[Editoriale] É SOLO UN DISCORSO INTERROTTO

Erano i fazzoletti rossi quelli che facevano più paura. Anche per i partigiani non strettamente comunisti era consigliabile cingerseli attorno al collo, perché ai tedeschi ispiravano un vero e proprio terrore: era l’orso sovietico che scendeva dalle montagne per fare strage di nazifascisti. Sono sorte mille leggende rispetto alla durezza dei comunisti e la più famosa è quella realmente praticata dal serial killer mangiabambini Andreij Chikathilo. Ma cosa c’è alla base di queste dicerie? Essenzialmente la paura di un’idea, di un insieme di gente, che pretendeva di stravolgere le gerarchie sociali, col fine di mettere la giustizia al servizio dell’uguaglianza universale: l’idea più bella mai partorita dal genere umano. Ma nella storia i germi del libertarismo comunista sono sempre vissuti. Dalle rivolte dei gladiatori di Spartaco, alle comunità dei diggers (zappatori) che Gerrard Winstanley fondò nell’Inghilterra del 1640. Poi arrivò l’ideologia formalizzata da Marx ed Engels e l’ispirazione per il 1917 russo o per la prima vera rivoluzione del XX secolo, quella messicana guidata da Emiliano Zapata. Esperienze dalle prospettive molteplici ma che assumono in sé la stessa drammatica condizione conclusiva: dopo i fasti dello stravolgimento, le prime vittime del fallimento del comunismo sono stati i comunisti. Piccole rievocazioni storiche che nella nostra duemillesca velocità evolutiva si stanno perdendo o costituiscono solo le piattaforme per i nostri auspicati approdi teorici e poi pratici. Perché oggi è di genere diverso il comunismo che, qualora fosse attuato, porterebbe ad un cambiamento reale delle posizioni collettive. Oggi il comunismo ha assorbito varie formazioni prima sconosciute e le stesse forme di lotta vanno adeguate ad un presente in cui il fascismo da combattere è innanzitutto mentale e culturale, oltre che tragicamente concreto nello sfruttamento iper-capitalista di una forza lavoro ancora incosciente e demonizzata, nella quale spicca la muscolarità del proletariato extra-comunitario, unica sacca in cui forse potrà attecchire la coscienza di classe e la lotta. E poi lasciamo perdere l’onanismo delle formazioni partitiche della sinistra, solo una porzione del nulla storico che ci affligge. Torniamo alla sostanza, all’essenza, alla pratica del nostro comunismo quotidiano, della nostra maieutica comunista. Seminiamo in vista della raccolta. In questi anni di megastore e comunicazione invasiva, maturiamo una coscienza critica di opposizione al sistema, che ci permetta domani di armare le masse che verranno.

“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”. P. P. Pasolini

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