04.2010 – Lovely Night for a Guinness

Entriamo. Sono mesi che non ci assaporiamo. E un brasiliano con la sua anima da Skol, ieri, ha ritardato i nostri saluti. Il locale è carino, turistico o meno non lo so. Ascolto i consigli della routard. Mi reco al balcone. Ordino una birra alla spina. Seppur non artigianale, anzi ormai troppo commerciale stampata sulle felpe, aspetto che la ragazza al bancone giochi con la classica schiuma. Pago questa birra nera e torno da te. Te che non hai ordinato nulla. Sono consapevole che dovrò condividere questo nettare scuro. E non mi dispiace affatto condividere con te. Pensare, mi hai confessato più volte, che prima di conoscermi non amavi nessun siero di luppolo e orzo. E ora nella città che ci tiene a distanza, a Oporto, è lei la bevanda che più ti disseta tra le musiche dell’Erasmus. Ma la birra che compri a un euro in Portogallo e che io pago tre alle feste, non è paragonabile alla pinta da tre sterline e venticinque che questa sera ci accompagna nel nostro ritrovarci. La assaggi, ne gusti un sorso e subito scopri questo nuovo sapore. Nessuna birra ormai sarà più com’era prima. Bevuta qui a Londra, anche se non in Irlanda. Bevuta qui a un tavolo rotondo tra una coppia gay (un po’ sfigata) e madre e figlia che hanno deciso di ubriacarsi con del vino frizzante aspettando un ragazzo in questa notte. Bevuta qui, tra te e me, questa birra ritrova tutto il suo vecchio tono. Dimentica le palline di plastica bianca che galleggiano tra le lattine importate in Italia e nel mondo. Dimentica chi la spina troppo in fretta o male. E riscaldandoci, animandoci fino a sfiorare una seria discussione ci permette di restare assieme questa notte. Mentre le nostre parole umide di quello che può raccontare, in una sincerità non ubriaca, fan si che staremo assieme per molte notti ancora, anche quando questi quattro giorni saranno finiti.

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