09.2010 – Oggi sono andato nell’orto (Nuova lingua sbagliata)

* di Squaderna.

Oggi sono andato nell’orto e ho incontrato una lucertola, un’ape e una farfalla.
La lucertola primo è stato veloce, correva l’qualche filo d’erba e di tappeto erboso tra il raggrumato e asciugato dal sole. Ho provato cose che sembravano a terra da qualche parte nascosta.
L’ape invece svolazzava a zig-zag, era nervoso. La luce cadde sulla realizzazione di gelatina brillante come un mostro, forse è un calabrone. Era un calabrone.
La farfalla procedeva a scatti, movimenti irregolari tra alberi da frutto e fiori pochi sparsi qua e là. Le sue ali con macchie bianche da qualche altro colore, a causa del sole e per suoi movimenti veloci non riuscivo a distinguere bene.
Il mio intervento aveva provocato qualche disagio nella loro girandolare, niente di finto e di nascosto con un occhio su di me. Mi sono seduto in ombra al riparo e a tutti e tre ho detto: “Che succede? Io non sono venuto per niente di male. Sto solo controllando il sito, se avete bisogno di acqua o di irrigazione”.
“Fate quello che volete, ma qui le cose sono in ordine”, ha detto la lucertola, si affaccia dietro una cartaccia abbandonata a terra, “Qui si continua a fare cose che facciamo ogni giorno, a mezzogiorno e in questo momento corriamo, sentiamo l’odore delle cose che marciscono al sole. ”
“Be’ andare avanti con le tue cose, proprio non mi aspettavo tutta questa gente in questo posto a tal ora e poi ho iniziato a guardare” mi sono permesso di rispondere, e successivamente di attacco ho aggiunto “E che succede da queste parti, come vanno le cose?”
Il Calabrone si fece sotto e, dopo una candela su un impianto di erba cattiva ha detto: “Questa settimana mi sarei aspettato di vincere al totocalcio, ma purtroppo non è accaduto. Ora è anche il tempo di andare a tagliare i capelli. Avevo visto da alcuni mesi un barbiere d’angolo sotto casa, ma la cosa strana era che erano cinesi i tagliacapelli. Mi sono deciso che è stato sabato pomeriggio. C’era una certa aria frenetica là dentro, non mi piaceva la storia e corsi via. ”
“Credo che qui qualcuno vuole prendere un po’ di divertimento di me stesso …” Azzardai gentilmente affrontato dai tre.
E il calabrone, “No, ci sono solo le povere bestie, come possiamo mettere un po’ di pressione su un cristiano bell’e vaccinato come te, non credi?”
“Ci sono molte cose che si può credere, ma tra tutte queste cose non è sempre facile scegliere una per una combinazione o l’altra, possono o non possono venire a corrispondere la scelta di credere o non credere quanto sopra, o almeno credendo le cose che inevitabilmente si possono credere nel futuro. ” sputai d’un fiato.
Ci fu un momento di silenzio. Il terreno era già magro e il vento soffiava via i granelli di piumini da cipria. Le nuvole, beh non so esattamente che cosa stessero facendo in quel momento le nuvole, stavo guardando questi simpatici animali per la mia sventura.
“Ah ah aha …” sbottò la farfalla, continua a volare nelle vicinanze della scena.
“Tu sei uno che ama di credere in un sacco di cose, ho capito.” disse il calabrone.
“Il fatto che sei venuto qui per rompere l’anima non è altro che la prova che il mondo se ne sta scivolando via smarmittando.” disse la lucertola, quindi poi dopo aver essersi precipitata ai miei piedi aggiunse, “Ascolta un attimo quel che sto per dirti…” accennò in alto con la testa prima di tornare a guardare in faccia a me, “Hai sentito? Tu lo senti nel cielo? E’ pieno di stronzi che chirp chirp: pigolano… Che ne pensi? ”
“Non lo so… Ridono, parlottano, si fanno gli scherzetti…” abbozzai divertito.
“No, ti sbagli. Sono contorcendosi per il dolore che provano. E quello che si sente è colpa tua! La verità più grande – che probabilmente non sarò in grado di dire qualcosa di divertente, purtroppo anche per il nostro lettore – è che la gente non frega niente se il pianeta continua ad esistere o meno. Abbiamo rotto, stiamo crepando. Lo vedi? ”
“Vai via e ci lasci soli qui a fare come diavolo ci pare.” disse la farfalla.
“Tu vai via e non sbattere la porta troppo duro quando vai.” di rimando il calabrone.
Ero rigido da quello che aveva detto la lucertola. Il fatto di essere attaccato da un animali in quel modo che vagano nel giardino che sono cresciuto e mi tengo ben vestito non mi ha fatto molto buona coscienza. Dopo un iniziale momento di imbarazzante silenzio, un po ‘stordito e paralizzato, ho preso coraggio e ho attaccato, dopo un lungo sospiro s’intende:
“Una volta un docente di etnografia visiva mi ha parlato di un cimitero, era sul lato di una ripida collina che scendeva a una palude. Era stato appena costruito. Quello era il Cimitero.
I corpi giacevano nel periodo sopra, ma dov’erano i loro spiriti affaticati?
Vedove in lutto con gli occhi rossi pieni di lacrime chiedevano alla pietra e alla terra quello che non potevano più dargli. Un sole brillante e un cielo di zaffiro a guardare. E fra le tombe la primavera fa spuntare nuovi fili d’erba. Si, spunteranno nuovi fili d’erba. Noi siamo questi fili d’erba.”
