02.2010 – Appunti di viaggio

APPUNTI DI VIAGGIO…. CUBA E LA SUA STORIA RACCONTATA DALLA SIG.RA GRACIELA

di Adam Ferlin, viaggiatore

Personalmente non si può pretendere una considerazione unilaterale delle cose, a partire da quelle più semplici, passando per la politica in generale, fino alla storia dell’attuale governo cubano.

Per me è sbagliato sia difenderlo per partito preso sia contestarlo a priori: il perché di questo punto di vista ruota attorno al buonsenso, che mi fa analizzare da vicino quello che accadde, fino ad oggi, per ottenere una considerazione individuale.

Ci sono infatti cose piene di buon intento, altre che hanno giustificato i mezzi fino a motivi irragionevoli sulla storia di Cuba.

E’ per questo che durante un viaggio all’Havana mi sono trovato d’accordo nella chiacchierata avuta con la signora Graciela, una signora di 75 anni che gestisce quello che per noi è l’equivalente di un bed and breakfast. Ci sono state vicende meravigliose ed altre indegne: “es stato bueno e malo a los mismo tiempo”, Non c’è una conclusione che da ragione ad una parte o all’altra in maniera definitiva… vi lascio al racconto di una persona meravigliosa che ha vissuto in una delle più belle isole caraibiche da prima della dittatura di Fulgencio Batista fino all’attuale governo di Fidel Castro.

A voi le vostre conclusioni.

Nota sulla signora Graciela in Habana Vieja

Cominciamo un dialogo sulla storia di Cuba.

Mi racconta dapprima del periodo di Batista, quando l’isola era un protettorato degli U.S.A, delle elezioni del 1952 grazie alle quali Batista prese il potere con un colpo di stato, appoggiato delle grandi compagnie dello zucchero e immediatamente legittimato dagli Stati Uniti, e “con la garanzia del suo arricchimento personale”, svendette il 90% delle miniere di nichel e delle “proprietà terriere”, l’80% dei servizi pubblici e la metà delle ferrovie a ditte americane.

Cuba divenne in seguito la capitale del gioco d’azzardo e della prostituzione, ospitando anche esponenti della mafia americana che si impadronirono di alberghi, case da gioco e della malavita in generale, sfruttando il turismo statunitense. Non dimentichiamo che la dittatura di Batista prevedeva la tortura sul popolo oppositore, e stava seminando odio all’interno degli abitanti originari di Cuba, i quali si vedevano depredati dei propri beni per scopi di lucro, perlopiù a causa del proprio presidente.

Poi finalmente vide la speranza di un solenne cambiamento quando il barcone Grandma, carico di 82 volontari addestrati militarmente da Fidel Castro, arrivò a Cuba con la promessa di usurpare il dittatore Batista per ripristinare i beni rubati alla gente. Man mano il popolo cominciò ad adorarlo, avendo cominciato già nelle ostili colline della Sierra maestra ad aiutare i contadini in difficoltà con aiuti umanitari e la promessa, poi mantenuta, della distribuzione dei terreni.

Mi racconta con vera gioia di quando finalmente le truppe della resistenza entrarono nella città dopo aver messo in fuga Fulgencio e tutto il suo esercito ormai in fase di diserzione.

Da lì il racconto diventa, come noi stessi possiamo riscontrare, altalenante: dai i primi anni di libertà fino all’embargo da parte dell’America. Il popolo cubano si trova sì a riconoscere oneri e promesse fatte dal Lìder Maximo, ma anche le restrizioni imposte al popolo.

Ogni cubano ha il diritto umano di vedere le cose come ogni altro cittadino del mondo, viaggiando, usando i telefoni cellulari (che da 3 anni, con il controllo del governo da parte del fratello Raoul Castro, sono utilizzabili seppur proibitivi per il costo delle tariffe), a internet (tutt’ora utilizzabile solo dai componenti del sistema sanitario e governativo, ma non dai cittadini), a tutto quello che può essere considerato il libero arbitrio.

La signora Graciela torna di buon umore quando mi parla del suo ricovero di qualche anno fa, dicendomi che questa nazione ha un sistema sanitario, come anche noi sappiamo, invidiabile alla maggior parte del resto del mondo e per il fatto che tutti qui sono molto sani, altruisti, istruiti (l’analfabetismo e’ pari al 2% e tempo fa tentarono di raggiungere il record storico di 0, nessuna nazione ad oggi lo ha così basso) e volonterosi verso il popolo, grazie all’istruzione che Fidel ha voluto elargire anche ai figli dei contadini che non potevano permettersi di studiare.

E’ vero che qui mancano i soldi, ma perlomeno si è sempre preservato un ottimo spirito di cooperazione reciproca, e aggiungiamo il fatto che Cuba, oltre ad avere una percentuale di lauree in dottorato invidiabile, è anche un paese dove la criminalità è stata ridotta pari allo zero. Tutto questo, mi confessa, per lei è un motivo di orgoglio e si meraviglia quando le racconto di quello che succede nel resto del mondo, ad esempio del Venezuela, con la sua criminalità talmente alta che non è possibile girare per strada tranquillamente poiché circa il 60% della gente ha precedenti penali, e perfino un conducente di auto non può abbassare il finestrino agli stop per via degli innumerevoli scippi.

Tornando a Cuba: questi abitanti assimilano costantemente notizie dai turisti ma non dai mezzi di informazione locali, poiché la televisione cura un telegiornale ancora propagandistico il quale lascia ben poco spazio al resto del mondo, fatto eccesso per i crolli economici americani o per i casi di emergenza sanitaria, come la recente pandemia causata dal virus AH1N1.

Continuando la chiacchierata, non può  mancare la domanda sul “CHE”, della quale, come ogni cittadino cubano, conserva un ricordo magnifico sulla figura del salvatore argentino che lascia Cuba dopo la vittoria ottenuta nel combattimento del capitalismo a favore del popolo, e mi dice che se oggi tornasse sulla sua paradisiaca isola adottiva ne sarebbe sicuramente sconfortato nel vedere i risultati.

Comincia così a parlarmi della parola che da noi sta sempre più diventando un tabù, oltre a non essere più un partito dal ’91: il comunismo.

Il potere al popolo, la democrazia e i beni amministrati in maniera equa.

Allora le faccio notare che di modelli di comunismo se ne sono presentati molti, da quello sovietico a quello italiano, a quello fantoccio e dittatoriale khmer di Pol Pot a quello cinese, fino a quello cubano ecc., e la signora mi lascia di stucco con una risposta che non mi fa smettere di ridere.

Mi dice in sintesi che, sì, ci sono stati tantissimi tipi di comunismo ma che, secondo lei, Gesù era l’unico esempio di idea comunista. Io non riesco a smettere di ridere, non riesco a figurarmi un’icona religiosa e un simbolo politico assieme, ma allo stesso tempo mi devo fermare per compiacermi della risposta.

Infatti chi più di Gesù non ha professato l’amore per il prossimo e l’uguaglianza fra i suoi fratelli?

Devo dire che l’idea di Gesù con la falce e il martello lascerebbe di stucco tutti nella nostra società, ma preferisco tenerlo per me.

Graciela è una persona così  serena e con un sorriso così contagioso che deve rimanere intonso, come la bellezza e la purezza dell’anima di questa gente che nel poco ha trovato il tutto e come l’innocenza di un bambino che gioca e non PUO’ rendersi conto di quello che gli succede intorno.

Un bacio dalla mia bellissima isola.

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