamica fatta anche di sensazioni.

terra rete

La classificazione energetica degli edifici è solo un buon punto di partenza. Non si deve credere sia sufficiente una parete verde qua e là, un pannello solare o del fotovoltaico sopra sporadici tetti ad arginare problemi energetici ed economici. Va rivisto un sistema. Creare reti autosufficienti e produrre fonti energetiche alternative al petrolio e al carbone; utilizzabili dal maggior numero di persone. Così i deserti africani potranno generare energia per Africa ed Europa. I monsoni per l’Asia. Il mare e l’energia pelagica per le Americhe. Per non parlare delle agroenergie e della geotermica.

Nel più piccolo ci si deve rendere conto che è necessario investire oggi per risparmiare e guadagnare un domani. Anche in salute. Per questo nel restaurare il vecchio e nel progettare il nuovo si devono impiegare le tecnologie migliori, soffermarsi sul dettaglio. Quello che è relativamente nuovo è necessariamente più costoso ma solo se entra nella consuetudine, vedrà calare il proprio prezzo, migliorando il vivere uno spazio.

Post scriptum: presi da tutto l’Amore di dicembre non si è dato     risalto agli inizi dei lavori per il ponte sullo stretto di Messina. Grande opera…inutile e non progettata: stanno diminuendo gli scambi   commerciali e turistici su gomma dalla Sicilia, i commercianti non sono incentivati all’utilizzo dei treni obsoleti che vi transiteranno e i   test statici progettuali non sono soddisfacenti per garantire la sua stabilità. Tutto ciò tralasciando l’impatto sull’ambiente degli oltre tre chilometri di campata e i finanziamenti non trasparenti.

Appunto: ecco un esempio sul cosa non fare per un domani.

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