03.2010 – D’io

Davanti all’impossibilità di un pensiero originale,

nella vicissitudine intrinseca delle membra

scordo le infiltrazioni cuturali

Per e nel fluire costante

di elementi rappresi

vuoti d’immagine

Brulli e mesti d’opinione

che a cultori di categoria

riecheggiano noti d’intenti

vituperando nell’orgoglio

La casta disposizione

al baluginare dell’anima

il suo trascorrere modale d’istinto

seguace spettro della ragione.

Mi hanno accusato di non citare le mie fonti

mi hanno tacciato d’ignobile ignoranza per non averle conosciute tutte

forse erano solo buoni consigli, o scambi d’opinione.

Vorrei scusarmi comunque

perché non mi riesce

nella deflagrazione a terra d’immagini

una metempsicosi nominale.

Allora lascio a chi s’intende d’anagnosis

quel greve compito di catalogo

che non mi preme, giacché come natura crea l’artefatto s’ingegna

ed alle scintille d’inerzia

in coro si sprecano come al sole la pia candela.

Lungi di superbia la voce

tal che d’impotenza altra al reale

S’impone vispo il boja del tempo.

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