05.2010 – Ma-Donna Architettura

Architettura è femminile. È femmina. È Donna. E sensuale, fin da quando l’uomo è uomo, ha cercato di sedurlo. Lo ha attirato dalla caverna alla città, crescendo con esso; porgendogli una mela, rossa e dolce, di conoscenza. E l’uomo ha addentato questa mela; cadendo in tentazione, peccando di superbia. Se agli albori l’umanità era un tutt’uno con la Terra, ora, da molto tempo ormai, quell’equilibrio si è spezzato. E, in sintesi, si può affermare: Donna, nata da Donna per estensione, violenta la Donna Madre per mano dell’umano. Si perché, ovvio, anche la Terra è Donna. Abuso e speculazione in Architettura sono la violenza. Il non capire che non si può crescere all’infinito in Architettura è la violenza. Si devono ripiegare, riscoprire, rimisurare e riaggiustare pezzi e testi di città già fatte, già scritte. Ritornare al sociale della città, allo spazio pubblico dove è palese che il vero lusso è il non costruito. Se pensato e progettato, il vero lusso è la piazza. La piazza accoglie, per forza è donna anche essa. Permettetemi un inciso – non a caso questo governo a L’Aquila si è dimenticato della piazza. L’ha lasciata sommersa da detriti. Ha fatto in modo che un centro commerciale, golem consumistico (a cui riconosco pregi se visto da altre ottiche ma in questo discorso non ne ha affatto), la sostituisca- fine dell’inciso. Quindi: Donna aiuta Donna, per mano dell’umano, a curare le ferite apportate alla Donna Madre. Riscoprire la piazza dunque. In Italia ne dovremmo essere capaci, fa parte della nostra cultura da secoli. Riadattiamola all’attuale. Ripensando al sociale, al collettivo dovrebbe essere semplice giungere a quella che ai miei occhi è una delle poche conclusioni possibili: acquisire un senso civile e storico, proiettato al futuro, che ci porti a scoprire un nuovo equilibrio con il nostro mondo, consapevoli cha quello primigenio non lo si può più avere, e che comunque riaverlo non sarebbe un bene per l’umano. Ogni cosa ha il suo posto e ogni posto la sua cosa, andiamo. C’e posto per tutti quelli che ci sono e per quelli che saranno, se lo vogliamo. Decrescita felice?

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