06.2010 – “Il bello di essere premiato è che posso dire tutto quello che penso”. Altro che snob, parla un trentenne “nonostante la nostra vita” in Italia.

“IL BELLO  DI  ESSERE PREMIATO  E’ CHE POSSO DIRE TUTTO QUELLO CHE PENSO”. ALTRO CHE SNOB, PARLA UN TRENTENNE NONOSTANTE “LA NOSTRA VITA” IN ITALIA

Adoro Elio Germano.
Anzi, Ilio Germano, detto alla Tim Burton.
Siamo alla cerimonia di chiusura di Cannes 2010, nel solito clima intellettual-chic di sempre, il presidente di giuria si appresta a leggere il nome del vincitore,  ex-aequo con Javier Bardem per il film messicano “Biutiful” di A.G. Iñàrritu.
Un’emozione fortissima invade la sala non appena si sente pronunciare il nome del giovane e talentuosissimo attore Elio Germano, che vince per la sua intensa interpretazione nel film di Daniele Lucchetti, “La nostra vita”.
Con commozione e delicatezza, sale sul palco, ancora sorpreso e imbarazzato, porge un tenero inchino a Bardem, perché ricevere un premio a pari merito con un mostro sacro come l’attore spagnolo, è un privilegio più unico che raro.
Con tutta la freschezza e l’umiltà di uno che crede fermamente in chi lavora sodo e  in un cinema  libero di raccontare limpidamente la realtà del proprio paese, senza restrizioni, polemiche strumentali, più spesso eccessive e fuori luogo, “usate per deviare l’attenzione su questioni periferiche rispetto al centro dei problemi reali”, ha affermato sommessamente : “siccome i nostri governanti rimproverano gli artisti di parlare male dell’Italia, dedico il premio all’Italia e agli italiani, che fanno di tutto per rendere migliore il nostro paese, nonostante la loro classe dirigente”.
Di fronte a questo riconoscimento internazionale al cinema italiano, che arriva a distanza di ventitre anni dal medesimo premio, ricevuto al Festival di Cannes da uno splendido Marcello Mastroianni per il film “Oci ciornie” di Nikita Michalkov, è ancor più inaccettabile e grave l’assenza del Ministro della Cultura, Sandro Bondi.
Diventa poi, oltretutto, ridicola la motivazione accampata dal Ministro stesso, rispetto alla sua non partecipazione, a causa della presenza di un film che, a suo detto, metteva in cattiva luce il nostro paese. La pellicola in questione è il documentario Draquila-L’Italia che trema, di Sabina Guzzanti, presentato, tra l’altro, fuori concorso in una sezione marginale del festival.
Anche in questa occasione, è triste constatare quanto in Italia abbia maggior spazio la polemica politica, rispetto ai risultati e ai valori artistici del nostro cinema di qualità.
Inoltre, è nuovamente la conferma che, non solo la settima arte, ma la Cultura e l’Arte tutta, sono irrispettosamente e prevalentemente strumentalizzate  ai fini di un misero chiacchiericcio politico.
Quindi…VIVA IL BUON CINEMA E L’ONESTA’ INTELLETTUALE!!!

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