10.2010 – IL QUADRATO MAGICO DI SATOR

Un houroboros semantico. Diadema teleologico.

Ghematrica fortuna, gnostica teologica, croce e frase palindromica, apocalittica estremità tra le latinate alfa ed omega. Cristianizzato emblema ed aramaica unità. Solido graffito d’ermetica linfa a confortar menti.

Cercandone la traduzione pare un pensiero sul creatore che tiene e doma le sue opere, e tante sono le interpretazioni date e ancora da attribuire, sopratutto sull’ambiguo arepo: uomo, areopago o aratro celtico. Anche con una traslitterazione ghematrica pare un simulacro della parola ebraica “uno” e degli appellativi divini del caso. Al di là delle interpretazioni, è la portata stimolante di questa combinazione fortunata ad averne implementato il potere qualitativo tramite le funzioni assiomatiche, logiche, ad esso annesse. Così lo si vede impresso, inciso, per un verso o per l’altro, in mezza Europa, nelle colonie romane mediorientali, come ghirlande e fulcri di un sistema di pensiero operoso ed esteticamente fortunato data la frequenza d’acchito protraente. Combinazione di lettere e parole il cui significante rimanda al solito sollazzo spirituale d’esplicazione o semplice presa di coscienza del tutto demiurgico nel fluire metamorfico e transeunte del fenomeno preso sensibilmente tramite le forme dell’intelletto, dal marasma eidetico inconseguibile se non che per intuito e mistericamente trattato.

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di Manuele Palazzi

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