In attesa del Giudizio

Certo, la dottrina laica insegna l’innocenza dell’uomo fin dalla nascita. Ci sono poi le dottrine che perdonano gli uomini nonostante il loro peccato, come quella Cattolica.

Ora siamo a confrontarci sui meccanismi della dottrina della pubblica opinione, sui meccanismi del giornalismo. Da una parte Pierpaolo Salino su questo spazio mi rimprovera di aver dato troppo risalto a una notizia priva di fondamento giudiziario, una notizia avulsa da ogni contesto penale, poiché non rientrante in un impianto accusatorio che abbia infine portato ad una condanna  di Berlusconi.

Non voglio spingermi fino a far coincidere il giornalismo con l’opinionismo come predicato dalla destra americana, secondo quanto riportato da Stille sul suo blog. Credo però che l’asticella dello scartometro politico debba essere abbassata rispetto alle condanne in sede giudiziaria.

Ho riportato una notizia, un fatto certo, in maniera parziale, faziosa, così da influenzare il libero giudizio del lettore. Sì, lo riconosco. Ho tratto conclusioni più affrettate della magistratura stessa, cui è arrivato il pizzino incriminato. Sono a conoscenza del fatto che l’autore dell’articolo evidenzia dubbi e controlli dei magistrati circa l’attendibilità del materiale. Ho sbagliato a non scriverlo sul mio, di articolo? In realtà credo fosse abbastanza chiara la mia intenzione di indirizzare la curiosità del lettore sulle parole di chi è in possesso di un quadro ben più ampio del mio; in questo caso, Felice Cavallaro.

A quanto ne so, finora la notizia non è stata smentita né dai diretti interessati, né dagli avvocati di una o di entrambe le parti. E notizia rimane.

Possiamo poi spendere tempo e idee su quale taglio debba dare nel riportarla; però vorrei anche che nel farlo si ragionasse davvero sul contesto politico, criminale e morale in cui lo facciamo. Uno dei protagonisti della vicenda  – tralasciamo pure il fatto che non si sia complimentato con le forze dell’ordine all’epoca della cattura del superboss Provenzano, mentre era presidente del Consiglio, nel 2006 – definisce “eroe” un pluriomicida, suo ex-collaboratore, perché in carcere se ne sta muto e non collabora con gli inquirenti. Così fa in due occasioni un suo fedelissimo compagno di partito e senatore della Repubblica, sig. Marcello Dell’Utri. Ora, questi fatti non costituiscono un reato, però di certo una notizia, che si sarebbe potuta riassumere così: “Berlusconi e suo fedelissimo tessono le lodi di un assassino mafioso”. E forse avrei indirizzato il giudizio dei lettori, sì.

Ricordiamo che viviamo in un ambiente intellettuale quasi del tutto sterile, nel quale due dei più influenti giornali italiani da due settimane a questa parte sbattono in prima pagina le “rivelazioni segrete” sulla cucina Scavolini di Fini & compagna, del valore di € 4500, comprata sull’Aurelia e forse (!) destinata a Montecarlo.

Se ho peccato di influenze nei confronti dei lettori, me ne scuso. Ma non ho paura di sbagliare a giudicare frettolosamente porzioni di una classe politica che da troppi anni a questa parte crede di fare delle istituzioni uno strumento ai propri bassi e ciechi interessi privati. E questo anche prima del giudizio pronunciato dai magistrati. Ferma restando la promessa di una dovuta rettifica nel caso l’evoluzione dei fatti stessi ce lo imponga.

Ma guardiamoci bene intorno: non sono questi i pre-giudizi pericolosi per il benessere di una società.

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1 Comment

  • che un tale, sotto interrogatorio dei magistrati, abbia affermato che berlusconi abbia rapporti stretti con capi mafiosi è una notizia fondata.

    che berlusconi abbia fattualmente avuto rapporti con capi mafiosi non è una notizia fondata.

    è giornalismo à la feltri (e in certi casi pure à la travaglio).

    altrimenti detto killeraggio mediatico (vedi caso boffo).

    s’ha da usare un peso e una misura solamente.

    o’ tarrunciiello vostro.

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