01.2010 – Male d’ottimizzazione

di Giorgio Po

Quando mi chiesero di scrivere per quello che poi sarebbe diventato Mumble, circa un anno fa, usai un articolo de “il Giornale” come fonte ispiratrice per un primo editoriale che potesse riassumere quelle che erano le mie posizioni per le tematiche ambientali. L’articolo del 7 di Gennaio 2009, non a caso fatto uscire dopo la nevicata di Milano, bollava senza mezzi termini come catastrofisti i sostenitori del riscaldamento globale, e attribuiva a semplici effettori ambientali le anomalie climatiche osservate negli ultimi anni.

Non solo la nostra generazione è nata nell’era del Global Warming, dell’inquinamento, della deplezione della fascia d’ozono, e dell’abbattimento della biodiversità, ma siamo anche la generazione che sta osservando la completa incapacità dell’uomo moderno di fronteggiare i suddetti problemi.

Di più, non solo siamo costretti a guardare con delusione ai vari vertici falliti, di cui Copenaghen è solo l’ultimo, ma anche a farci manipolare le idee da chi ancora oggi sostiene che il cambiamento climatico, se esiste, non può in alcun modo essere causato dalle attività antropiche. Come se a Copenaghen quel manipolo di potenti personalità si sia riunito tanto perché non aveva nulla da fare.

Non mi resta da domandarmi come può il genere umano avere raggiunto un tale livello di egoismo, capace di bendare gli occhi agli stessi padri di quei figli, che un giorno non troppo lontano dovranno fare i conti con le conseguenze che le precedenti generazioni, direttamente o indirettamente, avranno causato.

Appare chiaro che il modo di affrontare questo problema non sia che un riflesso di come è strutturata la nostra società. Si cerca continuamente di massimizzare ed ottimizzare qualsiasi aspetto della nostra vita ma lo si fa in maniera cieca, senza la capacità di guardare veramente avanti.

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