07.2010 – CamminareSullaStrada

“Io…eh…io sapevo una cosa sola…dovevo uscire da quella casa e ritrovare la calma…eh…eh ricordo chiaramente che camminavo per le strade…e camminai, ecamminai…e non so che mi passava per la mente…sembrava tutto così violento e irreale…e vagai, per non so quanto, sulla Upper west side…ma ma devono essere state ore… mi facevano male i piedi…mi martellava la…la testa e dovevo sedermi…entrai in un cinema…”  – da “Hannah e le sue sorelle”, di Woody Allen –
Non so se anche per voi sia lo stesso, ma a me sovente capita di ritrovarmi a girovagare tra le vie di dove mi trovo. Sia borgo o città. Spesso è notte. “Bisogna ritornare nella strada per conoscere chi siamo”. Camminando, si azionano meccanicamente ingranaggi che lentamente smuovono il volano dei pensieri. E allora ti ritrovi in vicoli ocra lastricati di sanpietrini a riflettere sul che cosa abbia aperto la strada al tuo camminare in quella notte. Per attimi ti soffermi a contemplare la luce color terra di Siena, emanata dai radi lampioni, danzare coi riflessi azzurri perlacei di una pallida luna. Poi riprendi verso l’oscurità. Se è inverno la nebbia ti accompagna, se è estate gli infradito camminano con te chiacchierando coi tuoi piedi mai stanchi, intenti a macinare pensieri oltre che metri. Ti interroghi e giungi su un sentiero non battuto che intraprendi soprapensiero, o volontariamente all’occorrenza, teso a districare invisibili nodi. Continui e, sempre se è estate, l’erba incolta solletica e graffia dispettosa la pelle lasciata libera dalle calzature. Ma sono le luci intermittenti delle poche lucciole rimaste in circolazione a rubarti l’attenzione. Piccoli e lenti lampi che possono risolvere situazioni con epifanie non manifestabili a comando. Via per la via, sempre avanti, crucciato e stordito dai grappoli di pensieri che la macchina del CamminareSullaStrada a prodotto nella tua mente. Si deve partire con lo zaino leggero, quasi vuoto, e le tasche capienti per questi viaggi, non sapendo cosa si può trovare lungo il sentiero. A un certo punto il non selciato ritorna pietra o asfalto. Gli alberi scuri nell’ombra ridanno lo spazio a case, ad absidi di chiese che ghignano con le loro archettature lombarde, a torri che ti osservano gravi dall’alto. Ti ritrovi dinnanzi al cancello di casa. Se sei fortunato con più pensieri e più sereno, se lo sei meno solo più stanco.
A rifletterci quanto appena descritto è possibile, credo, solo se si abita il centro storico di una città, tra i campanili. Per chi abita le periferie dei grandi agglomerati urbani o la fetta, oggi come oggi in Italia, è diverso. Assaggia maggiormente, giorno e notte, l’amaro gusto del non progettato; dell’infrastruttura inutile che mangia soldi allo Stato – e all’Europa – e che invece di unire per il socializzare e il conoscere, vuole unire per gli interessi di pochi. E questi pochi sono sempre gli stessi, e magari legati da anni alla criminalità organizzata. Così a Scampia, come nelle periferie venete o lombarde, non si esce più, o non si è mai usciti, per strada la sera. “Nessuno esce di casa, nessuno vuole guai”. L’assenza di luoghi di ritrovo o di intelligenti reti di trasporto che ti possano portare dove meglio puoi nutrire i tuoi pensieri, per ricreazione o per mestiere, fa si che il nostro Paese resti nella catastrofe (non in crisi, differenza sottolineate da Massimiliano ne “il vostro interno”di giugno). Catastrofe perenne e iterata. Perché a loro sta bene così.

Tags from the story
,
More from thomas malaguti

[RIZOMA] atto 02 | Gli intenti.

Il progetto Rizoma ha analizzato la situazione dei comuni della bassa modenese,...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *