02.2010 – MERDA SU MURI DI MERDA.

Niente più guerre, solo assassini in cerca di vendetta

statisti terroristi di genocidi su scala globale.

Rivoltosi che preferiscono la morte alla vita,

dura, difficile, piena di fame e stenti,

persone mai esistite, bambini vecchi alla deriva,

che sognano di giorno la luce del Sole,

cianotici, lividi, ad ogni mossa un crampo,

usati come pezzi di ricambio, cavie di colossi

farmaceutici avidi e senza vergogna.

Eppure sterili froci fanno occupare la mente

sulla possibilità di sparire, implodere il genere

coadiuvandosi in società, porgendo gli avanzi

al pappone di turno che costruisce gabbie

nelle sabbie mobili.

Leghe di squallidi pederasta impunibili.

Magnifici intelletti volti all’odio e alla rovina,

oppure si prodigano invano per salvare l’anima

nel domandarsi annojati come esista il paradiso.

Oppiacei per liberare la mente dalla ragione del reale,

stimolanti per un arrivismo ingordo senza meta

e bombe di litio per lobotizzare la coscienza.

Ingenua ignoranza come declino di una responsabilità,

risa isteriche e a denti stretti davanti all’impotenza

della solitudine in una landa di mine vaganti,

tabù pronti ad esplodere sotto una generazione

per eliminare una visione critica degli eventi.

Mattanze animali per un pasto malsano

ed egoistico nei bisogni, bulimico ed incivile.

Fordismo sui servi della gleba affamati e logori,

stacanovisti e crumiri, idioti senza creanza

e stupratori di vergini del buon senso,

pronti a stragi contro voluttuosità

che hanno creato negando.

Legioni di demiurghi impazziti,

furori della natura loro, vile ed indefessa,

disumani, capziosi, millantatori di Dio.

Profumati salotti di crapule e falsi idoli

puttane e scemi senza gloria, pagliacci senza merito,

farlocchi leccapiedi e cicisbei di massoni

senza preoccupazioni, liberi maestri dell’ipocrisia

e mostri senza perversioni, le quali commutano

in diritti d’onore, solo sporadicamente muoiono

in genere permangono con metempsicosi nominali,

caste in ordine al fluire generazionale,

gerarchie statiche di bastardi agguerriti.

Solo qualche accolita di rancorosi

pretende di superare il fraintendimento

con ingiurie o puritani ammansenti.

Altri invece abbattono gli infingardi e accidiosi

mestieri dell’abbandono, collaborando,

appagati dal solo gesto solidale, nobile decoro,

felicità del benessere, economia

amministrativa votata al debito

ed incurante menefreghismo del futuro,

in attesa dell’apocalisse deformante

che venga e ripari passivamente

rimpastando col buono le parti sclere.

Solitari animi spocchiosi e maldestri saggi sfigati

si fanno voce dello spirito del tempo

sentenziando sproloqui da buffoni ammaestrati

ai limiti di un’arbitrarietà consenziente

con parole, codici, sigle e simboli

mai abbastanza fragorosi quanto un gesto, un fulmine,

ma altrettanto potenti a presa d’acchito.

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