05.2010 MUSICA NELLE VALLI 2010

MUSICA NELLE VALLI 2010

Festival internazionale indipendente di musica

Musica nelle Valli
Giorgio Borgatti di RADIOACTIVITY & Tiziano Sgarbi, Bob Corn, di Fooltribe concerti e dischi che si occupa del Festival.

Tiziano Sgarbi, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Bob Corn, è l’organizzatore/fondatore del Festival. Bob Corn, nome che Tiziano usa durante i suoi live in giro per il mondo, è anche fondatore di un’etichetta underground chiamata Fooltribe. Etichetta nostrana che ha lanciato gruppi con nomi, ora rinomati, della scena underground italiana, e non solo. Sono le ore 10.00, l’appuntamento è a San Martino, più precisamente al Minor Place (la casa di Tizio) per parlare di questa manifestazione musicale indipendente con il suo organizzatore/fondatore. È una bella giornata di maggio, molto estiva. Decidiamo, di comune accordo, di rimanere in giardino per rendere l’intervista meno formale e magari svelare qualche aneddoto interessante e curioso.

Tiziano Sgarbi, in arte Bob Corn, ha visitato in tour quasi tutta l'Europa e 12 stati degli USA.

Tizio che cos’è Musica nelle Valli, ma anche cosa significa per te questo Festival?

Musica nelle valli è una manifestazione indipendente, che nel passato ha voluto, nel suo piccolo, creare l’ambiente di un festival hand-made che potesse coinvolgere la gente cui piace la musica live, e penso che un minimo ci sia riuscita. Per me, è frutto di diversi sforzi sia economici che fisici, ma è sicuramente una fonte di enormi soddisfazioni. Quando vedi che la gente partecipa entusiasta e si lega tutt’uno con i gruppi che vi partecipano, è fantastico per me e per tutti i presenti. Infatti, le band tendono a dare performance indimenticabili e uniche nel loro genere, sentendo la carica data dal pubblico attorno. Per me personalmente è un qualcosa che organizzo per me, una pausa, se così si può chiamare, che mi concedo tra i diversi tour e che dedico alla mia “casa” e alla mia “gente”.

Ho visto che diversi dei gruppi che parteciperanno quest’anno, e che hanno partecipato gli scorsi anni, sono stranieri, perché? E come avviene il loro ingaggio? Sono persone che conosci?

Il festival come sotto titolo presenta la parola “internazionale”, la musica spezza qualsiasi confine e per questo va ascoltata nella sua integrità. Abbiamo chiamato band dall’estero che hanno, durante le scorse edizioni, attirato tante persone al festival, è vero, ma alcune di esse forse adesso non esistono più, altre invece continuano, e alcune hanno in un certo senso sfondato, e questo rende ancora più prezioso questo evento ora e nelle sue passate edizioni. I tour che io faccio oltre a procurarmi poco di quello che mi serve per vivere, mi arricchiscono di mille nuove amicizie e mi aiutano a consolidare le vecchie, così si crea una specie di network di conoscenze che uso per pensare alla scaletta del prossimo festival. Fondamentalmente, comunque, è tutta gente con cui ho diviso palco, furgone, che hanno organizzato concerti per me sia in Italia che all’estero, altri, invece, non li conosco, ma appartengono ai diversi gruppi di amici sparsi per il mondo.

Ho casualmente visto alcuni manifesti delle edizioni precedenti, e ho drizzato le orecchie pensando “mamma mia che concerti, che scaletta e che gruppi”. Come mai adesso non chiamare gruppi di tale calibro per dare un “colpo di lustro” poi al festival ed attirare così tante persone?

Vedi il festival è nato come qualcosa di locale, e quindi il primo hanno ci furono solo band locali, ne cito due tanto per darti un’idea Crudelia e No sex. La cosa ha preso poi piede, pensadolo più in grande, perché ci stavamo divertendo ed eravamo proprio soddisfatti di quello che eravamo riusciti a fare. Questa soddisfazione ha portato a sbattersi per riuscire ad avere al Festival band “importanti”, o meglio, che a nostra e loro insaputa lo stavano diventando. È passato un po’ di tempo, adesso le cose sono cambiate, ad un certo punto avevo anche smesso di organizzarlo perché più non rispettava l’idea di partenza e non mi divertivo più, diciamo che dovevo perderlo per poi ritrovarlo. Ad oggi, con qualche concerto organizzato, in cucina e in giardino da me, il criterio della scaletta è cambiato, o meglio, credosi sia evoluto trovando un equilibrio. Il motivo per cui non faccio come dici, pur forse avendone la possibilità, è perché voglio dare spazio e vetrina a quei gruppi, che pur non essendo molto blasonati, hanno per me un valore musicale non meno importante dei gruppi delle precedenti edizioni. Le scelte sono fatte con cura, anche se a volte sono estreme, secondo me riescono ad accontentare un po’ tutti. Non sono interessato al grande pubblico, sto bene così. Ho paura di dovermi togliere un’altra cosa che mi piace fare perché ho perso di vista l’idea iniziale e lo spirito con cui faccio questo Festival, idea e spirito che devono essere sempre ben chiari e nella mia testa e in quella di chi partecipa.

Alcuni dei gruppi in scaletta delle diverse edizioni li conosco bene, i motivi sono molteplici: perché abbiamo diviso il palco, perché sono andato a un loro concerto, perché ho i cd a casa. Quello che voglio sapere hai per caso qualche aneddoto interessante su qualcuno di loro?

Uh! Ce ne sono diversi, raccontarli, e forse anche solo ricordarli, tutti è veramente difficile. Ogni tanto se ne parla e vedere gli occhi, ancora dopo anni, luccicare, per me significa che qualcosa di buono e magico è stato realmente fatto qui a Musica nelle Valli. Ci sono però gruppi che forse hanno dato un apporto speciale alla cosa, per esempio i One Dimensional Man per citarne uno (in realtà sono molti di più), che con la loro filosofia rappresentavano bene l’idea del Festival di allora come oggi. Te ne racconto una sui One Dimensional Man (ora Teatro degli Orrori: lo dico per facilitare la comprensione di chi non sa chi erano i ODM), ad una delle prime edizioni loro parteciparono come gruppo in scaletta. Purtroppo il tempo non era dalla nostra e ci fu veramente una mega piovuta, roba da un dito di acqua in cucina […] loro volevano suonare lo stesso, ma se lo avessero fatto in quelle condizioni di palco io, di certo, sarei in prigione e nel Teatro forse mancherebbe qualche componente. Comunque visto il loro entusiasmo andai alla ricerca di un posto al coperto e asciutto per farli suonare. Lo trovai, e poco dopo suonarono in uno spogliatoio delle scuole dove all’epoca facevamo il Festival. Fu un concerto da tappi nelle orecchie ma veramente incredibile e indimenticabile. Il concerto finì con della birra su una presa che mandò via la corrente, la fine più giusta per un concerto di quel tipo. [ride]

L’intervista finisce e Tizio mi prende su con sé, al piano di sopra della sua casa, per farmi vedere una cosa. Sono tre stanze piene di letti che serviranno a dare riposo ad alcuni dei componenti dei diversi gruppi, lo dice con un sorriso in faccia e un occhio stretto e luccicante, soddisfatto di quel suo lavoro. Mentre lo fisso sotto quella fitta barba, sembra un bambino entusista e in trepida attesa di qualcosa di importante, io con lui aspetto. L’intervista passerà anche completamente sulla neonata web radio RADIOACTIVITY.

Barchessoni, luogo dove da due anni si svolge il Festival Musica nelle Valli.

È Venerdì sera. La strada che porta ai Barchessoni è una strada stretta, polverosa e molto buia, eppure a giudicare dalla gente che partecipa anche quest’anno, non sembrerebbe essere un grosso problema. Il Barchessoni si trasforma per 3 giorni in una piccola Woodstock dove si sente, forse, più parlare inglese e dialetto piuttosto che l’italiano. I gruppi si alterneranno, come nei migliori festival, attraverso l’uso di un doppio palco, riducendo così il tempo per il cambio palco ad una sigaretta, e sfruttando a pieno la struttura circolare del Barchessoni. Il silenzio nelle valli non aspetta che di essere rotto.

MUSICA NELLE VALLI 2010, I CONCERTI.

* stand up stage;
** sit down stage;
(?) band’s choice.

Venerdi 28 Maggio

ore 20.00 MUSICA DA CUCINA**; ore
20.45 BRAAZ*; ore
21.30 MAJIRELLE**; ore 22.15 REDWORMSFARM*; ore
23.00 RONIN **; ore
24.00 BE MALEDETTO NOW! (?)

Musica da Cucina
Braaz
Ronin
Red Worms Farm
Red Worms Farm
Be Maledetto Now!

La scaletta è di tutto rispetto, un ottimo inizio per un ottimo Festival, Musica da Cucina, o meglio Fabio ex Milaus, propone un folk con chitarra, voce e oggetti probabilmente presenti in qualsiasi cucina, il risultato? Incredibilmente originale. Seguono i Braaz, gruppo austriaco di stampo John Zorniano, un jazz acido, ricco di sorprese e di improvvisazioni, dinamiche derivate da un’interpretazione e performance uniche, le parole servirebbero solo a creare più confusione. La scaletta a questo punto subisce qualche modifica, e i Ronin suonano prima dei Red Worms Farm. I Ronin sono uno dei tanti progetti di Bruno Dorella (OVO, Bachi da Pietra) che in questo progetto si reinventa chitarrista ed insieme ad altri tre elementi chitarra, basso, batteria propone una sorta di Spaghetti Western alla Morricone, in elettrico, con qualche punta di indie post-rock classico, che si adatta benissimo agli arrangiamenti e agli incastri che propone il gruppo, un live perfetto per un saloon del Barchessoni. I Red Worms Farm sono una vecchia conoscenza di Tizio che sotto Fooltribe records ha prodotto qualche loro disco. I Red Worms Farm sono in tre due chitarre e una batteria, il basso signori dimenticatelo perchè qua non serve ad un cazzo, e non ne sentirete la mancanza. Sono veramente emozionatissimi e lo si vede, addirittura Marco (chitarrista, voce) che di solito si lancia, tra un pezzo e l’altro, in sciogli lingua di almeno 50 parole tutte diverse è ammutolito, e dire che è gente che ha un numero di concerti che conta ben 3 cifre forse anche 4, allora perchè? Il live comunque è granitico, una bomba, le teste iniziano a sballonzolare dopo le prime due note e finiscono a fine concerto con un mega applauso e un “SONA!”. Chiudono la serata i Be Maledetto Now! il gruppo propone un incastro di sinth, qualche chitarra, il risultato? È una pasta enormemente psichedelica, addirittura sono arrivato a pensare che il tetto avrebbe da li a poco iniziato a girare, si sarebbe svitato dal Barchessoni e sarebbe volato via, un elettronica avvolgente, spaziale!

Alla fine dei concerti raggiungo i gruppi al gazebo per fare qualche intervista e capire qualcosa di più di questo festival, non solo per chi gestisce e organizza il festival, ma per chi partecipa come performer. La mia prima vittima è Marco dei RedWormsFarm.

Perchè Musica nelle Valli? Che cos’è per voi Musica nelle Valli?

Mh, Musica nelle Valli per me è Tiziano. Ci lega una profonda amicizia e abbiamo anche registrato un disco con la sua etichetta (Fooltribe), l’affetto che ci lega a questa persona è veramente qualcosa di molto importante. Abbiamo partecipato sia attivamente che passivamente alle scorse edizioni del festival, per noi è un Festival unico nel suo genere. Fondamentalmente conoscendo il criterio di Tizio nella preparazione della scaletta, siamo qua perchè aveva voglia di chiamarci e noi non potevamo assolutamente rifiutare.

Io vi conosco bene, ho a casa tutti i vostri dischi e diverse volte vi ho visto dal vivo. Siete abituati ad avere un pubblico abbastanza folto all’incirca quello che era presente stasera, allora perchè eravate così emozionati? Di solito tu Marco ti lanci in quegli scioglio lingua che strappano sorrisi al pubblico che colgono si e no 10 delle 50 parole che spari, come mai oggi eri così silenzioso e “lento”?

Si è vero per noi suonare non è una novità esistiamo da diverso tempo e possiamo dire di avere suonato nelle situaizoni più disparate, però come ti ho detto prima il rapporto che ci lega al Festival, a questo Festival è un rapporto tutto speciale. Ero molto emozionato e non riuscivo proprio a parlare ero veramente bloccato, questo mi capita solo qua e devo dire che credo perchè sono legato sentimentalmente alla persona e al “posto” inteso come Festival non ci trovo altre spiegazioni plausibili. Era da del tempo che non mi succedeva.

In scaletta ci sono anche molti gruppi esteri, ne conoscete qualcuno? qual’è il vostro rapporto con l’estero?

Si in scaletta ci sono diversi gruppi stranieri molti dei quali non conosco, ma meglio così, come hobby ho quello di raccogliere e scaricare musica dal mondo quella che mi colpisce anche di generi completamente diversi dal nostro. Mi piace fare dei dj set insieme ad amici e mettere su queste cose che ho e abbiamo raccolto per farle sentire anche agli altri. Credo che sia una cosa enormente positiva la varietà all’interno del Festival, che secondo me riesce ad accontentare un pubblico molto vario, ma comunque legato alla stessa attitudine. Noi all’estero abbiamo girato, ci siamo sempre trovati molto bene, perchè diciamo che fondamentalmente la nostra ottica del fare musica calza a pennello con la dimensione estera, molto meritocratica e con un trattamento di tutti alla pari, un po’ diversa da una certa ottica italiana. Io e gli altri componenti lavoriamo per vivere, la musica è per noi “la nostra cosa”, il nostro spazio su cui nessuno ci deve rompere i c******i, e i tour all’estero spesso sono le nostre uniche ferie o vacanze con morose[…]

Voi avete una formazione particolare, due chitarre batteria e fate del rock. E il basso? Poi ho notato che avete due ampli a testa, perchè?

Si è una cosa insolita per un gruppo che fa cose, magari, simili alle nostre non avere un basso, ma non ne abbiamo bisogno. I due ampli sono pensati, uno per lavorare su frequenza alte e medio alte, mentre l’altro per lavorare dalle medio basse alle basse, in modo da ottenere un suono pieno e senza gap di frequenze e non avere più bisogno di un basso. Tutto questo però a un piccolo difetto ovvero che con due ampli l’impatto sonoro a livello di volume è spesso poco tollerato sia dalla gente che dai gestori dei diversi locali in cui suoniamo, e altro problema è che il suono che vogliamo è spesso dato, però, dalle valvole sature e quindi dai volumi a palla. Io e Pier stiamo lavorando su questa cosa, e sembra che abbiamo trovato una soluzione, molto dispendiosa, ma non ti voglio svelare ancora nulla è una sorpresa!

Pier raggiunge Marco, e colgo così l’occasione per parlare un poco anche con lui, che mi ripete esattamente le stesse cose di Marco, insinuando in me il sospetto che si siano preparati, ma viste le condizioni psicofiche lo trovo assai improbabile. Questo a significare proprio il legame sincero al festival, e non alle solite risposte di rito che si danno in occasioni come queste. Mentre parliamo, Pier viene accerchiato da alcuni amici, sono di Genova e mentre si salutano ricordano un aneddoto legato ad un maglione di lana perso dopo lo show e ad una serie interminabile di birre con wiskey, ma la mia attenzione non si concentra su questo, quanto all’atmosfera di tranquillità e famigliare amicizia che si respira stando qui intorno, e ne sono assuefatto. Incontro Bruno (Ronin), decido così di fare qualche domanda anche a lui.

