[Editoriale] Polisemia di terra

Per poi tornare lì, all’ineludibile tattilità della terra, unico ente a noi mai estraneo. Terra madre (ok, già sentito), terra fertile e gravida, mitologia del gineceo globale: infatti qualcuno spiegava come l’Europa colonialista fosse stata per l’Africa vulvare, l’immenso pene stupratore. La terra e la carne, parallelismo ai margini della metempsicosi e non scevro di contaminazioni bibliche: Adamo venne creato da terra e sputo; la carne mediante i processi di decomposizione si fa terra. E dove se non nella terra abbiamo trovato una delle prime risorse per la corsa tecnologica? La silicon valley.

Ah, ci sediamo a sera, sfatti, sul grande dondolo che c’è dietro casa, sotto il pergolato di vite americana che ha piantato Carmine quand’era pischello, ficcando con le dita nella terra semi messi a seccare sui davanzali, semi poi marciti nella terra, resi marci dalla terra. Che bello starsene seduti ad aspettare, cosa? Seduti con la bocca semiaperta e stretto fra i denti un cubano che manco il Che: il sigaro è il manufatto più nobile, risultato di un’arte sacrale ereditaria; ma per toccare il cielo non basta la perizia dell’hand rolling caraibico, serve la qualità della pianta, cresciuta in buona terra. Che piacere fumarselo a gambe distese e libera flatulenza e Freddy ti passa un whisky torbato (terra).

La terra maiuscola è il nostro pianeta, costituito a beffa per il 70% da acqua. Ma è sulla poca materia secca restante che noi soprattutto viviamo, produciamo, costruiamo, facciamo la cacca. A proposito, nulla di più  magniloquentemente affine: terra e deiezioni. Si trovano e si mischiamo come il cacio sui maccheroni ed hanno sempre dimostrato feeling e stabilità di coppia. È così che Checco portava le sue cariole di sterco bovino e guano avicolo per il campo in collina del nonno. Lo raccoglieva personalmente a badilate, per poi spargerlo con cura in ogni parcella terricola. Così le molecole di terra e letame si baciavano e facevano l’amore.

La terra è  la partenza immaginifica di ogni credenza religiosa. Insegna la cosmogonia norrena che dall’unione fra Odino e Terra (Jörð) nacque il marvellianamente muscoloso Thor, biondissimo dio del tuono.

La terra determina, è la piattaforma del percorso evolutivo antropologico, il sostrato a basamento delle congetture pratiche e dei nostri rischi sperimentali, la terra è l’inizio del bene (pomodoro bio-dinamico non ogm senza conservanti né edulcoranti anticrittogamici erbicidi fungicidi elminticidi) e del male (oppio).

La conversazione dovrebbe sfiorare tutto, senza concentrarsi su niente. (Oscar Wilde)

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