Chi non corre si rivede

Ma la strada unisce o divide? si chiedeva Gregorio seduto su uno di quei paracarri in cemento che dava su un canale qualsiasi fuori Sala Baganza e dietro di lui i vetri oscurati ed il puzzo di gomma strinata rigavano l’asfalto di una qualsiasi strada della provincia parmense. Quella domanda se l’era fatta già trent’anni prima che se ne stava su un muraglione di cimitero tedesco, campagne friburghesi o giù di lì, e guardava fiore in bocca il lento ascendere delle vacche pezzate; Gregorio, stempiato solo un poco, quel tanto da non sembrare proprio un ragazzino, sarebbe rimasto lì per giorni, pochi metri sopra la mulattiera in sterrato che strisciava lungo l’erta ed in cima, al momento liminare del bosco, s’inarcava in un ponticello, solido. Ma furono solo giorni persi a rincorrere il vento, dopo tanti anni di turni alla Nelson-detersivi Gregorio poteva affermarlo con certezza: tutte le mattine a percorrere stropicciato quel rivo d’asfalto – per trent’anni. Ma alla fine quel dubbio continuava ad eroderlo: la strada unisce o divide? Forse dipende: se siamo noi a percorrerla o se siamo spettatori di percorsi altrui. Gregorio questo non lo sapeva o forse non ci voleva pensare perché il pensiero gli avrebbe fatto saltare le cervella a furia di rimpianti o che altro. In Germania, col ventre piatto e muscoli sodi a cingere le ossa, aveva occhi solo per le strade, le percorreva instancabilmente e ad ogni nuova via s’accendeva di un’euforia che manco di fronte ad un harem; ma fu solo questione di mesi e la vita-vera era presto arrivata come un singhiozzo invincibile. L’essere tornato e rimasto a Sala Baganza, per Gregorio, era diventato il ritratto di un fallimento ed era solo la routine a portarlo qualche domenica là, in qualche ombroso anfratto della Val di Taro, lontano dalle strade. Ma la strada unisce o divide? Vallo a chiedere all’ingegner Meloni di Felegara se gli ha fatto piacere vedere la casa ed il podere paterni sventrati dall’A15 per Spezia.

Correggio sta a cinque chilometri dall’inizio dell’autobrennero di Carpi, Modena che è l’auotobahn più meravigliosa che c’è perché se ti metti lissù e hai i soldi e tempo in una giornata intera e anche meno esci sul Mare del Nord, diciamo Amsterdam, tutto senza fare una sola curva, entri a Carpi ed esci lassù. Io ci sono affezionato a questo rullo d’asfalto perché quando vedo le luci del casello d’ingresso, luci proprio da granteatro, colorate e montate sul proscenio di ferri luccicanti, con tutte le cabine ordinate e pulite che ti fan sentire bene anche solo a spiarle dalla provinciale, insomma quando le guardo mi succede una gran bella cosa, cioè non mi sento prigioniero di casa mia italiana, che odio, sì odio alla follia tanto che quando avrò tempo e soldi me ne andrò in America, da tutt’altra parte s’intende, però è sempre andar via.

Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini

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