“Oh merda, questo è pazzo.” Sussurrò il calabrone.
“AHA AHA AH AHAA…” scattò la farfalla.
“Ma perché ridi tanto, e poi mi dici quale ruolo, qual è la tua importanza nel vostro mondo?” chiesi stufo verso quell’essere leggero e zampillante.
“Io sono la poesia qui, il principe dei campi, essendo più nobile e grazioso che si ha la fortuna di incontrare. Tutto ciò che ho bisogno è l’aria, i fiori e la natura.” Orgogliosamente disse la farfalla.
“Tu avresti bisogno di una supposta di mioduro.” durezza espresse il calabrone rivolto alla sua amica bella.
Nel frattempo mi sono seduto per terra, sbuffai tra loro e mi fregai le mani sporche e dissi: ” Non ridete ma in ogni situazione un ideale che lotta contro certe follie deve essere inumano. Non ridete ma solo in questo modo si può rinvigorire la sua lotta.”  Allora tutti loro si spanciarono dalle risate. Non capivo quello che stavo cercando di capire anche io stesso. Il cluster di parole confuse e provocò l’effetto della peggiore specie per un oratore e fu allora che mi resi conto che forse il mio cervello stava scarrellando un po’ troppo.
In campagna l’aria era ferma. Il caldo era ancora intenso e le nuvole… Sì, mi sono trovato a fissare il cielo nella speranza che potesse darmi qualche consiglio, le nuvole erano gruppi di pallocche bianche, sporgevano al di fuori del cielo inverosimilmente aveva perso, il passo verso di loro. Il cielo intendo, aveva perso il passo nei confronti delle nuvole.
Vedendomi così assorbito la lucertola verde vivace riprese la parola,
“Ora voglio raccontare una storia io, proprio a te che vieni qui ogni giorno con il tuo bel pick-up, sempre ti aggiri intorno a campi e radure. Voglio raccontare la storia di una lucertola che ha vissuto molto tempo fa. Sì, una lucertola come me, si vedrà una bella storia.
Lei correva sempre. Correva, correva nell’orto, e correndo le pareva di essere libera. Era come volare, i suoi piedi sfioravano l’erba appena.
Era stata allevata nei boschi, allattata con latte di orsa.  Correva sempre lontana dai luoghi abitati. Lontano da quelle case che le sembravano prigioni (lì dentro non riuscirei neanche a respirare) e correva, la voglia nei piedi. La voglia di rimandare ancora il momento del suo incontro con gli uomini. Lo spazio, deve esserci uno spazio più ampio tra me e loro, pensava, e per questo correva più veloce, come Achille nella fuga, cercando spazi più rari. Poi si fermò. Sentì qualcosa più forte della corsa e più leggero dei sui veloci piedi.
Qualcosa di libero, di più libero della foresta vergine che l’attendeva.
Quel qualcosa era il desiderio di scopare. Hai capito? Sai cos’è quella voglia?”
Ognuno era stordito del tutto, guardandosi alternativamente, dopo aver sentito le ultime parole della lucertola. Lo stesso rettilino rimase in silenzio, fissando tutti e poi proruppe sganasciandosi “Oh oh oho oh, ma no, ma no, sto scherzando! Ooh aha aho, che faccia che avete fatto, che sempliciotti che siete. Che lonze. Il vero qualcosa è un altro.” e intanto girava veloce ben presto su se stessa divertita come se inseguisse la sua coda.
E qual è questo qualcosa, ognuno ha chiesto, che cos’è?
Lei dopo essersi schiarita la voce riprese,
“Tutti questi qualcosa, queste ragioni, i desideri inespressi, non sono sempre disponibili. Che cosa possiamo fare qualcosa e chiedere se questi sono reali o, se essi sono il più presto possibile. Capisci? Sto parlando con te.” mi guardava fisso dopo aver preso l’aria più seria del mondo.
“Va bene ma tu allora hai il cervello più incendiato del mio, che diavolo è sto discorso, mi prendi in giro, che intendi dire in sostanza?”
“L’intera cosa era per farti sapere che le cose non sono sempre eseguite come è il mondo che vogliamo. E voi, volenti o nolenti ci dovete stare, e ora sali sulla carretta e ci lascia in pace.”
La farfalla stava facendo spiluccare addossata a un fiore con uno stelo sottile.
Il calabrone è stato rubato per rispondere alla chiamata della corteccia di un albero di prugne.
Tutti sono stati completamente disinteressati da me, e ora tutti erano esclusivamente al servizio dei fatti propri. Anche la lucertola cominciò a correre tra le vie di terra coltivata. Stavo appollaiato un attimo a terra prima di alzarmi in piedi. Una leggera brezza accarezzava le mie guance e le orecchie, allora anche la parte bassa del collo. In lontananza si sentiva il rombo debole di un trattore. Era uno di quei grandi, uno potente di quelli con ruote in gomma giganti.  Prima di essere giunto a casa mi sono reso conto di come impegnativo è stato il giorno. Ora sono qui nella mia stanza e tutto là fuori sembra funzionare ancora come al solito.
Credo che a questo punto tutto quello che devo fare è – come sempre la madre dice – limitarmi ad essere un bravo bambino.

* Epoc Ero Uroi

[l’immagine è Buona fortuna di Gianluca Costantini e Angelo Mennillo, GIUDA edizioni]

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