Bruno qual’è il tuo rapporto con questo Festival e cosa significa per te?

Musica nelle Valli significa molto per me, perchè significa molto Tiziano. Ho suonato anche nelle scorse edizioni del festival con altri miei progetti ed è sempre stato stupendo. Vedi Tiziano insieme ad altri qui in Italia, come il Tagomago (www.tagofest.org) a Massa o il No Fest a Torino, sono state persone per me importanti perchè hanno creduto in me e mi hanno aiutato ad intraprendere la cariera del musicista che sto tutt’ora cercando di seguire facendo all’anno più di 130 concerti, perchè la vita da musicista e tutt’altro che facile. Vedi tutto questo ruota attorno a Tizio e al suo enorme carisma, se tu e un altro sconosciuto tentate di organizzare un festival con lo stesso impegno e gli stessi fondi la cosa non riuscirebbe, ma non perchè tu sia un cattivo ragazzo, e il mio discorso esula anche dalla porzione di impegno che tu puoi metterci, ma perchè fondamentalmente Tizio si è costruito una certa credibilità nel tempo e negli anni, facendo concerti stringendo amicizie che lo hanno aiutato e lo aiuteranno in futuro, diciamo è una sorta di equazione implicita io do a te tu dai a me, ma sempre senza pretese, perchè la base di fondo è l’amicizia, questo rende unico il Festival e la sua atmosfera.

In scaletta ci sono anche alcuni gruppi esteri, li conosci? Qual’è il tuo rapporto con l’estero?

Bè io ora vivo a Berlino e ho anche organizzato qualcosa a Tizio quando è venuto. Diciamo che facendo un escalation dei gruppi e dei progetti posso dire: con gli Ovo abbiamo per la maggior parte suonato all’estero causa diversi fattori, con i Bachi da Pietra, a parte qualche povera data, abbiamo per la maggior parte suonato in Italia ma più che per problemi di lingua per problemi in ottica di promozione, con i Ronin diciamo che la cosa è più equilibrata diciamo metà in suolo nazionale e metà all’estero. Per quanto riguarda le conoscenze al Festival si può dire che ne abbia diverse. Come ti dicevo prima, spesso, è il network di amicizie che si viene a creare, diciamo che io Tizio e i gruppi che ha chiamato apparteniamo tutti allo stesso network allo stesso gruppo di amici, anche se ci separano ore di aereo. Si può dire che questo sia un Festival internazionale di amici.

Bruno nei tuoi diversi progetti tu cambi veramente approccio, cioè pur conservando la stessa attitudine il genere è completamente opposto, mi permetto di usare la parola opposti per facilitare una definizione più complicata. Addirittura nei Ronin ti sei inventato chitarrista. Perchè questa scelta?

È verissimo, pur conservando la stessa attitudine, i progetti a cui mi dedico sono diversissimi. Per me sarebbe inutile avere gruppi che conservano la stessa matrice, ti faccio un esempio, quella Ambient,  trovo stupido per gente che sa suonare, tenere sempre quella matrice senza provare a cambiare. Io amo la musica, amo fare un certo tipo di musica, ma non sono classista, adoro chi ha delle qualità, dalla classica al metal più cattivo e non me ne vergogno, anche se questo è spesso non compreso dalla maggior parte della gente. Mi è capitato durante un mio concerto acustico e tranquillo indossare una maglia di un gruppo metal, quancuno mi si è avvicinato per dirmi che non facevo onore al gruppo facendo quello che facevo, a volte non c’è limite alla stupidità. Questo è un festival molto vario, alterna gruppi più e meno pensanti su due palchi diversi adatti ai diversi approcci di ascolto, se non si amasse veramente la musica non si potrebbe capirlo e quindi anche questo fattore condiziona l’aria che qui si respira ogni anno, chi è qua vuole essere qua, punto.

Sabato 29 Maggio

ore
14.00 AGATHA*; ore
14.45 MOI LE VOISIN**; ore
15.30 DATURAH*; ore
16.15 STEVE GUNN**, ore
17.00 WOOM*; ore 17.45 COMANECI**; ore
18.30 GAFFA*; ore
19.30 LONG CONVERSATIONS**; ore
20.30 TUNAS*; ore
21.30 I TRENI ALL’ALBA**; ore
22.30 MIRANDA*; ore
23.30 CHRIS FORSYTH **

Agatha
Moi Le Voisin
Woom
Comaneci
Gaffa
Tunas
I Treni all'Alba
Miranda

La scaletta di sabato mi è per la maggior parte sconosciuta, così prima di andare decido di informarmi per rendermi conto, e farmi un po’ un idea. Visto che la sera prima mi sono fermato in chiacchere con Marco e Pier (RWF) Tizio e Isabella fino alle 7:00 di mattina arrivo nel tardo pomeriggio. Le Agatha sono una formazione tutta femminile, il suono è un punk cattivo quasi metal sembrano rapresentare lo slogan punk degli ’80 brutte (non perchè siano brutte fisicamente, ci tengo a precisare) sporche e cattive, il punk! Moi le Voisin gruppo olandese acustico, alternano l’uso di diversi strumenti molti di loro sono poli strumentisti, per un folk in inglese strappa lacrime. I tedeschi Daturah propogongono un suono caratterisco di matrice ambient, ma anche duro, granitico con distorti pensanti non mancano di certo i dialoghi romantici tra i diversi strumenti, tutto è ben studiato. Steve Gunn americano di Brooklyn propone un live set con un suono tipicamente americano, un folk blues desertico, ottimo per viaggiare sulle highway americane, e vista la polvere e il buio anche sulla strada che va ai Barchessoni. Gli Woom sono in due lavorano con campioni e chitarre, suoneranno ben due volte al festival sia al sabato che alla domenica, a detta di molti una bella rivelazione del Festival. Comaneci è una vecchia conoscenza, parlarne sarebbe tempo perso ad accomagnarla stavolta però c’è un ragazzo che suona la chitarra (che io non conosco, chiedo scusa per l’ignoranza), fantastica nelle sue canzoni folck minimali con la un interpretazione da brividi dietro la schiena. Le Gaffa sono un altro gruppo femminile questa volta, però, vengono dalla Repubblica Ceca ed il loro sound non è ben classificabile, almeno dal sottoscritto, è un punk elettronico dance molto women power. I Long Coversations and the Closet Orchestra suonano un folk malinconico da colonna sonora adatta al prologo di serie televisive tipo Dawson’s Creek o OC, mi verrebbe da utilizzare la parola “folk adolescenziale” ma non esiste, molto bravi. I Tunas li conosco bene, ricordano vagamente i primi Arctic Mokeys, la pubblicità di uno dei loro ultimi lavori compare anche su Rock Sound ed il loro rock danzereccio si concede anche una cover di una canzone di Tizio, arrangiata molto bene e sicuramente un ottimo tributo ad una persona che se lo merita. I Treni all’Alba, invece che essere degli outsider come loro preannunciano durante la loro presentazione pre concerto, si difendono egregiamente a suon di pianoforte e chitarre acustiche incalzate da una batteria perfetta, un rock anni ’70 figlio di gente come PFM, Area, Banco del Mutuo Soccorso anche con un pizzico di cantautorato, ma senza voce, voi direte, EHN?!? E io vi dico, AH! I Miranda sono un trio con tendenze elettroniche e voci sconvulsionate quasi Mikepattoniane, la tastiera super effettata crea quella allusione elettronica mentre le ritmiche di basso e batteria costruiscono i ritmi su cui scatenarsi. Chris Forsyth chiude la serata, forse era l’atmosfera, la giornata super piena, le mille birre, i gnocchini fritti, o semplicemente io che ero più fritto dei gnocchini, sta di fatto che mi ero dimenticato di respirare per più di metà concerto, penso di essere stato ipnotizzato, una giornata mozzafiato.

Intervistare tutti sarebbe impossibile, visto l’orario e le condizioni dei musicisti e degli spettatori, me compreso. I primi con cui parlo sono i Tunas, gruppo rock bolognese. Riccardo, cantante chitarrista del gruppo, si presta alla tortura con immenso piacere, prima di chiedere in cucina un bel piatto di tortelloni con la zucca. Rifaccio più o meno le stesse domande di venerdì per vedere la reazione e le risposte, per cercare di capire se il sound diverso, sfocerà in risposte diverse.

Che cos’è per I Tunas Musica nelle Valli? E perchè i Tunas hanno suonato a Musica nelle Valli?

Bè per noi è stata una buona occasione per condividere qualcosa con gli altri spettatori e gruppi in scaletta. Amo l’idea su cui è stata messa insieme la cosa e ammiro molto Tizio e tutta l’organizzazione, purtroppo Bologna pur essendo un centro importante per la musica in Italia ora sta perdendo un po’ del suo vecchio lustro. I Tunas suonano a Musica nelle Valli perchè Tizio ci ha chiesto di suonare, noi l’unico sforzo che abbiamo fatto è essere entusiasti ed accettare. Avevamo suonato anche in giardino da lui, al Minor Place, e ci eravamo divertiti molto, quindi eravamo entusiasti all’idea di suonare di nuovo qua. Come partecipanti attivi a Musica nelle Valli è però la nostra prima volta, e devo dire figo, ma avrei partecipato lo stesso anche da spettatore.

Ho visto la pubblicità di un vostro disco su Rock Sound, come siete riusciti ad arrivare a quel canale?

Grazie alla nostra etichetta, o meglio, l’etichetta per quale è uscito quel disco la Tre Accordi. Ma è un discorso legato alle edizioni, che pare abbia insieme alla Warner Bros. ma sono cose che non ho mai capito e che non ho mai seguito.

La vostra musica vi ha portato all’estero? Conoscevate qualche gruppo straniero presente in scaletta?

Si abbiamo varcato i confini nazionali un paio di volte, ci piacerebbe farlo più spesso, ma fondamentalmente siamo un po’ pigri , e questo ci penalizza sotto quel punto di vista. Infatti dei presenti in scaletta non conosciamo quasi nessuno. Siamo venuti però come spettatori in qualche edizione precedente perchè conoscevamo bene qualche gruppo ed eravamo loro fans.

Qualche progetto per il futuro?

Abbiamo diversi progetti per il futuro. Sembra che per il momento la formazione sia anche stabile, abbiamo trovato un nuovo batterista che suona con noi da 1 annetto, mentre il resto della band dei Tunas suona da quasi 7 anni. Volevamo fare un 7” pollici e un disco presso lo studio che hanno insieme un componente dei Movie Star Junkies (che hanno partecipato alle scorse edizioni del Festival) e un componente dei Mojomatics. E speriamo di riuscire a vincere la nostra pigrizia e spingere il lavoro anche fuori dall’Italia.

Dopo la chiaccherata con Riccardo dei Tunas, intravedo Sabino e Felice rispettivamente tastiera e batteria de I Treni all’Alba. Cerco di rivolgere anche a loro qualche domanda, e loro ne sono felici.

Cosa pensate del Festival? Ci eravate mai stati?

Il Festival di Musica nelle Valli è organizzato molto bene e noi che è la prima volta che veniamo e siamo stati benissimo. Io e Felice non eravamo mai stati a nessuna delle precedenti edizioni, mentre Daniele e Paolo (chitarre de I Treni) erano già venuti, credo forse anche a suonare, e ci avevano parlato così bene di questo Festival che siamo stati tutti d’accordo nel voler partecipare all’evento. L’invito comunque credo sia scaturito da un rapporto di amicizia, ma al contempo anche perchè siamo sotto la stessa etichetta o meglio quella che ha stampato l’ultimo disco di Bob Corn, è anche la nostra etichetta.

Che rapporto avete con l’estero? Avete già varcato i confini con qualche vostro lavoro?

Si, noi come progetto esistiamo da un po’, è stata dura raggiungere il risultato che hai ascoltato stasera, perchè c’è voluto tempo per mischiare tutti i nostri diversi background e le precedenti esperienze, quando siamo riusciti a trovare la giusta amalgama abbiamo registrato e portato in giro il nostro lavoro. All’estero siamo già stati, facendo un mini tour in Francia e una qualche data tra Svizzera e Austria. Speriamo di potere varcare i confini ancora diverse volte.

Domenica 30 Maggio

ore
13.00 BOB CORN**, ore
13.45 CLAUDIO ROCCHETTI*; ore
14.30 LINA PAUL**; ore
15.15 BLOWN PAPER BAGS *; ore
16.00 ART OF FLYING**; ore
17.00 LOVE BOAT*; ore
18.00 I CAMILLAS (?); ore
19.00 EGLE SOMMACAL**.

Bob Corn
Claudio Rocchetti
Lina Paul
Blown Paper Bags
Blown Paper Bags
Art of Flying
Love Boat
I Camillas

Il concerto di Tizio apre la serie di concerti di domenica. “Siccome quando abbiamo deciso di organizzare Musica nelle Valli, i ragazzi che mi danno una mano mi han detto che, per friggere i gnocchini e servire da bere, volevano stare insieme, allora ho deciso che siccome anche io voglio stare “insieme” suono qua in cucina!”. Questa è la frase che paralizza più di un centinaio di persone attorno al gazebo della birra/vino e dei gnocchini, tutti rimangono in silenzio per tutto il concerto, il suo folk romantico ed emozionato strappa anche qualche lacrima, e al sottoscritto uno strato di pelle d’oca alta 20 cm, che dire, in perfetto stile Bob Corn. Claudio Ronchetti si esibisce invece dentro, con la sua elettronica ricca di campioni e di ecletticismo, macchiavellico e dire che la sera prima non sembrava essere così [rido]. Lina Paul è una cantante di Berlino, definirla folk è un diminutivo che non descrive appieno le doti della cantante chitarrista. Utilizza come strumentazione anche un magianastri con sopra una specie di campioni, la sua voce suadente gioca costantemente con il filo sottile della stonatura, in alcuni passaggi mi ricordava un po’ Bjork, minimale ma intenso. Seguono i Blow Paper Bags, questo trio genovese punk elettronico scatenato con i suoi organetti velenosi ed effettati caricano non solo la loro numerosa crew, ma anche tutti presenti. Dal New Mexico e sul palco 2 ecco arrivare gli Art of Flying, un atmosfera magica avvolge il gruppo ricco di “personaggi” particolari, tutti perfetti nella loro performance che ha riscosso molto successo, perfino Tizio sempre di corsa, durante tutto il Festival per non fare mancare nulla ai suoi “amici”, ha trovato un momento per contemplarli, seduto al mio fianco. Si ripropongono i Woom che ritornano alla carica più carichi che mai, molto veramente molto bravi. Seguono i sardi Love Boat con il loro garage, che è poi causa di tutti i movimenti delle gambe e del bacino dei presenti, e che purtroppo io per l’ennesima volta, mi devo perdere (c***o!!). Per lo stesso motivo non riesco a vedere i Camillas, che avevo visto precedentemente in un live più acustico a casa di Tizio, un live che è un insieme di cabaret, interazione con l’ambiente circostante e musica, un mix perfetto da performance live unica e indimeticabile. Chiude la serata Eagle Sommacal, ex Massimo Volume, purtroppo non posso parlarvene con la giusta enfasi non conoscendo nessuno dei suoi lavori e dei suoi live, rischierei di essere troppo superficiale, e non voglio esserlo.

Prima di andarmene, al lavoro, riesco comunque ad acciuffare i componenti dei gruppi che devono o hanno già suonato, per tartassarli con le solite tre domande di rito, ed una chiaccherata.I Blown Paper Bags hanno appena finito di suonare un live mozza fiato, e ora si stanno concedendo, tutti e tre (Matteo tastiera; Martino batteria, ed Ela basso),  un minuto di riposo all’ombra del gazebo con qualche bicchiere di vino e non solo…

Cosa significa per voi Musica nelle Valli?

Matteo: Per noi significa rivedere vecchi amici, Tiziano naturalmente è uno di questi, è un momento che condividiamo con tutti loro, per noi suonare qua è solo una cosa in più, avremo comunque partecipato al Festival, quest’anno infatti siamo in 12 da Genova, ed è bellissimo.

Martino: Suonare è una cosa in più ci rende orgogliosi portare in giro la nostra musica, suoniamo insieme da tanto e ci conosciamo da tanto, ma qui in questo contesto è una cosa in più, di cui siamo felici non mi fraintendere, però abbiamo più bisogno di questa aria che circonda questo posto che di suonare, non so se mi sono spiegato.

Matteo: Sappiamo quali sono gli sforzi ed ostacoli che devi affrontare per organizzare eventi di questo tipo, noi ci proviamo ancora oggi a Genova a fare qualcosa di bello senza che l’economia intacchi i nostri principi e anche se è difficile sembra che un po’ ci siamo riusciti, qua è uguale la gente vuole essere qua si vede, e si sente.

Questo attaccamento al Festival mi sembra strano per gente che viene da Genova. No?

Matteo: è vero, però noi non siamo nuovi a questo festival, ma avevamo già partecipato con un altro nome e formazione, l’amicizia che poi ci lega a Tizio si è consolidata con il tempo, è poi naturale che ci sia una sorta di attaccamento alle cose che gli altri appartenenti alla tua rete organizzano, e seppur indirettamente ti senti parte di esse.

Ela: Io è la prima volta che vengo, quando gli altri due sono venuti qui io suonavo in un altro gruppo di sole ragazze. Devo dire che quello che ho sentito dire del Festival seppur positivo non riesce a descrive quello che si prova standoci dentro, una vacanza con gli amici condividendo musica, cosa c’è di meglio? Secondo me nulla.

Quali sono i rapporti tra i BPB e l’estero? Conoscete qualche gruppo straniero anche italiano presente in scaletta 2010 o anni precedenti?

Matteo: Per noi e per la nostra musica l’estero è un punto di riferimento, abbiamo fatto diversi tour toccando diversi paesi. Naturalmente per noi è ovvio, nel nostro modo di porci, comportarci bene ed instaurare rapporti con chi ci tratta da suo pari. Per questo motivo conosciamo diversi gruppi stranieri, anche presenti in scaletta nelle edizioni precedenti del Festival.

Martino: Abbiamo per esempio suonato con i Chinese Stars, a mio avviso persone fantastiche.

Matteo: Avere un locale e gestire la programmazione musicale ci ha sicuramente aiutato a intesificare i rapporti con tutti i gruppi che conoscevamo e conoscerne dei nuovi, vedi i RWF, i Ronin e Tizio…

Dopo la chiaccherata con i BPB, trovo Mirco dei Camillas, seduto su una panchina all’ombra e decido di chiaccherare un po’ anche con lui.

Siccome ho chiesto con tutti la stessa cosa vorrei sapere anche da te come mai Musica nelle Valli, e cosa ti lega a questo Festival?

In realtà prima dei Camillas avevamo un altro gruppo, ed eravamo giovani e molto più arrabbiati di adesso tant’è che io urlavo [sorride]. Perchè Musica nelle Valli, mh, perchè c’è Tizio. Noi partecipammo ad una socrsa edizione, però il rapporto non si fermò anzi la cosa seguì, io ho un negozio di dischi e gli ho organizzato un live dentro al mio negozio e anche in un paio di locali della mia zona, in questi anni e così si è protratto il nostro rapporto di amicizia. Qui ora mai ci si conosce tutti, e forse anche da anni perchè difendiamo e apparteniamo allo stesso canale uderground di quelli a cui frega poco di diventare ricchi sfondati o andare su mtv, infatti io lavoro per vivere, ma fanno musica per loro e per divertirsi, emozionare e comunicare.

I Camillas cantano in Italiano, vi siete mai spinti oltre i confini italiani, o la lingua è un freno?

In realtà non so dirtelo con esattezza, perchè con i Camillas non abbiamo mai spinti oltre il confine, se vuoi però siamo andati a San Marino, è da considerarsi estero? (ride) In realtà noi, però, viaggiamo molto a livello nazionale e cerchiamo di mantenere una media di due tre concerti al mese, per ora ci stiamo riuscendo e facendo noi il booking, che lavorando vuole dire che il più delle volte sono gli altri a chiamarci, e a questo noi va bene, quindi diciamo che sulla dimensione nazionale la cosa sta funzionando bene e ne siamo felici.

