08.2010 – Fare strada portando il “fuoco”

Immaginate i resti di un mondo in cui ogni “notte è più buia del buio e ogni giorno è più grigio di quello passato”. Immaginate i resti di un mondo in cui vivere diventa sopravvivere. Immaginate i resti di un mondo in cui i sogni si tramutano in ricordi. Immaginate i resti di un mondo in cui il cielo appare plumbeo e l’aria cenere. Immaginate i resti di un mondo in cui il mare non è più blu. Immaginate i resti di un mondo in cui la propria casa è contenuta in un carrello di supermercato. Immaginate i resti di un mondo in cui il bambino diventa Dio. Immaginate i resti di un mondo in cui ciò che rimane dell’umanità è la sua disumanità. Immaginate i resti di un mondo in cui solo la strada rappresenta il proprio futuro.
Il regista John Hillcoat, grazie ad una spietata lucidità d’immagine fotografica e a panoramiche in grado di andare oltre la linea di un infinito funereo, per mostrarci le lande desolate di uno scenario post-apocalittico, è stato capace, nella sua trasposizione cinematografica, di rendere perfettamente la potenza narrativa e lo stile angosciante del libro di Cormac McCarty, The Road.
La storia diventa un’allegoria estrema ed esasperata del rapporto tra genitore e figlio. Sembra corrispondere al percorso di formazione intrapreso insieme lungo la strada della vita, nella  quale un padre (in questo caso) cerca di proteggere e di trasmettere al  bambino il modo per  riconoscere la giusta via da percorrere, portando sempre dentro di sé il “fuoco” (il bene, la vita) ed una pistola come strumento ultimo per salvare la propria integrità sia fisica che morale, da un mondo in cui prevale la legge dell’homo homini lupus.
La sofferenza drammatica e la malinconia delle note della colonna sonora accompagnano le immagini ed esaltano la dolente interpretazione  di Viggo Mortensen, così come la tenera spontaneità del giovanissimo Kodi Smit-McPhee.
Dopo la visione di questo film però, resta da chiedersi se, al di là della storia in sé,  McCarty abbia anche voluto farci intravvedere il possibile destino tragico di un’umanità che non rispetti l’ambiente e se stessa.

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