[Editoriale] Perdoni l’indiscreta domanda… ma lei è Dio?

Le strofe libere di endecasillabi e settenari che compongono il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia nascono dalla semplicità di una domanda che coinvolge l’anima ed il suo stretto rapporto con la natura, più o meno divina. Le litanie del pastore che guarda la luna seduto su un masso ci rammentano le improvvisazioni bebop degli anni Quaranta newyorkesi o i canti collettivi degli ebrei sotto Ramses. La tensione è comune: volgere uno sguardo d’esortazione al cielo in forma più o meno panteistica.

La ribellione è il riconoscimento dell’esistenza di un meglio e la volontà  di raggiungerlo, la compassione è il sentimento che unisce mondi disparati nell’identica dinamica di speranza. Sarebbe ingenuo credere che ognuna di queste manifestazioni non sia imbevuta di un senso religioso primigenio, ben scevro dall’inquinamento dogmatico delle confessioni formali. Possiamo accettare il senso religioso come base comune dell’umanità? La presenza, quindi, di un coniugabile atteggiamento mistico attecchito nelle varie fasce sociali? Probabilmente sì. Ma l’idea di Dio, frutto indubbio del terrore che l’homo prova per la morte e l’horror vacui del suo dopo, è stata nei millenni divelta ed adattata per le esigenze delle varie chiese e questo implica molto, troppo, rischia di stravolgere il discorso. Il risultato che oggi abbiamo di fronte è articolato, ma se decidiamo di lasciar perdere tutta la storia delle religioni, l’idea di Dio appare immutata nei secoli, sempre rispondente ad una precisa domanda dell’umanità.

E poi il gioco dell’apostrofo è suadente al punto giusto: dio e/o d’io. Perché  parlare di una superiorità cerulea, implica un’ancillarità  terragna immediatamente riconducibile alle nostre singole identità  d’individui pensanti. Nessun dubbio quindi che ogni formulazione d’esistenza divina sia stata influenzata dalla natura dell’uomo, dal clima meteorologico innanzitutto e dall’emergere di necessità primitive. Ma un altro io, quello più o meno maiuscolo e novecentista, ha certamente picconato l’idea di Dio e la sua istituzionalizzazione ecclesiastica, invece di plasmarla per i propri bisogni elementari.

E la domanda? Quella resta, non c’è dubbio. L’uomo non ha soddisfatto la chimera dell’aldilà e continua a domandare in giro chi è Dio. È questa la forza del sentimento religioso, come ben sanno i manovratori vaticani: l’eternità della domanda. Le ellittiche risposte potenziali non potranno mai rivestire la totalità dell’esigenza e l’uomo proseguirà imperterrito con il quesito.

Inferno cristiano: fuoco. Inferno pagano: fuoco. Inferno maomettano: fuoco. Inferno indù: fuoco. A credere alla religioni dio è un rosticciere.
[Victor Hugo]

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