10.2010 Una Band “Mostruosa”.

ONE DIMENSIONAL MAN 2010

Gli ONE DIMENSIONAL MAN tornano a calpestare il palco. Sono passati quasi 10 anni ma quel MOSTRO di rock sembra proprio non volerne sapere di morire, anzi è resuscitato. Il 14 ottobre, al TPO di Bologna, parte il loro tour che toccherà diverse zone del nostro amato paese. Grazie alla loro enorme disponibilità, nonostante i mille impegni, siamo riusciti ad intervistare Giulio Favero e Pierpaolo Capovilla, nomi che da un po di tempo a questa parte riecheggiano, come urla nella pace della notte, nell’underground musicale italiano.

One Dimensional Man, un nome interessante, “l’uomo a una dimensione”. Potete spiegarmi meglio il senso, e a chi è venuta l’idea di questo nome?

Pierpaolo: “One Dimensional Man” è il titolo di un saggio filosofico di Herbert Marcuse, e il nome del gruppo coincide con esso.

L’idea è stata mia, che stavo studiando la Scuola di Francoforte di cui Marcuse era uno dei più noti rappresentanti, insieme ad Adorno e Horkheimer. Mi sembrava una buona idea, ispirarsi direttissimamente al pensiero marxista più avanzato del novecento. Era un po’ come dire in faccia a tutti: sono un marxista, e me ne vanto!

L’attualità della filosofia marxista tedesca sta tutta nella terribile involuzione autoritaria e guerrafondaia del capitalismo contemporaneo.

Da sempre nei vostri pezzi, nei testi e negli arrangiamenti, ci sono riferimenti, più o meno espliciti, che denotano una cultura di un certo livello, generale e musicale. Che studi avete conseguito a livello scolastico e musicale?

Pierpaolo: Ho fatto dieci anni di università, senza mai laurearmi. Ero troppo pigro, avevo poco tempo, e mi facevo troppe canne. Complessivamente Pedagogia, Lingue e Letterature Straniere, e quattro anni di Filosofia.

Giulio: Io ho la terza media: ho fatto 5 anni di superiori completamente infruttuosi, e poi sono andato in fabbrica, come ogni buon caprone merita. Esperienza che comunque serve….anzi mi sentirei di dire che prima di passare alle superiori, un annetto o due di fabbrica se lo dovrebbero fare tutti…non ho il diploma, ma però ho la patente B!

La prima volta che vi ho visto, ho pensato che se ci fosse stato un seguito di Arancia Meccanica, e ciò premetteva che Stanley Kubrick fosse ancora vivo, di sicuro quel ruolo sarebbe stato di diritto di Pierpaolo. Per quanto riguarda Giulio, mi sono venute in mente le parole di mia madre <Per essere geniale un gruppo deve per forza avere in formazione “il genio con gli occhiali”>. Voi quando vi siete conosciuti cosa avete pensato l’uno dell’altro?

Pierpaolo: Pensavamo che era arrivato il momento di fare un gruppo tosto, e di portare in Italia, una volta per tutte, il suono Touch and Go!; non so se ci siamo davvero riusciti, ma almeno ci abbiamo provato. Qualcosa resta sempre.

Giulio: La prima volta che ho visto Pierpaolo suonare, nel ’97 rimasi folgorato dal suo modo di suonare il basso e di interpretare le emozioni che urlava nel microfono. Poi l’ho conosciuto meglio, e ho apprezzato molto il suo modo di mettere tutte le energie del suo corpo e della sua anima, a disposizione della musica e della poetica, e della comunicazione a 360 gradi. Poi, ovviamente ho anche scoperto che è matto come un cavallo, e come dice Corrado Guzzanti in una famosa serie su satellite “è una qualitàààà!!! Lo dico sempre io!!!”

Con i One Dimensional Man avete varcato i confini dell’italia, quali sono state le risposte all’estero nei vostri confronti, visto che eravate considerati la migliore live band italiana?

Pierpaolo: All’estero abbiamo fatto molte date, ma niente di veramente significativo.

Giulio: Mah…direi che andò abbastanza male (ride). Di certo essere una delle migliori live band italiane non impressiona chissà quanto…per quanto ci si sforzi, per una questione culturale, i gruppi italiani per impressionare all’estero devono sforzarsi tipo il quadruplo rispetto a una band americana o inglese.

