02.2010 – Perché non sarò mai un comunista (o non farò mai in tempo ad esserlo).

Il comunismo. Escatologicamente l’unico fine possibile della globalizzazione, prima dell’anarchia, nel manifestarsi dell’evoluzione individuale di ordine e coscienza sociale già dall’inizio del Rinascimento.

Comunismo, effetto della globalizzazione perché impossibile localmente, in cui verrà ad affermarsi una nuova visione della res publica, che concordi con un’effettiva dignità universale di base delle genti.

In una società in cui anche l’operaio medio è oppressore rispetto a realtà ancora più misere. Turni lavorativi ridotti e per tutti!

Le strade: un nuovo ciclo di fabianesimo grasso e corrotto, lento e poco loquace, più per paura che nella sua vera forma progressiva.

Una meritocrazia inversa in cui illustrissimi presidenti, non più né mai stati responsabili delle proprie azioni ricevano il salario minore e l’onore reverenziale della posizione già avvantaggiata da benefici e regali premi.

Necessario un ministero per il riciclo e lo smaltimento in un’epoca in cui l’industria del surplus sta arrivando al capolinea, prima che la cancrena non diventi terminale.

Perché lo scarto è fondamento della proprietà privata.

di Palazzi M. – Càbianca G.

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(foto di Filippo Bortolini)

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