04.2010 – Ad ogni sorso di Pinot…

Ad ogni sorso di Pinot…

Si potrebbe dire che la vite, come già ci suggerisce il suo stesso nome, racchiuda in sé il segreto della vita, poiché viene considerata l’unica pianta in grado di risorgere in primavera, dopo essere stata alla parvenza morta nei mesi invernali. Forse è proprio da qui che inizia il legame mistico, sempre al limite tra il tra sacro e profano, che da secoli caratterizza la bevanda che da lei ne deriva: il vino.
Già dai greci è stato considerato il nettare degli dei, fonte di oblio, ma al tempo stesso in grado di mettere in contatto con quella dimensione trascendente che può mostrare la verità in maniera quasi magico-profetica.
Nella cristianità acquista invece una valenza simbolica, ma nell’eccesso peccaminosa, tanto da essere considerata la causa di un’ebbrezza diabolica.
Il vino è quindi fonte di una miriade di rapporti dicotomici e ambivalenti, che ben si condensano nelle due frasi opposte: “in vino veritas” e “bevo per dimenticare”.
Tutte queste contraddizioni donano al vino un qualcosa di umano, che si esplica ancora meglio nell’avere i medesimi tempi di maturazione, scanditi da tre età principali: giovinezza, maturità e vecchiaia.
“Il vino è un essere vivente. […] Una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita ed è in costante evoluzione, acquista complessità finchè raggiunge l’apice…come il tuo Cheval Blanc del ’61”. Infatti per Miles e Jack, nell’ironico e riflessivo Sideways, il vino si muove secondo un percorso parallelo a quello individuale e di crescita, che i due personaggi compiono durante un pazzo viaggio di addio al celibato per le cantine della California.
E’ come se attraverso un processo di maturazione e di decantazione, che coincide con i sette giorni della vacanza, i due amici arrivassero a quel giusto equilibrio tra colore, sapore e profumo che caratterizza un ottimo calice e la saggezza che ne deriva.
I gusti personali e la passione per il vino, sono il riflesso del loro intendere la vita e le donne: Miles è intenso, unico e malinconico come un Pinot Nero, mentre la spontaneità, l’ingenua leggerezza e la freschezza di Jack ben si riassumono in un bicchiere di spumeggiante frizzantino.
La commedia scorre liscia e senza cedimenti di ritmo, tra sarcastiche battute di spirito e consapevolezze dolci-amare, che vanno di pari passo con il differente grado alcolico e la tannicità di intensi vini rossi.
Nel film Un’ottima annata, questo meraviglioso nettare si trasforma nel luogo dell’infanzia e di quella memoria, che è sede di una saggezza  fatta di rapporti semplici, di totale dedizione al lavoro e che attraverso il risultato del vino diventa un piacere irripetibile e quotidiano. Tutto ciò è in netta contrapposizione con il mondo della finanza, così individualista ed apatico, che il broker londinese Max Skinner conosce molto bene e al quale rinuncerà in fretta, una volta tornato in contatto con l’inebriante e genuina romanticità della Provenza e dei suoi vigneti.
In questa pellicola Ridley Scott abbandona la potenza delle sue atmosfere cupe e futuristiche tipiche di Blade runner e la forza drammatico-eroica del Gladiatore, avvicinandosi invece ad una dimensione più terrena e quotidiana, come se gli anni che passano e l’età che avanza gli suggerissero di allontanarsi da quel mondo fantastico, fatto di sogni nel tempo, per adagiarsi nei racconti della saggezza e delle esperienze di vita.
Il vino racchiude quindi in sé l’essenza della totalità, suggerita da una dimensione carica di sensazioni che evocano immagini passate e future, che ad ogni sorso ci inebriano della loro vivacità ed energia avvolgente.
“Questo bicchiere di vino chiaro, fresco, secco riassume in sé tutta la mia vita di campagna, si crede che io beva: io ricordo”( Gaston Bacherald).

More from diletta dalzovo

La poesia è una canzone dolce per Agunes

"Ti senti molto sola? Il cielo diventa sempre rosso al tramonto? Senti...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *