05.2010 – Madame e Messeri

C’erano una volta due regine nello stesso regno.

Una era conosciuta da tutti come la Beneamata, romantica e sognatrice, fragile e vulnerabile. L’altra, la Vecchia Signora, era vista dai più come la sorella imponente e potente, spietata e dominante.

Sul finire degli anni ’60 Gianni Brera ribattezzò i loro incontri-scontri come i Derby d’Italia, il duello infinito fra le due regine del pallone nostrano, prima che un Cavaliere venuto dalla Brianza sul tramontare degli anni ’80 introducesse un nuovo contendente alla corona.

Poi il 2006 ha capovolto tutto e ha riscritto la storia.

Alla Juventus vengono tolti due scudetti e viene retrocessa in serie B per la prima volta nella sua secolare tradizione dalla Giustizia Sportiva. Moggi e Giraudo radiati, i designatori arbitrali Bergamo e Pairetto pure, qualche illustre fischietto (De Sanctis e Paparesta su tutti) sospeso. Galeotto fu il telefonino.

Le intercettazioni telefoniche (o perlomeno quelle disponibili, poiché non si è potuto avere accesso alle schede estere acquistate e distribuite agli interessati dalla dirigenza bianconera) confermarono ciò che in fondo tutti sapevano. Il circolo del potere imperniato sulla figura di Big Luciano era perfino più largo e strutturato di quanto si potesse o volesse immaginare e la cosiddetta sudditanza psicologica nei confronti della Juventus risultò essere un po’ meno psicologica e un po’ più fisica…

Il Mondiale di Germania incombeva, il popolo del calcio, assetato di giustizia, dopo tante parole pretendeva i fatti e le sentenze fioccarono con cadenza anticipata rispetto alle indagini e ai processi. Di prove di corruzione (le valigette con gli schei per intenderci) ancora nessuna traccia dopo quasi 4 anni. Sia chiaro, l’illecito c’era, ma paradossalmente risultava molto più evidente in annate precedenti (do you remember Ronaldo – Iuliano?) a quelle oggetto di indagine, in cui la Juventus era indubbiamente la squadra più forte. La fretta, purtroppo, ha giocato brutti scherzi e ha condotto ad un repulisti sommario all’italiana (basti pensare che l’attuale designatore dei guardalinee era il vice-designatore arbitrale di quegli anni). Nel marasma generale, un peccato capitale spicca su tutto: lo scudetto 2006 assegnato a tavolino all’Inter, definito dall’allora trainer dei nerazzuri, Roberto Mancini, lo “scudetto degli onesti”. Onesti che erano appena stati condannati per frode sportiva per aver truccato dei passaporti (vedi caso Recoba). Premesso che uno scudetto è frutto di una maratona lunga un anno intero, fatta di quasi 40 partite, e quindi non è equiparabile ad una gara olimpica, in cui se il vincitore viene pizzicato con l’antidoping, l’oro si assegna a posteriori al secondo arrivato, il titolo 2006 era da revocare come il precedente. Punto e basta. Per rispetto nei confronti di quei giocatori che in campo hanno sempre corso e sudato (parlo di Del Piero, Buffon, Cannavaro, Camoranesi, Zambrotta, ecc.) e hanno permesso poi all’Italia di vincere il Mondiale. Quello sbaglio ha creato livore nei giocatori stessi e nei tifosi, già umiliati dalla retrocessione a causa delle malefatte della dirigenza bianconera, generando solo veleni, screzi e tensioni che hanno ulteriormente inasprito una rivalità vecchia di decenni.

Capitolo chiuso? Assolutamente no, dal processo di Napoli proprio in questi giorni stanno emergendo  nuovi risvolti che sembrano coinvolgere nelle nefandezze arbitrali di quegli anni proprio l’Inter, che, come ogni madama che si rispetti, non può non avere il suo messere: Josè Mourinho da Setubal. Giunto in Italia come il Messia del calcio europeo, dipinto come un autentico fenomeno, un mago di tattica, un guru della comunicazione, Josè non ha tradito le aspettative, stravolgendo il mondo del pallone italico.

Nuove tattiche? No, lo stile di gioco è una trasposizione in chiave moderna del pressing alto e delle ripartenze veloci di scuola Sacchiana fine anni ’80.

Modulo rivoluzionario? No, quello che sta fruttando grandi risultati in Europa è una rivisitazione del “4-2 e fantasia” proposto coraggiosamente dal debuttante Leonardo a Madrid, ispirato, per sua stessa ammissione, al Brasile del Mundial ‘82 targato Telè Santana.

La vera innovazione di Mourinho è…la rissa. L’arte dello sproloquio. Il tripudio dell’arroganza. L’estasi dell’insulto. Le sue vittime sono state numerosi colleghi allenatori (indimenticabile l’aggressione verbale a Ranieri, definito “troppo vecchio”) dirigenti , svariati arbitri, guardalinee, giornalisti e chi più ne ha più ne metta. Mi scusino coloro che ho scordato.

L’uomo dei miracoli, che ha collezionato zeru tituli in carriera come giocatore, da allenatore ha conquistato numerosi trofei con il Porto, tra i quali una Champions League(quello sì un vero miracolo), diversi trofei  in Inghilterra grazie alle svariate centinaia di milioni di Euro “investite” da Abramovich (ricordo gli oltre 100 milioni di € spesi per gli illustri Duff, Paulo Ferreira, Wright Philips, del Horno, Hilario, Thiago, Boularhouz, Kezman  ecc.) e 1 Campionato Italiano con l’Inter, la cui panchina sarebbe l’ossatura portante di qualsiasi altra squadra di Serie A, non si è fermato qui. Questo personaggio folkoristico, il cui compenso annuale (11 dico 11 milioni di € netti a stagione) sfonda la soglia dell’immoralità, ha affermato: “Quanto successo in Italia con Calciopoli mi ha fatto vergognare di sfamare la mia famiglia con il calcio”. Speriamo per la famiglia Mourinho che il nuovo filone giudiziario non trovi qualche scheletro nerazzurro nell’armadio di Calciopoli. Tornatene a casa Josè e facci il favore di cambiare mestiere. Scambiare l’intelligenza e l’arguzia con il diritto all’arroganza e alla prepotenza è un grave errore. Di danni ne hai fatti abbastanza. La squadra campione d’Italia gioca una semifinale di Champions League schierando 11 calciatori stranieri su 11, così come stranieri sono i primi 2 panchinari subentrati.

Due dei talenti più puri prodotti dai vivai italiani negli ultimi anni, mi riferisco a Santon e soprattutto a Balotelli (meritano un plauso il settore giovanile nerazzuro e il suo responsabile Beppe Baresi), dopo aver avuto degli screzi con Mou, sono stati isolati, ostracizzati e bistrattati dall’ambiente nerazzurro in toto, dallo spogliatoio al mister, dalla dirigenza ai tifosi. Poi ci lamentiamo se la Nazionale le busca a destra e a manca.

Messer Josè da Setubal, aria in vena per il nostro pallone.

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