06.2010 – Magna Grecia

Sotto sotto l’ho sempre pensato anche io: qual è l’utilità della Grecia?

Oltre allo yogurt, alle olive e al fatto di essere un’enorme attrattiva per il turismo di massa nel mese di agosto, nient’altro. E tutto ciò viene confermato ora, dal momento che la manovra finanziaria d’emergenza (ma non diciamolo troppo in giro…) che è al varo in questi giorni (31 maggio 2010, ndr), se è così pervasiva “è tutto per colpa della Grecia” (cit.).

Lasciamo stare quei manigoldi ellenici e concentriamoci su di noi.

Dicevamo: manovra da ventiquattro miliardi, che si pone l’obiettivo ambizioso (e legittimo) di contenere la spesa pubblica. Ottimo. Ma non dimentichiamo che l’avanzo netto delle spese correnti è sotto zero e lo stock del debito è risalito velocemente al 117 del Pil – questo in soli due anni, dopo che il capitolo “La spesa pubblica e il suo risanamento” aveva finalmente cominciato a vedere un po’ d’ordine.

Dove trovare questi soldi? Semplice: giustizia, enti locali, pubblico impiego. Nemmeno troppo difficile dato che, alla fine, di questo terzetto almeno due settori erano da tempo nel mirino dell’esecutivo.

Ed allora che si tagli: dodici milioni dagli enti locali, suddivisi tra regioni (otto miliardi), comuni (tre miliardi) e provincie (seicento milioni); se per le regioni il discorso potrebbe essere un po’ più “roseo”, dato che ce ne sono parecchie che necessiterebbero una volta per tutte di una risistemata (a fronte di altre che invece si troverebbero in enorme difficoltà, e nelle quali si è persino parlato di abolizione dell’epidurale per le partorienti in quanto cura non indispensabile…), per quanto riguarda i comuni la situazione è molto più complessa. Specialmente per i piccoli comuni è come se si fosse materializzata la figura del boia: la tua vita dipende da me, ma mi piace guardarti soffrire a lungo.

“Noi le tasse le abbasseremo!”

Capitolo provincie: inizialmente è stato proposto il taglio di quelle al di sotto dei duecentoventimila abitanti. Poi, dato che molte provincie avrebbero potuto far notare che allora avrebbe dovuto saltare anche l’intera regione Valle d’Aosta si è apportata la prima correzione. “Taglio sì, ma non nelle regioni a statuto speciale”; però sarebbe saltata anche Sondrio (che è la provincia del ministro Tremonti, e forse qualcuno se ne sarebbe dispiaciuto…), ed allora ecco la seconda modifica: “taglio sì, ma non nelle provincie che confinano con l’estero”. Rimangono allora in ballo solamente sette provincie (Biella, Vercelli, Massa, Rieti, Isernia, Vibo Valentia, Crotone, Matera, Ascoli e Fermo, quest’ultimo dopo aver combattuto e vinto la recente “battaglia” per la secessione da Ascoli). Ora il provvedimento è fermo in discussione: vedrete che almeno per questo aspetto non cambierà nulla.

Veniamo al secondo comparto: il pubblico. Taglio del 10% sulla retribuzione dei parlamentari, ma solo sulle retribuzioni aggiuntive. Mille euro a persona, per un totale di dodici milioni all’anno. Meglio che niente. Un taglio del 10% anche sulle retribuzioni eccedenti la quota minima di novantamila euro per i dipendenti pubblici, in più pensioni anticipate congelate fino al 31 luglio e stop ai baby pensionamenti. Si attendono rappresaglie. Tagli importanti anche a scuola ed università: un solo esempio per tutti, da gennaio 2011 blocco degli scatti di anzianità triennale per gli insegnanti (si parla di 130 € in meno al mese sulla retribuzione prevista da contratto). Per un settore già allo stremo, non male.

Per quanto riguarda il nodo giustizia, dopo le minacce di sciopero da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati, il tutto è congelato. Previsti nuovi annuvolamenti, non dubitate.

C’è tensione nell’aria, insomma. Dovuta al concretissimo rischio di tagli ai servizi essenziali e/o aumenti della tassazione. In un modo o nell’altro le regioni e i comuni devono rimanere in piedi, e questo è uno dei pochissimi modi per poterlo fare. Cgil, Anci e Unione delle provincie italiane hanno avanzato alcune controproposte: addizionale di solidarietà “per i giovani” sui redditi oltre i 150mila euro, ripristino dell’Ici per chi dichiara più di 100mila euro, aumento dello scudo fiscale al 7%, rinvio del federalismo immobiliare (un processo troppo lungo a fronte di tagli immediati) e restituzione di almeno 500 milioni dei 900 ottenuti dal Fondo Sociale e dall’abolizione dell’Ici sulla prima casa.

Dimenticavo, ma sarei stato avventato, che nella manovra c’è un nuovo condono edilizio sull’abusivismo… Perché è giusto pretendere fino all’ultimo centesimo da chi non può “arrangiarsi altrimenti” ma c’è tanta gente che comunque va lasciata tranquilla.

Tutto questo in un paese che non sta affatto bene: nel 2009 la perdita netta del reddito disponibile è stata del 2,8%, il Pil nell’ultimo biennio è calato del 6,3% e ci sono notevoli problemi di disoccupazione. Specie femminile e giovanile: tra le donne, nella fascia 15-64 anni, lavora solo il 46,4%, mentre quasi il 44% dei giovani (18-29 anni) è disoccupato. Ed è proprio questa la fascia di popolazione che è protagonista/vittima dell’80% dei tagli previsti dalla manovra finanziaria. In un contesto così stagnante non si parla minimamente di crescita economica e di rialzo del Pil: sgravi fiscali sul ceto medio, sul lavoro dipendente, sul cuneo fiscale, una tassazione più invasiva sui beni patrimoniali, per non parlare dell’ormai mitico “recupero dell’evasione”, da sempre voluto ma quasi mai ottenuto.

Insomma, prepariamoci ad aprire il portafoglio, che se siamo in crisi è comunque solo colpa della Grecia. E non prendiamocela con il governo, che loro sono in pochi, e noi ben sessanta milioni: volete che pensino proprio a tutti?

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1 Comment

  • la tua faziosità è seconda solo al tuo fascino. comunque è vero: l’italia ha un grande futuro dietro le spalle. ma che sia questo vivere alla giornata a renderci più predisposti a sopportare??? non lo so davvero. certo è che la gente non si rende conto del casino in cui ci siamo infilati, e che per uscire dai problemi bisognerebbe davvero non parlare più di soldi. più se ne parla, meno ce ne sono. fortunatamente, data la tua compagnia, morirò presto. vorrei darmi al teatro kabuki.

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