Ho sentito diversi aneddoti su di voi e sulle vostre performance live, c’è chi mi ha raccontato di Dario che si esibiva in concerto nudo, c’è chi mi raccontato di musica nelle valli…mi  raccontate un aneddoto divertente che non posso conoscere?

Pierpaolo: Io e Dario entravamo spesso negli autogrill tenendoci per mano, con un fare ed una postura volutamente gay. Era divertente, la gente stentava a credere che due uomini abbiano il coraggio di manifestare la propria omosessualità in modo così patente. E capitava anche di ingaggiar discussioni buffissime con persone di rarissima ignoranza.

Giulio: Beh quello del festival nelle valli negli spogliatoi della palestra, fu un bel episodio. Un altro episodio che ricordo con piacere è un Pierpaolo bello incazzato che si toglie la maglia sudata da post concerto e la lancia con aria di sfida in faccia al batterista della Blues Explosion, preso male per il fatto che il loro tour manager si fosse innamorato di noi, e che suonando in apertura del loro concerto a Torino, di fronte a 3-4000 persone, gli avessimo fatto decisamente il culo! Un altro interessante è un Dario “professore” che durante il check, spiega a un incredulo Dale Crover, batterista dei Melvins, come suonare delle parti di un pezzo di Houdini di cui non ricordo il nome: Dale si ricorda ancora di quel check.

Secondo voi cos’ha la musica rispetto alle altre forme di arte, cioè sostanzialmente perché avete scelto la musica e non dipingere o scrivere?

Pierpaolo: Sei sicuro che io non dipinga e non scriva?

Comunque, la musica popolare è un potente strumento di progresso sociale: ho scelto la musica per questo.

Giulio: Personalmente penso che la musica sia diventata una forma d’arte solo negl’ultimi due secoli, e in questi ultimi 10 anni direi che non è nemmeno più una forma d’arte ma per la maggior parte si tratta di intrattenimento fine a se stesso.  Io poi ho un’idea del suono che va ben aldilà di questo approccio ludico-consumistico che ha preso in questi anni: i dischi si vendono forse da 90 anni, e il commercio di questo forma di comunicazione è una goccia nel mare della storia del suono. La musica, il suono, sono un qualcosa che va aldilà dell’esecuzione o della trasmissione di emozioni: ci sono studi sempre più accurati che si concentrano sul fatto che il suono ha la facoltà di ordinare in modo molto complesso le molecole d’acqua: pensa al fatto che noi siamo composti dal 70% di questo fluido, e prova ad immaginare che tipo di influenza può avere il suono su di un essere umano. All’inizio fu il verbo, il suono, l’ohm…insomma non mi sento di allineare la musica alle altre forme d’arte, fosse anche solo per la sua genesi e anima cerimoniale. Sono convinto che un giorno si scopriranno molte cose incredibili sul potere del suono.

I One Dimensional Man, di oggi, sono per due terzi i soliti e per un terzo una bella novità. Da dove nasce questa “new entry” di Luca Bottigliero batterista dei Mesmerico? Perché non c’è Dario alla batteria, visto che presentate un disco ed un progetto al quale, anche lui, ha partecipato attivamente, contribuendo a farlo crescere?

Pierpaolo: Dario ha deciso di non suonare più. È la vita, non posso farci niente.

Luca lo abbiamo conosciuto in studio di registrazione, mentre lavorava con Mesmerico. L’abbiamo subito individuato, quando uno è bravo e talentuoso, non ci sfugge…..

Quali erano, e sono oggi, i ruoli dei diversi elementi all’interno del gruppo?

Pierpaolo: Io suono il basso e canto. Naturalmte scrivo le liriche, o interpreto quelle di Rossmore, nostro preziosissimo collaboratore. Giulio suona chitarre e tastiera. Luca suona la batteria, e picchia duro, te l’assicuro.

Giulio: Sempre gli stessi… C’è una possibilità non troppo remota che con il disco nuovo la formazione cambi radicalmente, ma niente è definito ancora.

Il 14 ottobre parte il tour che vi farà toccare diverse città della nostra penisola. Perché la prima data di questo tour parte dal TPO di Bologna?

Perché non partite dalla vostra città natale, addirittura mi sembra di avere visto che manco ci suonate nelle vostre zone, come mai?

Pierpaolo: Guarda, se mi arrivassero richieste serie per suonare nella mia Venezia, le prenderei sicuramente in considerazione. Ma non ci tengo molto, preferisco rimanere uno straniero, nella mia piccola e bellissima patria veneziana.

