05.2010 – Le fiche di Van Norden – da Tropico del Cancro di Henry Miller

La sua anima le donne cercavano di possedere – questo volle che mi fosse chiaro. Me lo ha spiegato mille volte, ma ogni volta ci ritorna su daccapo, come un paranoico sulle proprie fissazioni. In un certo senso Van Norden è pazzo, ne son convinto. La sua unica paura è restare solo, e questa paura è cosi profonda e persistente che anche quando lui è sopra una donna, persino quando è saldato con lei, non riesce a sfuggire al carcere che si è creato.
<<Provo ogni cosa>> mi spiega. <<A volte addirittura mi metto a far conti, o comincio a pensare a un problema filosofico, ma non serve. E’ come se io fossi due persone, una delle quali stesse lì a sorvegliarmi. Mi incazzo con me medesimo al punto che mi ucciderei…e in un certo senso è questo che mi accade, ogni volta che ho l’orgasmo. Per un secondo, come dire? dimentico me medesimo. Non c’è più nemmeno un me stesso allora…non c’è nulla…nemmeno la fica. E’ come comunicarsi. Dico veramente, dico sul serio. Dopo, per qualche secondo, ho in me un bel fuoco spirituale…e forse potrebbe continuare così all’infinito – chi può dirlo? – se non fosse per il fatto che c’è una donna accanto a me, e poi l’enteroclisma e l’acqua che scorre…tutti quei piccoli particolari che ti rendono disperatamente consapevole, disperatamente solo. E in cambio di quest’attimo di libertà tu devi ascoltare tutte quelle stronzate sull’amore…a volte mi fa impazzire…Mi vien voglia di buttarle fuori immediatamente…di tanto in tanto lo faccio. Ma non basta a tenerle lontane. Perchè a loro anzi piace. Quanto meno gli dai retta, tanto più ti corrono dietro. Nelle donne c’è qualcosa di perverso, in fondo sono tutte masochiste>>.
<<Ma allora cosa vuoi da una donna?>> chiedo.
Comincia a muover le dita, gli cala il labbro di sotto. Ha un’aria assolutamente delusa. Quando alla fine riesce a tirar fuori una frase spezzata, lo fa con la convinzione che dietro le sue parole ci sia una schiacciante futilità. <<Vorrei potermi arrendere a una donna>> sbotta. <<Vorrei che mi portasse via da me medesimo. Ma per far questo dovrebbe essere migliore di me; deve avere un cervello e non soltanto una fica. Deve fermi credere che ho bisogno di lei, che non posso vivere senza di lei. Trovami una fica così, vuoi? Se tu ci riesci, io sono pronto a cederti il mio posto. Perchè allora non mi importerebbe di quel che succede; non avrei più bisogno di un posto, o di amici, o di libri, o di nulla. Se soltanto riuscisse a farmi credere che sulla terra c’è qualcosa più importante di me. Cristo, io odio me stesso! Ma anche di più odio queste fiche disgraziate, perchè non ce n’è una a modo!>>.

TRATTO DA TROPICO DEL CANCRO DI HENRY MILLER

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