04.2010 – Alcool

di Augusto Verri

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, l’alcool è un farmaco.

Sì, proprio così, un farmaco.

Auto indotto però. Sì, auto indotto…

Vien quindi da chiedersi cosa non lo sia nel mondo in cui viviamo, quale alimento, indumento, movimento non lo sia.

Ma rimaniamo qui, sull’Alcool, termine fascinoso con queste due “o” che sembrano disporsi oblique nel sogno percentuale che ne indica il potere, anzi la presenza.

Presenza/potenza che aumenta in relazione a se stessa.

E’ da un bel po’ di tempo che noi si beve, un sacco tempo:

Birra alla menta all’ombra delle piramidi in costruzione, Assenzio nel secolo dei lumi, Dom Perignon nel XXI secolo per sentirsi un po’ star…

 

Beviamo per diletto, per noia, per festeggiare, per dimenticare, per gustare (sempre meno a dir la verità), per scioglierci la lingua credendo di poter cuccare, per dormire (anche se l’alcool peggiora la qualità del sonno), per avere l’ispirazione (anche se l’alcool non migliora la nostra capacità di essere creativi, anzi, la distrugge), beviamo per abitudine, ma soprattutto perché l’alcool fa parte della nostra cultura fino nel midollo.

Il vino è il sangue del Cristo e sarei davvero felice di poter partecipare un giorno a un banchetto vaticano per assaggiare quelle delizie che da un paio di millenni arrivano copiose nelle mense della Santa Sede.

Carità Cristiana…

L’alcool c’è e lo si consuma.

E’ un affare per lo stato che si becca il 20% di ogni nostra bevuta, questo per semplificare.

E’ un affare per un sacco di altre persone.

Forse anche per chi entra in un tunnel da cui non può uscire, perché infondo in fondo prendere la balla è una sorta di avvelenamento, di cura eccessiva auto imposta, è come cercare di farla finita a piccole dosi, piccole fin che non diventan grandi…

Sì insomma è un affare, un vero affare per la società moderna, è uno status, avete mai provato a ordinare tè caldo in un bar alle sei di pomeriggio?

Se avete sui trentanni o giù  di lì vi guardano come foste appena scesi da un’astronave.

A me piace il vino, mi piace il cognac, i cocktails, li so preparare, sono piuttosto qualificato, servire alcolici è il mio lavoro, giudicare chi lo fa anche, mi piacciono la Guinness, la Pilsner, la Weiss, bacardi-gimaicarum per dirla come Vinicio.

C’è una cosa che non amo: la routine, le cose come te le aspetti, la banalità…

E oggi a mio avviso bere è diventato banale, non vi è una riflessione di base, non vi è una rivoluzione, vi è poca ragione, poca sensibilità nel desiderare cose buone, poca cultura, pochissima cultura.

Quando di un drink si ricerca il solo effetto cade quasi tutto…

Eh sì perché tra l’altro ogni drink, ogni distillato, ogni alimento (il vino e la birra sono alimenti…), hanno un effetto diverso sul nostro corpo e sulla nostra mente.

Aperitivo viene dal verbo aperire non sballare, quindi o introduciamo la cena o stiamo tutti in piazza fino alle undici per saltarla la cena.

Diciamo che con sta moda degli aperitivi ci si ubriaca verso le otto e mezza e non più a mezzanotte come prima.

I nostri genitori saranno felici se ci sentono rincasare presto.

D’altra parte l’alcool è soggetto alle mode, poiché esso va oltre di esse.

E’ un po’ come una formula uno, un mezzo da guidare con  prudenza.

Ma come si fa ad essere prudenti quando si è alla guida di una Ferrari???

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2 Comments

  • Il vino è il sangue del Cristo e sarei davvero felice di poter partecipare un giorno a un banchetto vaticano per assaggiare quelle delizie che da un paio di millenni arrivano copiose nelle mense della Santa Sede.

    ….che colpo di tacco!

    Tutto estremamente sensato quello che hai scritto, come spesso ti capita ultimamente.

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