Giulio: per quanto mi riguarda, MAGARI partire dal mia città natale (Cagliari), che si trova in una delle terre più belle e intense del pianeta, ma il tour è stato messo giù così. Per una qualche incredibile coincidenza, il mio primo concerto con ODM nel ’98 fu proprio al TPO: è un nuovo inizio, e incredibilmente si riparte da li.

Che senso ha, oggi, questa rimpatriata dei One dimensional man? Quanto ancora sono attuali quei pezzi, e che senso ha stampare il “The Box” con canzoni  “vecchie” di quasi 10 anni?

Pierpaolo: Venderemo migliaia di copie di The Box, e faremo soldi a quintali.

Organizzeremo folli bolge infernali nei club, e ti grideremo in faccia quanto amiamo il rock.

Giulio: beh, attualissimi ovviamente non lo possono essere visto che alcuni brani sono stati pensati 15 anni fa…credo che però lo spirito con cui sono stati composti sia ancora vivo e in ottima salute, e una prova lo  è Il Teatro degli Orrori.  I pezzi ovviamente sarrano suonati in modo un po diverso,  visto che Luca ha un approccio abbastanza personale ai brani.  Poi io e Pierpaolo avremo della strumentazione leggermente diversa. Insomma sarà un’altra cosa rispetto a 10 anni fa, un altro gruppo.

Perché proprio un tour evocativo di “You Kill Me”, e non di altri vostri lavori? Cosa significa per voi quel disco?

Pierpaolo: You Kill Me è il nostro lavoro migliore. Ma suoneremo anche molti altri pezzi, tratti dall’intero nostro repertorio.

Giulio: Personalmente penso sia uno dei dischi meglio riusciti di One Dimensional Man, e uno dei migliori da me prodotti: canzoni molto brevi ma molto efficaci, abbastanza diverse da loro ma con una matrice armonica simile; è anche un manifesto di un buon periodo per la band,  in cui eravamo molto legati e prolifici. Credo sia un disco a quattro dimensioni, che sento ancora attuale, e per certi versi, il degno predecessore de “dell’impero delle tenebre”, appetibile anche nel 2010.

Il “The Box” uscirà per la neonata “Tempesta International”, che cos’è “Tempesta International”? Perché creare una divisione “International” all’interno di un’etichetta che ha fatto della lingua italiana il proprio vanto e orgoglio?

Pierpaolo: Ma è chiarissimo. La Tempesta oggi si dota di una nuova sezione, per dare spazio anche a band ed artisti che preferiscono la lingua inglese, o una lingua che non sia l’italiano. È un gran bel passo avanti.

Giulio: La Tempesta International è un tentativo di dare l’adeguata importanza a gruppi che per un motivo o per un altro, decidono di usare una lingua diversa dall’italiano per esprimere le proprie emozioni e i propri concetti. Abbiamo deciso di creare questa cosa perché pensiamo ci siano gruppi  italiani molto validi, e che hanno qualcosa da dire, ma che non lo vogliono fare in italiano. Cerchiamo anche, nelle possibilità che un periodo storico come questo può offrire, di inventarsi un modo per far varcare i confini nazionali, cercando  una distribuzione all’estero, che possa supportare l’eventuale tour che segue un disco. Altra cosa che ci interessa, è avere la licenza per l’Italia, per realtà straniere che comunque faticherebbero ad arrivare qui da noi. Crediamo che ci sia bisogno di interscambio culturale, e vorremmo cercare di poterlo creare. Ovviamente siamo solo all’inizio, ed è un po un esperimento: quello che si ha a cuore nella Tempesta intesa come collettivo, è riuscire a far passare il concetto che esiste “un’altra” musica italiana, alternativa al vuoto culturale impresso dalle grandi catene di distribuzione e mediatiche. E questo lo si fa con tutti i mezzi possibili. La suddivisione in “International” è una semplice appendice che serve a differenziare il tipo di catalogo: come lo era la Quarterstick nei confronti della Touch&Go.

In un futuro prossimo, oltre il giardino, questa “nuova” formazione presenterà un disco tutto nuovo?

Pierpaolo: E sentirai cosa abbiamo in serbo!

Sarà un disco di livello internazionale.

Giulio: L’intento è quello. Appena ci fermiamo, ci mettiamo sotto per produrre un disco che dovrebbe uscire in primavera. Non è detto che la formazione rimanga il trio, ma anzi, io e Pierpaolo abbiamo in mente grandi rivoluzioni…in tutti i sensi!

Siete dei personaggi molto prolifici, avete collaborato e suonato con tutte le band italiane e straniere più importanti sia in Italia che all’estero. Com’è cambiato in 10 anni il mondo della musica in Italia? E voi dopo 10 anni, come siete cambiati?

Pierpaolo: Io, …. sono invecchiato. Peso venti chili in più, il viso s’è butterato ed ingrinzito, la pancia, lasciamo perdere! Ma sono molto più vivo ed incazzato di prima.

Giulio: Beh devo dire che negl’ultimi dieci anni non è che sia cambiato granchè, ma negl’ultimi due, mi sembra di vedere una sorta di sincera voglia di riappropriarsi del proprio paese, anche in senso musicale, mi sembra di vedere molte persone ai concerti, e mi sembra che in una fascia medio bassa, i dischi si vendano, e la gente abbia voglia di comprarli. Devo dire che “sento” dell’interesse. E la cosa mi fa sorridere: speriamo continui, e fin che potremo , cercheremo di dare il nostro contributo, nel modo più diretto e genuino possibile, in tutti gl’ambiti interessati: musicale, qualitativo e poetico.

Per quanto riguarda come son cambiato io, a parte i 15 chili e i capelli che rimangono sul cuscino, direi che finalmente ho capito perché mi sentivo tanto incazzato quand’ero più giovane, e adesso il tipo di sforzo che faccio

per migliorare il pianeta, è più efficace.

Dove sarete fra 10 anni? E i One Dimensional Man?

Pierpaolo: Questa è una gran bella domanda. Bisognerebbe però rivolgerla al padreterno. Spero solo d’esser ancora vivo, e mi auguro di amare ancora la vita e tutte le persone che mi vogliono bene. Mi auguro anche che Berlusconi sparisca dalla vita politica del paese, lui e tutti i suoi sodali.

Giulio: Tra 10 anni sarò rifugiato in una baita irraggiungibile tra i boschi delle alpi trentine, vicino a un ruscello con acqua corrente, e forse un lago in cui si possa pescare, e in un luogo in cui la temperatura sia abbastanza alta per poter coltivare delle patate e dei cereali; avrò con me un fucile e chiunque intenda rubarmi il cibo dovrà uccidermi, uomo o animale.

Per quanto riguarda One Dimensional Man, credo che rimarranno solo un ricordo: non ci sarà più la possibilità di ascoltare nessun tipo di supporto fonografico.

Pensi che sia un matto complottista millenarista??? Certo che lo sono!!!

E mi piace anche scommettere: se dovessi perdere, pagherei volentieri il mio pegno!

Quando non suonate e non siete sul palco, cosa fate?

Pierpaolo: Rispondo alle interviste.

Giulio: Lavoro in uno studio di registrazione, e in tutti i momenti liberi ma brevi che ho, cerco di scrivere musica; quando invece ho del tempo utilizzabile per altro, cerco di passarlo con le persone che amo, oppure  a letto, al buio, in silenzio.

Questo numero di MUMBLE: s’intitola “Mostri”, voi quanto siete mostruosi? E se l’entità One Dimensional Man dovesse essere un mostro, quale sarebbe?

Pierpaolo: Noi siamo mostruosi perché è un piacere sentirci suonare.

Giulio: Quanto sono mostruoso? In molti ti potrebbero dire troppo, ma per me , non lo sono abbastanza. Se One Dimensional Man fosse un mostro, sarebbe o un minuscolo kraken, o un gigantesco microrganismo.

DATE DEL TOUR:

14 ottobre TPO, BOLOGNA

15 ottobre LATTE+, BRESCIA

16 ottobre URBAN, SANT’ANDREA DELLE FRATTE (PG)

21 ottobre CIRCOLO DEGLI ARTISTI, ROMA

22 ottobre CIRCOLO KABALA, PESCARA

23 ottobre BRONSON, MADONNA DELL’ALBERO (RA)

28 ottobre MAGNOLIA, SEGRATE (MI)

29 ottobre HIROSHIMA, TORINO

30 ottobre NEW AGE, RONCADE (TV)

31 ottobre AUDITORIUM FLOG, FIRENZE

IO CI VADO E VOI?!?

ELVIS ESTRATTO DALL’ALBUM “YOU KILL ME” DEL 2001

Raffaele Marchetti

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