02.2010 – The screenPlay vintage Pop-Rock

The screenPlay vintage Pop-Rock

“L’unica cosa che dà un senso a questo folle mondo è il rock and roll. E io ero stato un pazzo a pensare di potermelo lasciare alle spalle”( Rhys Ifans –  I love Radio Rock – deleted scene ).
Parole sante, caro dj Gavin, parole sante.
E difatti il cinema ce lo strilla a gran voce che c’è un proprio bisogno di sonorità più aggressive e dannate per uscire da tutto questo subbuglio collettivo, sociale e politico.
C’è una gran nostalgia per la cultura Sixties e Seventies, per il flower-power, per la linguaccia dei Rolling Stones, per la British Invasion, per la chitarra elettrica di Jimi Hendrix, per l’amore libero, per le radio pirata ascoltate di nascosto e per la leggerezza con cui ci si metteva a ballare, anche se in modo goffo. Ma soprattutto, sembra che ci sia sempre più voglia  di ricordare quello stile beffardo, vitale e impegnato che caratterizzava la musica e le generazioni di quegli anni.
Si voleva gridare più forte e andare contro corrente. E la musica, beh…era un’ottima scusa.
Quindi ecco che nel giro di poco meno di un decennio, ci vengono proposte ottime pellicole che ci raccontano, in maniera romanzata e aneddotica, di come era e di come potrebbe ancora essere se solo imparassimo a “suonare” di nuovo.
Mi riferisco in particolare allo psichedelico e onirico Across the Universe che, con uno stile pop e da videoclip, ci racconta la storia di Jude sulle note dei Beatles.
Attraverso un sapiente gioco di incastri, tra canzoni e citazioni, ne esce un plot semplice, ma che può essere lo specchio della vita di molti giovani americani degli anni ’60 che protestavano contro la guerra del Vietnam e partecipavano ai movimenti pacifisti.
Un’altra pellicola che ci racconta il pop-rock retrò di quell’epoca, è sicuramente il recente e alquanto irriverente I love Radio Rock.
Una totale anarchia musicale per una un film politicamente scorretto e genialmente graffiante.
E’ la storia vera della radio privata e “pirata” Caroline ( qui ribattezzata Radio Rock ) che, a metà degli anni ’60, si aggirava sulle coste inglesi trasmettendo illegalmente musica rock 24 ore su 24. La nave è popolata da una ciurma di stravaganti e cinici dj, che si sfidano a colpi di hit parade e discorsi tanto sboccati quanto ironici. Dovranno però vedersela con l’austero ministro Dormandy che minaccia di farla chiudere attraverso macchinazioni politiche e modifiche giudiziarie.
L’ultimo film, che conclude questa triade rockettara, è il bizzarro e stravagante 24 Hour Party People.
Il film narra la storia dell’etichetta indipendente Factory Records di Manchester, fondata dallo svitato Tony Wilson alla fine degli anni ’70. Il tutto è raccontato sulla scia del nuovo movimento musicale Punk, Post Punk e New Wave dei Sex Pistols e dei Joy Division, fino alla dance anni ’80 e alla cultura Rave.
Lo humor è molto british e la realizzazione in stile documentaristico è certamente brillante e strampalata.

Ora forse mi direte che tutto questo è stato “tanto Rumore per nulla”??
Ma io la penso come Mick Jagger: “It’s only Rock’n’Roll ( but I like it )”.

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