02.2010 – Responsabilità

[di Augusto Verri]

Un ideale non tramonta se abita la Spelonca descritta da Platone.

Ivi vive e vegeta, e ispira, e evolve, sì, evolve.

Poiché anche se identiche a se stesse le idee han da rimanere, ad altre idee danno origine, le partoriscono, le coccolano, le cullano, nell’umida e buia caverna materna.

E il comunismo è un’idea, come tante altre, non è un crimine, ne uno strumento di morte, ne una malsana malattia che intacca la società moderna, ne è il Paradiso di chi non crede.

E’ un’idea, che i liberali per esempio potrebbero rispettare anche se non condividere, un’idea che in Italia ha stimolato molte menti, che ha fatto concepire figli, che ha mosso masse.

Il comunismo è un’idea profonda, complessa, che nasce da una teoria economica, da un modello di sviluppo della società civile.

Tutto quello che è andato male in funzione di esso è azione invece, vita vissuta, limite associato al riportare nel mondo ciò che là, nella Spelonca invece, è perfetto, cupidigia sessuale di potere totale, inseguimento del primato a scapito del singolo.

Molte idee molto più semplici, ridotte e meno contagiose han dato luogo a fallimenti dal punto di vista pratico, la pratica è appunto fisica e la fisica è imperfetta, per definizione patibile di errore, patibile di sconfessione nel metodo scientifico.

Il comunismo ha dato origine a miti, a leggende, a storie, alla storia, a morti, tanti morti che nella storia han sempre avuto il ruolo di protagonisti, perché appunto nella storia sono tutti morti, belli e brutti, cattivi e buoni, comunisti e fascisti.

Inoltre la storia la scrivono i vincitori, sono gli unici superstiti

Il comunismo permea la nostra vita, che noi lo vogliamo o no siamo costituiti di esso così come siamo costituiti di acqua, di fascismo, di ateismo, di Dio, di rame o litio.

Che lo vogliamo o no è così.

Non è un cancro, e se lo fosse farebbe comunque parte di ciò che noi siamo, sia per quel che è dal punto di vista ideale che per quel che è stato dal punto di vista dell’impatto sociale, pertanto, che a noi piaccia o meno, che ci faccia schifo o che ci piaccia da morire, abbiamo da avere cura di Lui, perché è parte di noi, perché è necessario avere cura di noi stessi, di avere premura delle nostre parti costitutive, di conoscerle bene tutte, per il bene comune, ma soprattutto per il nostro bene personale.

Il bene generale nasce da un bene particolare che ognuno di noi ha il diritto di ricercare, e, se questo avviene nella Spelonca, ogni idea in quanto tale è buona, ma è della sua natura che noi dobbiamo considerare, del modo traumatico in cui portarla nel mondo reale, del modo più affine al bene di tutti, allora l’idea sarà buona davvero.

Viviamo in corpi lanciati nello spazio a una velocità che nemmeno immaginiamo, non è facile interagire con tutto il resto senza calpestare in modo più o meno profondo tutto ciò che ci sta intorno, ma abbiamo dei rilevatori molto raffinati e, in questo caso, siamo tenuti a utilizzarli al meglio.

Si chiama responsabilità, un dovere che ci rende uomini.

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