03.2010 – Dopo Roma

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Ci sono ricascato.
Sabato 13 marzo sono tornato a Roma.
Non c’è niente da fare, questa città ha un fascino magnetico per me.
La partecipazione alla manifestazione “Sì alle regole, no ai trucchi” organizzata dal Partito Democratico, supportata da altre numerose forze di sinistra e condivisa anche dal Popolo Viola, ha però suscitato in me la voglia di azzardare un’analisi.
Questa volta parlerò del Popolo Viola.
Un movimento nato spontaneamente con il chiaro obiettivo di contrastare apertamente e senza sconti il berlusconismo ed i suoi interpreti.
Più che rispettabile, dunque.
La loro forza è stata il fatto di essersi riusciti ad imporre in breve tempo all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, e di avercela fatta a radicarsi sul territorio in modo serio e convincente.
Tutto questo è stato favorito dal fatto di aver trovato appoggio esterno (ma nemmeno troppo) in due corazzate dell’informazione libera come Annozero e Il Fatto Quotidiano, che non lesinano spazio ed elogi al movimento.
E’ però quando ci si è riusciti ad imporre e ad avere un seguito tra la gente, che a mio avviso diventa necessario fare il grande passo e decidere di dare una svolta concreta al movimento.
Il motto “defenestrazione è l’unica soluzione” può essere d’impatto per l’obiettivo di finire sulla prima pagina di qualche giornale o su alcuni siti internet, ma non credo sia politicamente percorribile, e dunque mi piacerebbe sapere da che parte stanno sul serio.
Solamente per il fatto che, a leggere le dichiarazioni rilasciate dopo la manifestazione di sabato (sulla linea del “siamo stati poco visibili oggi solamente perché era la giornata dei partiti”), non mi lasciano proprio tranquillo in un’ottica di possibile astensionismo dilagante causa disaffezione ai partiti votabili.
Non che voglia obbligare i delusi ad andare a votare per forza, ma dato che quella piccola croce che mettiamo ogni tanto sulla scheda è l’unico modo per incidere sulla vita politica, e che bene o male, la politica è quell’ingombrante mezzo destinato a decidere anche della nostra stessa vita, ritengo che sia necessario anche “turarsi il naso” ogni tanto (anche se ultimamente capita sempre più spesso) e andare.
Credo che i Viola non vogliano assolutamente favorire l’astensionismo, ma mi piacerebbe avere certezze. Posto soprattutto il fatto che, sin dall’inizio, il movimento ha sempre dichiarato di non voler dar vita ad un partito.
Anche perché altrimenti per loro (o per voi) si verrebbe a creare quella sensazione (a volte credo anche un po’ fastidiosa) di sentirsi sempre più tirare per la giacchetta: certo, può anche essere soddisfacente, in quanto ci si sente desiderati, ma alla lunga dovrebbe anche stancare.
Che il sentirsi fintamente desiderati lo lascerei fare solamente all’UDC ed ai suoi interpreti.
C’è bisogno delle vostre idee, ma il bisogno deve essere convogliato all’interno di movimenti istituzionali, altrimenti le buone idee rimangono tali.
E abbiamo un dannato bisogno di concretezza adesso, forse più che mai.

Breve nota sulla manifestazione: a parte la solita colossale discrepanza tra la partecipazione secondo gli organizzatori e secondo la questura (che ormai è diventata più una nota di colore che altro…), è stata una bella giornata.
Forse un po’ troppo in stile vecchia Unione, ma al momento è meglio paventare vicinanza che litigare l’un l’altro (per quello, nel caso, ci sarà tempo di farlo dopo le elezioni).
La cronaca della giornata comunque l’avrete già sicuramente letta sui giornali o su qualche sito, quindi posso tralasciarla.
Sperando che, come, ha detto un Nichi Vendola in splendida forma “il racconto berlusconiano” stia realmente finendo, è stato già importante esserci.
Il resto, lo scopriremo solo vivendo.

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