02.2010 – Altro che falce e carrello

Berlin_Wall_Trabant_grafitti

Siamo durante le riprese del documentario “La Cosa” di Nanni Moretti.
Correva l’anno 1989.
La “Cosa” era anche il nome generico dato al partito che avrebbe dovuto sostituire il PCI in caso di successo della Svolta di Occhetto.
Moretti decise di documentare le assemblee che si tennero a centinaia in quell’anno, e, giunto alla sezione romana del Testaccio, si trovò a filmare questa testimonianza.
Il compagno Moriconi, ottimo personaggio dotato di baffetto spiovente e giacca con il collo di pelliccia, prese la parola dopo svariati interventi pro o contro la Svolta; con un marcatissimo accento romanesco, il Moriconi disse: << Ero venuto qui contento… Poi v’ho sentito e me so’ depresso… Perché so’ sempre gli stessi discorsi… e so’ quei discorsi che ve farete pe’n’altri quarant’anni… Perché nel 2023 ancora me ristarete a parlà di Craxi e della DC… perché così nun se smoverà gnnente!>>.
Aggiunge inoltre, e conclude: <<Il punto è creà l’alternativa: e l’alternativa o è socialdemocratica, o non è. Compagni, nun s’è svejiato Ochetto! Me state a dimostrà che ve state a sveglià voi, da n’sogno! Perché so’ almeno vent’anni che il Partito Comunista nun è più comunista!>>.
Nel dramma/sogno della fine del più grande partito comunista europeo, questi erano gli interventi che scuotevano le assemblee delle sezioni.
Come al solito, la base aveva già capito come stava tirando il vento, mentre i vertici si stavano “scannando” tra di loro.
Achille Occhetto, sostenitore della Svolta, (appoggiato con decisione dal rampante Walter Veltroni, forte di un ottimo consenso popolare) contro Massimo D’Alema (e da qui si capiscono molte cose anche riguardo alle lotte attuali), che sosteneva la necessità di non cambiare nome.
Sempre Nanni Moretti, simpatizzante sì ma mai iscritto al partito, durante le riprese di un altro importante fotogramma degli ultimi momenti di vita del PCI, il film Palombella Rossa, ebbe modo di notare: <<Peccato che morendo il PCI non seppe comunicare a sé stesso e agli altri che la sue esperienza aveva molto più a che fare con l’Emilia Romagna che con l’Unione Sovietica>>.
E’ stato questo rapporto ingombrante che ha condannato il partito sul nascere: fu uno dei padri nobili del partito, Palmiro Togliatti detto Il Migliore, a lanciare la linea dell’unità nella diversità, che portò l’opinione pubblica mondiale a considerare l’Italia un paese da tenere strettamente monitorato per evitargli la rovina rossa.
Nonostante le interferenze esterne, il PCI è riuscito man mano a ritagliarsi una credibilità interna sempre maggiore, fino al boom dell’anno 1976, nel quale, grazie soprattutto alla linea politica ed al carisma personale di Enrico Berlinguer (detto Il più amato), riuscì a conquistare il 34,4% dei consensi popolari.
Una larghissima diffusione tra i ceti produttivi, gli operai, ma anche in buona parte delle elités intellettuali, crearono quelle condizioni che portarono il compagno operaio Gianni Marchetto, appartenente alla sezione Mirafiori di Torino, a definire così i veri comunisti: essi non erano ribelli sottoproletari, ma erano operai istruiti “che avevano la libreria in casa”, con il senso dell’avventura e l’orgoglio di chi aveva imparato grazie alle lotte a non togliersi il cappello davanti al padrone.
Dando un’altra definizione dei comunisti, sempre il Marchetto disse: <<I comunisti, quando perdono l’idea della rivoluzione, perdono il senso dell’avventura. E i comunisti quando perdono il senso dell’avventura diventano gente noiosa,e, come abbiamo visto lì, anche gente pericolosa>>.
Il pericolo qui era inteso riferendosi alle reazioni manifestatesi nei confronti dei contestatori nei paesi a diretto controllo sovietico, ma Marchetto, così come il compagno Moriconi, ha prodotto un’analisi, a sua insaputa, estremamente attuale.
Perché tanti di quei contestatori della Svolta, la cosiddetta “generazione dei quarantenni”, ora siedono nel direttivo del maggiore partito della sinistra italiana.
Con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi.

Chiudo citando Pierpaolo Pasolini, che nel 1974 al Corriere della Sera, dava questa definizione del Partito Comunista Italiano:
<<Il PCI è un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico.
In questi anni tra il PCI, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell’Italia, si è aperto un baratro: per cui il PCI è divenuto appunto un “paese separato”, un’isola>>.

