In Risposta

Cautela. Questa deve essere la parola d’ordine quando si parla di giustizia. Ancor di più se i fatti giudiziari riguardano uomini politici.

L’uomo politico si trova tipicamente a dover seguire due obblighi: uno morale, etico, di fronte al popolo – i suoi elettori – concernente le sue scelte, per così dire la sua condotta e il suo stile di vita, e uno incorruttibile e inossidabile, verso le leggi dello Stato, che lui stesso rappresenta.

Del primo ordine di obbligo, quello morale, la punizione massima per il reo politico è la revoca del mandato da parte dei suoi elettori. Se un politico non mi piace perchè ha un’amante, perchè fa uso di droga, perchè bestemmia io non lo voto più.

Del secondo obbligo, quello del rispetto della legge dello Stato, è responsabile l’organo giudiziario, i tribunali italiani. Se hai commesso un delitto – se hai infranto cioè una o più leggi – lo Stato ti punisce con un’ammenda o con la reclusione.

Mentre nel primo tipo di obbligo la pena per l’uomo politico viene somministrata “immediatamente” dagli elettori – io, elettore, vengo a conoscenza di un fatto e decido subito se questo altera la stima che ho di te o se la lascia invariata – nel secondo caso i procedimenti giudiziari devono pervenire a una sentenza definitiva che assolve o condanna l’imputato. Fino ad allora vale la presunzione di innocenza: una persona indagata deve essere ritenuta innocente fino a procedimento concluso.

In questo ambito l’informazione deve quindi svolgere il suo compito principe – informare la gente sul procedimento giudiziario in corso – senza trarre conclusioni affrettate. Tanto più se le fonti provengono da pentiti o da interrogatori.

L’articolo di Giacomo Vincenzi pubblicato on – line pochi giorni fa dal titolo “Quando i nodi vengono … giàssai” non lascia spazio a dubbi. “Berlusconi paga i mafiosi”.

I dubbi che Silvio Berlusconi abbia dato dei soldi a personaggi vicini a “Cosa Nostra” nel 2001, anno delle elezioni vinte poi dallo stesso premier, viene sollevato dalle dichiarazioni di Ciancimino jr. Esiterebbe un “pizzino” che parla di somme di denaro che il Cavaliere ha elargito a Benedetto Spera (capomafia di Belmonte Mezzagno, ndr) e a Massimo Ciancimino. L’articolo è di Felice Cavallaro.

Ora, non è ASSOLUTAMENTE certo che questo sia avvenuto. Nello stesso articolo si trova un passaggio che solleva non pochi dubbi sull’attendibilità delle dichiarazioni di Ciancimino. “traspare una certa diffidenza da parte del procuratore Sergio Lari e dei sostituti nisseni che hanno tanto materiale su cui lavorare, ma non quel «pizzino».” e ancora “Adesso sarà necessario cercare adeguati riscontri. […] E poi è tutta da definire la stessa attendibilità di Ciancimino junior visto che un tribunale, quello di Dell’Utri, lo ha ritenuto contraddittorio.”

Che cosa è successo: un personaggio vicino alla mafia parla di un uomo politico, Silvio Berlusconi, e lo accusa di un reato. Il tribunale prende atto e continua le indagini. Cavallaro, autore del pezzo, informa i lettori che esistono dei dubbi su un coinvolgimento in ambito mafioso del Presidente del Consiglio. Giacomo, nel riportare la notizia, condanna SENZA SE E SENZA MA Silvio Berlusconi, riportando una verità parziale, evidenziando solo alcuni aspetti di una notizia PER INDIRIZZARE L’OPINIONE DEL LETTORE sulla convinzione che “Silvio Berlusconi è un mafioso.”

Il progetto MUMBLE: è nato su un principio: pluralismo di opinioni. Questo si traduce anche nel presentare punti di vista divergenti di una stessa notizia, come in questo caso. Al lettore il compito di scegliere quale seguire. Ma quello che a NOI interessa, e continueremo in questo senso, è che non gli sia negata la possibilità di farlo.

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