E’ l’erbastra o è l’asfalto

Oggi sono uscito per pranzare alla mensa, sono uscito dunque, e mi è piombato addosso un caldo, pesante, che afa non sa descrivere e ho pensato: dascurem dal stòfag.

E camminavo su un tappeto altrettanto teporoso, quello che stende le sue maglie fitte sulla terra di quando in quando fertile, e quel tappeto l’è al cimènt, l’è al catràm.

E si notano poi queste cose, che al stòfag e al cimènt i van sempr’insem, o, per meglio dire, che non troverete mai un asfalto che vi ristori dallo stoffago.

Quindi uno prova a rivolgersi alla natura, quella umbratile e carbonica ma in senso buono, natura naturans humanata. Ma i’en dé ch’ l’è più facil catèr un sgnòr unest che ‘na piopa o un pre in més al paes.

L’erba pò, l’erba l’è zala ch’ la per canva seca bòna par fer ‘na scranna.

Lo stoffago, oltre a segnalarci che il clima della nostra regione diviene mano a mano più tropicale (preoccupante), è un’entità al contempo sfiaccante e presaga, come ha cantato con intelligenza Zavattini nella poesia Forse, che mi permetto di adattare alla mia personale ortografia dialettale:

Forse l’emousión pö granda d’la me vèta
l’é stada na not, a gh’ira un stofag, un ferum,
cme préma dal teremot;
Dio l’è gnu dentr’in d’la me cam’ra impalpabilment
e ‘l m’à det: a té, sul a té
a t’fag saver ca n’ag som mìa.

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2 Comments

  • si, è un qualche giorno che sembra davvero di avere due mani costantemente attorno al collo. e non c’è nulla che ti dia sollievo. anche perchè se vai, specie di notte, vicino ad un prato, senti una guazza da fermento che ti ammazza davvero. in moto è ancora peggio. si, è come se fosse li, ‘sta landa, per presagire qualcosa. che alito, ragazzi…

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