08.2010 – Alt! Incroci pericolosi

La strada. Metafora di vita e di destino. Può essere larga o stretta, dritta oppure sconnessa. Strada in salita. Strada in discesa. Strada a doppio senso o a senso unico. Curve ampie e sinuose, oppure strette e anguste. E poi ci sono gli incroci, che intersecano i venti del fato, scambiano i destini, invertono il corso degli eventi.

Questa storia comincia e vive sulla strada e nella strada finisce.

Tutto ha origine sulla stradina sterrata di campagna che porta al campetto dell’oratorio di Como nel primo dopoguerra. I campioni, quelli veri, quelli in bianco e nero, nascevano sempre sulla strada. Perché sulla strada dovevi avere il coraggio e la personalità per guadagnarti la fiducia degli altri e la gamba per scappare se volevi evitarti il calcione dopo il tunnel fatto a quello più grande.

Gigi Meroni nasce nel 1943, secondo di tre figli, da una famiglia povera, rimane orfano di padre all’età di due anni e la sua adolescenza, come quella di tanti suoi coetanei, è all’insegna del lavoro, per aiutare la madre a sbarcare il lunario, degli amici e del pallone.

Esordio da professionista nelle file del Como nel 1960, Gigi si trasferisce a Genova nel 1962. Con la maglia del Grifone rossoblu sulle spalle comincia a nascere il  mito del ragazzo che giocava un altro gioco: dribbling stretto, finte ubriacanti, gol impossibili e calzettoni sempre abbassati alla Sivori.

Nel 1964 il Torino lo sceglie come nuovo uomo simbolo per rilanciare le sorti della squadra granata, desiderosa di risorgere dalle ceneri della tragedia di Superga. In granata la consacrazione fatta di 103 presenze e 22 gol, memorabile quello segnato in pallonetto da fuori area a San Siro, decisivo per la vittoria che interruppe dopo 3 anni l’imbattibilità casalinga della Grande Inter del Mago Herrera.

Gigi Meroni, imprevedibile ed estroso dentro e fuori dal rettangolo di gioco (la leggenda vuole che talvolta lo si vedesse passeggiare per il centro di Torino portando al guinzaglio una gallina) incarna a pieno la ribellione giovanile degli anni Sessanta. Calciatore-artista, il Beatle italiano, esteta, bohemien. Impossibile marcarlo in campo ed altrettanto complicato definirlo, etichettarlo.

Questa storia è ambientata in corso Re Umberto a Torino, la notte del 15 ottobre 1967. Nel pomeriggio il Torino ha sconfitto per 4 a 2 la Sampdoria e ai giocatori granata viene concesso di abbandonare anzitempo il ritiro postpartita. Meroni e Poletti decidono di recarsi nel bar dall’altra parte della strada in cerca di un telefono per poter avvisare le fidanzate del via libera concesso dal mister.

Piove. È buio. Dalla destra un’auto sfreccia troppo vicina. Un attimo di esitazione. Un passo indietro. L’impatto. Una Fiat 124 Coupè sfiora Poletti e centra in pieno Meroni, sbalzandolo dall’altra parte della carreggiata, dove sopraggiunge una Lancia Appia che investe Gigi e lo trascina per 50 metri sull’asfalto. Poche ore dopo, all’Ospedale Mauriziano il cuore di Meroni si ferma e con lui si spezzano i sogni del Toro e dei suoi tifosi, che perdono per sempre la fantasia e l’estro del proprio simbolo.

Alla guida della Fiat un giovane tifoso granata neopatentato, sfegatato ammiratore di Meroni, di cui porta una fotografia sul cruscotto e di cui imita la pettinatura da capellone. Il suo nome è Attilio Romero.

Questa storia è ambientata nelle aule del tribunale di Torino il 9 agosto 2005, dove viene decretato, dopo 40 estenuanti giorni di speranza, 5 gradi di giudizio e altrettante bocciature, il fallimento del Torino Calcio, a fronte della mancata presentazione da parte dell’azionista di maggioranza della fidejussione necessaria per l’iscrizione al Campionato di Calcio di Serie A.

Dopo 99 anni di storia gloriosa il Toro viene così (per fortuna solo momentaneamente) spazzato via dal panorama calcistico professionista italiano. Il nome di quell’azionista di maggioranza?

Attilio Romero, naturalmente… Alt! Incroci pericolosi.

Written By
More from matteo martini

02.2010 – Il Rosso e il Nero

Il Rosso e il Nero. Non stiamo parlando del famoso romanzo di...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *