10.2010 – Fantasia in food alla Saatchi Gallery

Cosa succede quando due delle personalità più influenti del panorama Londinese dell’arte contemporanea decidono di sposarsi (a sorpresa)?
Stiamo parlando di Simon de Pury e Michaela de Pury, il primo chairman e la seconda senior director della casa d’aste Philios de Pury (quando si dice tutto in famiglia). Quello che decidono di fare questi due bizzarri personaggi è commissionare a Jennifer Rubell un’installazione artistica interattiva fatta di…cibo.
Ciò che la signorina Jennifer ne tira fuori è “De pury diptych”, un lavoro che ha a che fare col tema del matrimonio (ovviamente), dell’arte contemporanea e delle istituzioni artistiche. Il lavoro è monumentale non solo nello scopo, ma anche nella scala: la location è nientemeno che la Saatchi Gallery, che per l’occasione deve chiudere i battenti per un giorno, per la messa a punto dell’istallazione stessa, con operai messi all’opera ininterrottamente notte e giorno.
L’intenzione dietro a ogni lavoro di Jennifer Rubell è quella di rovesciare il ruolo tradizionale degli invitati che, similmente agli spettatori di un museo, rimangono in una posizione di testimonianza passiva, piuttosto che interattiva. Figlia di collezionisti di arte contemporanea, fin da piccola Jennifer è affascinata dal cibo e da tutti i rituali che lo circondano: il suo primo lavoro consiste nell’organizzare di una colazione per cinque mila persone, durante Art Basel a Miami Beach. Con il passare del tempo le colazioni si fanno sempre più iconiche e concettuali, fino a prendere la forma di due mila uova bollite appoggiate su un mare di guanti di lattice.
Dice lei stessa: “Il cibo è il mezzo a cui penso di più. La materialità del cibo, il limite della deperibilità, della stagionalità, del peso fisico e della piacevolezza sensoriale è ciò che più da forma ai miei pensieri astratti”. E ancora: Per “De Pury Diptych” volevo una struttura narrativa. In particolare volevo trattare degli elementi ricorrenti nell’iconografia del matrimonio nella maggior parte delle culture: la separazione della sposa e la sua preparazione appena prima del matrimonio, la rottura di qualcosa, il sesso su un letto, il taglio della torta”. Così l’artista ha diviso questi elementi lungo i quattro livelli della Saatchi Gallery, partendo da quello superiore. L’installazione (di fatto una performance) ha “aperto” alle 7 di sera al secondo piano della galleria, dove gli invitati hanno assistito alla preparazione separata degli sposi; si è conclusa infine al piano inferiore, dove ha avuto luogo un curioso banchetto: ben 100 torte provenienti da 100 diverse pasticcerie londinesi (io stessa continuo a chiedermi come cotanto cibo possa aver trovato spazio all’interno della Saatchi, che effettivamente non è così spaziosa), consistenti ognuna in un ritratto della città in crema. Ogni invitato ha tagliato la sua fetta di torta, partecipando così al tipico rituale nuziale.
Selezionatissimi, famosissimi e vippissimi gli invitati a questa ceremonia, o installazione, o performance, che sicuramente è stata uno degli eventi più artisticamente interessanti (e singolari) dell’estate londinese.

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