06.2010 – Siamo accerchiati, non c’è via di scampo

Foto di Fabrizio Petrangeli - Free lance

Domattina mi devo svegliare alle 5.30 e predispormi per dieci ore di lavoro. Mai prospettiva mi ha più esaltato (sì, qualcuna sì forse); il fatto l’è che ci sono tutti gli amici miei che del lavoro ne cercano ma trovarlo manco a mettersi in ginocchio sui ceci. “C’è la crisi” dicono tutti con un mezzo sospiro… eh sì, tempi nembiferi e tempestosi questi. Per quanto la causa della congiuntura economica, che si sta abbattendo con particolare intensità sull’Occidente, è dell’Occidente stesso. Chessaràmmai poi st’Occidente? Tolta l’Africa è tutto Occidente, a gradi diversi di dipendenza o inferiorità e pure l’Africa, alla fine, è come se fosse stata messa ai ceppi, alle catene delle nostre prigioni, delle nostre segrete.

L’arcipelago degli stati nazionali europei tenta di scacciare il mare per unire le terre in un unico continente ma in troppi dicono “no”. L’Europa sembra allora quel maresciallo dei fratelli Grimm che venne squartato da quattro buoi tiranti, ognuno dei quali aveva un arto del malcapitato legato al collo. Pare l’Europa, con quel suo ridicolo nome Ue e nella realtà servile e pedissequa nei confronti dei veri poteri. Povera Europa, vittima dei campanilistici regnanti, gelosi dei propri poteri. Però, dico io, che ci lamentiamo a fare della crisi se ne abbiamo costruite le basi per decenni. La decostruzione dell’io finora è l’unica nota caratterizzante di questo scorcio di secolo e da lì tutta una serie di decostruzioni etiche ed estetiche delle quali la famigerata crisi non è che l’ultimo e più acerbo frutto. Sì acerbo, continuerà questa crisi. Lasciate ogni speranza, o voi che nate!

D’altra parte nelle fabbriche gli operai non si parlano più e neanche gli impiegati negli uffici, sono finalmente riusciti ad imparare che la coscienza di classe non paga ed è solo un modo per stringere di più le chiappe quando te lo infilano, così a te fa più male e lui gode di più. Parlano solo per fare una bella delazione al capo e magari ottenere qualcosa in più in futuro, ma coi compagni non parlano. Cosa ci lamentiamo a fare se adesso siamo in crisi. Spero che arrivi fino in fondo io, sta crisi!

(Mirko Roglia)

La classe minacciata di licenziamento / o dell’esecuzione dei suoi giovani dallo stato di polizia / che si fa un culo così per salari che comprano sempre meno/o senza lavoro e dopo un anno senza lavoro e mendicante / senza tetto gettata in strada da guadagni robot / o tagliati in lavori part-time per un salario minimo / La classe censurata perché rappeggia la verità / etichettata come malattia o veleno / e imbiancata a calce dappertutto per aver scritto SOLLEVATI NUOVA / CLASSE sui muri. / Lo griderò , allora: SOLLEVATI NUOVA CLASSE.

Jack Hirschman, da Volevo che voi lo sapeste

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