Io vi ho già visto in un live super acustico presso il Minor Place, stasera come vi esibirete?

I Camillas in realtà non sono propriamente così, nel senso, noi abbiamo diverse forme quella che hai visto è una, ma ne esistono altre un po’ più elettriche ed elettroniche. Diciamo che, come live, noi tendiamo ad interagire con l’ambiente, per sentire di cosa ha bisogno e cerchiamo, per quanto ci è possible, di accontentarlo o stuzzicarlo, divertendoci tantissimo perchè è una sorpresa per noi che suoniamo quasi quanto lo è per voi che ascoltate. Giochiamo con i testi, giochiamo con l’ambiente circostante, giochiamo con i nostri strumenti e questo rende ogni live uno show credo unico, anche se i pezzi sono sempre quelli.

Prima di andarmene, a malincuore, decido di intervistare i Love Boat, anche loro organizzano un Festival in Sardegna di 3 giorni spettacolare “Here I Stay Festival”, e voglio sentire cosa ne pensano del “nostro”, con l’idea che loro di sicuro avranno un ottica più critica.

Parlo con Andrea chitarrista e voce dei Love Boat dopo ci raggiungerà anche Stefano batterista e voce.

Cosa ne pensi di Musica nelle Valli?

Credo che sia un bell’evento, quelli di cui dovreste andare tutti molto fieri, in fondo porta gruppi di ogni tipo, e da ogni dove, qua e la cosa dovrebbe fare molto bene al territorio. Tizio è un caro amico, noi abbiamo e gestiamo un etichetta, e abbiamo anche prodotto un suo disco e un estate è anche venuto a suonare al “Here I Stay Festival” fu tutto molto bello, e il legame, con il tempo e le diverse collaborazioni si è fatto più fitto, siamo molto contenti di essere qua oggi.

Qua da noi il Festival, a mio avviso una delle poche cose con un elevazione intelletuale ed artistica notevole, non ha lo spessore che si merita, secondo voi perchè?

Qua c’è molto, ci sono molte scelte per affrontare la serata, in tanti diversi modi, e quindi il livello di attenzione cala. Da noi il discorso è diverso tutto lo aspettano e partecipano perchè non c’è altro, prima che noi iniziassimo a sbatterci gli artisti anche internazionali non mettevano neanche piede sul nostro suolo, e ciò per noi musicisti e amanti della musica era veramente terribile e deprimente. Qui secondo me Tiziano è il nucleo dell’atomo e tutto ruota intorno a lui e alle sue amicizie, questo perchè lui nel tempo si è sbattuto per creare qualcosa di buono per voi e il vostro paese e si vede, chi è qua oggi non vorrebbe essere altrove ma solo qua, e questo per me è un successo molto, molto più grande degli enormi incassi.

Siete mai andati all’estero a suonare?

Si è capitato diverse volte e ci siamo sempre divertiti molto, le persone ci hanno sempre trattato da pari, questo per noi è importante, anche per rendere bene sul palco.

Secondo voi che metro ha usato Tiziano nel decidere le diverse scalette?

Di preciso non te lo posso dire perchè non gliel’ho chiesto direttamente, però conoscendolo posso dire che, sfruttando le sue amicizie ma di certo seguendo anche il proprio gusto. Come vedi, anche se sarebbe più corretto usare senti, pur essendoci gruppi estremamente diversi c’è un sottofondo di comune appartenenza, che lega tutto e che rende il Festival vario ma allo stesso tempo omogeneo. Anche noi per organizzare il Festival cerchiamo di chiamare le nostre band locali, come una volta poi faceva anche Musica nelle Valli, in più cerchiamo di chiamare chi secondo noi e secondo il nostro gusto merita di venire, sia come persona che come gruppo. L’unica differenza tra questo festival e il nostro è che noi siamo in 7 a gestire la cosa e quindi si creano lotte incredibili per portare i propri gruppi, mentre Tizio lo fa da solo.

Sono state 3 giornate incredibili, con persone incredibilemente  disponibili, con una cornice di verde perfetta. Volevo infatti ringraziare tutti, da Tizio che si è prestato alla prima parte dell’articolo, ai i gruppi che  ho intervistato, tutti quanti molto gentili (nonostante il pezzone), e quelli che non ho intervistato (che per stavolta si sono salvati). Rendetevi conto che ogni tanto c’è ancora quancuno che ci crede nella musica e nelle cose che fa, pensando all’elevazione culturale ed artistica della manifestazione  e con lo scopo di costruire interconnessioni di amicizie e conoscenze a livello internazionale.

Se esistono cose così dovremo partecipare in molti, contenti di entrare a fare parte di qualcosa di così speciale, SVEGLIATEVI!

Barchessoni

Ps: chiedo scusa a tutti i gruppi se quanto scritto non rispecchia esattamente parola per parola ciò che avete detto, la mia memoria magari in qualche punto a fatto cilecca, spero però di avere colto ed evidenziato tutti i punti importanti di ogni discorso, grazie a tutti, è stato molto bello potere scoprire qualcosa di più di una manifestazione di questo tipo.

Raffaele Marchetti

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