Chissà se le cose fossero potute andare diversamente…

Letture consigliate: “Qualcuno era comunista” di L. Telese
                                         “ Il paese mancato” di G. Crainz

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3 Comments

  • Ho solo un paio di dubbi.Premetto di interessarmi di politica sì,ma più a livelli teorici:faccio molta fatica ad andare a ripescare dal passato ma anche dal presente.La mia non è pigrizia intellettuale,tanto più invece una stanchezza nell’osservare la ciclicità degli stessi avvenimenti in persone,tempi ed organismi diversi.Credo che ormai infatti la storia dovrebbe averci insegnato alcune cosuccie..certamente gli ideali di sana e genuina autenticità stanno alla base di tutto,ma credo che dovrebbero essere quantomeno intinti in una buona dose di buon senso e realismo perchè sennò finiscono di diventare solo elementi tutt’altro che costruttivi.Insomma,bisogna far si che la realtà ci spinga a pensare concreatamente e volenti o nolenti questo è l’unico modo reale per rendere “sana”la propria politica,in senso largo.Io non ho letto nemmeno un libro sul PCI,ma so qualcosa della storia della politica in Italia..il tanto criticato Giolitti disse:”un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo deve cucire anche la gobba” per giustificare praticati clientelismo e trasformismo.Questo per dire che l’Italia,da ancor prima della sua unità,è sempre stata percorsa da illeciti e corruzione e io non credo nella pecora bianca nel gregge nero nel caso del PCI,anzi avrei molte cose da dire a riguardo.Mi pare di intraleggere in molti articoli una certa connotazione rossa e onestamente non credo molto in questo tipo di prese di posizione,al di là di ogni mia idea politica.Critichiamo Berlusconi(quel pedofilo corrotto e bla bla) ma non sappiamo nemmeno cosa stiamo dicendo in realtà.Senza ombra di dubbio lui non è esente dalla famosa “gobba” italiana,ma non lo sono nemmeno gli altri di qualunque altro partito.Forse dovremmo imparare ad essere più umili e non categorizzare tutto in questo modo,”L’ha fattto la destra ed è sbagliato”soffermandoci principalmente sulle malefatte più che sui meriti.Dati alla mano poi non capisco nemmeno perchè finisca sempre così.Lamentiamoci certo,è un nostro dirito,ma proponiamo anche,diamoci attivamente da fare se vogliamo cambiare le cose,e soprattutto comportiamoci da persone intelligenti;disilludiamoci e miriamo piuttosto a un benessere per vie concrete,ma soprattutto credo bisognerebbe imparare soprattutto in un articolo di giornale a dare la possibilità al lettore di potersi preparare da solo la sua torta intellettuale,cercando di fornirgli tutti gli ingredienti al posto di una torta apri e cuoci.Trovo comunque ottimo questo attivismo,di gente così ce ne vorrebbe di più.

  • Lettore,
    innanzitutto grazie per il commento, e grazie per l’apprezzamento all’attivismo.
    E’ un’ottimo segno per noi che scriviamo, ed è sintomo che le nostre parole non sono solamente fini a se stesse.
    Addentrandomi in un ragionamento che possa rispondere ai tuoi dubbi: è verissimo che certi articoli (i miei, ad esempio) sono schierati da una parte ben precisa, e che tendono a guardare soprattutto agli errori degli altri.
    Posso garantire che questa “unidirezionalità” è comunque motivata; io credo che, nonostante una lenta ma costante degradazione, la sinistra possa ancora vantare un credito rispetto alla moralità dell’attuale governo, e sia altrettanto necessario staccarsi dal motto “uno ladro, tutti ladri” di craxiana memoria e che ora sta tornando in auge (e chissà mai perché…).
    Mi stanno dando un ottimo motivo per farlo, in sostanza.
    Certo il malaffare in politica è una pratica antica, diffusa e trasversale e siamo ancora lontani dal poterlo sradicare, ma da qualche parte bisogna cominciare, e guardare ad elementi positivi del passato (ed ovviamente renderli attuali) può essere un punto di partenza.
    Perché come dici tu, dobbiamo cominciare a fare qualcosa.
    Tu proponi una via concreta al benessere: ed io ti chiedo, quale?
    Quali strade praticabili vedi per un cambiamento radicale della politica?
    Questo ti dimostra che anche “una torta apri e cuoci” può dare vita ad un dibattito organico, e dare vita ad una torta da cucinare assieme.

  • mi permetto di dire, carissimo lettore (tra l’altro infinite grazie per il commento) che MUMBLE: ha comunque ospitato in ben più di un numero articoli quantomeno critici nei confronti dell’operato degli attuali maggiori partiti di opposizione (unitamente classificabili come “centrosinistra”). nonchè articoli non esattamente a favore di scelte amministrative di alcune giunte provinciali/regionali “rosse”.

    senza dimenticare che siamo uno spazio pubblico e che chiunque ci scriva qualcosa di sensato, e ci chieda di essere pubblicato, sarà esaudito.

    (come i rappresentati leghisti o ciellini ospiti delle nostre colonne, tempo addietro).

    in fede,

    d.

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