10.2010 – Due domande due.

di donato gagliardi

Alessio Mori, 25 anni, segretario provinciale dei Giovani Democratici di Modena e Michele Barcaiuolo, 31 anni, ex consigliere comunale a Modena (quota PDL) e tutt’ora militante di partito, rispondono a Due Domande Due.

 

Sei favorevole ad elezioni anticipate, o, come molti economisti sostengono, pensi che si riveleranno solo una spesa di denaro pubblico e che esporranno l’Italia alla speculazione della finanza internazionale, senza cambiare sostanzialmente gli equilibri politici attuali?

A.M.: Ritengo che le elezioni anticipate sarebbero un momento politico assolutamente procrastinabile per il nostro paese. Allo stato attuale delle cose non è ancora matematicamente venuta meno la fiducia nel governo in carica, e quindi possiamo interrogarci sì sulla possibilità di tornare al voto, ma non, come è stato fatto, fermare la vita politica della nazione per un “eccesso” di discussione all’interno della maggioranza.

Se la fiducia nel governo venisse a mancare, la situazione dovrebbe prima di tutto essere vagliata dal Presidente della Repubblica, il quale potrebbe optare sia per un governo tecnico che per il varo di un Berlusconi bis.

Solo se tutte queste strade si rivelassero impraticabili, la via delle elezioni sarebbe legittimamente percorribile.

La questione del diritto dei cittadini di essere governati da un premier regolarmente eletto è a mio avviso propaganda: i cittadini devono avere questo diritto, ma se poi il governo si rivela incapace di reggere alle normali procedure di democrazia interna ai partiti e alla vita politica di una democrazia matura, è necessario che anche i protagonisti di questa crisi ne prendano atto.

L’aspetto della spesa pubblica, in questo contesto di non indispensabilità, è da non sottovalutare; tra campagna elettorale, propaganda e giornate elettorali l’aggravio sui conti pubblici, già piuttosto sotto pressione, sarebbe poco sostenibile.

M.B.: Le elezioni politiche anticipate sono uno scenario possibile ma certamente non auspicabile, è doveroso sottolineare pero’ che se il Presidente delle Repubblica riterrà opportuno sciogliere le Camere e indire le elezioni vorrà dire che era necessario, perche’, al contrario di quanto prevede la Costituzione, non ci sarebbe una maggioranza nei due rami del parlamento che consentirebbe di dare la fiducia ad un governo. Ed è questa la cosa di cui l’Italia ha piu’ bisogno, in questo momento di crisi : un governo pienamente leggittimato sia da una maggioranza parlamentare che dal consenso popolare. Attenzione a dire che le elezioni anticipate sono solo un costo : la democrazia hai i suoi costi che sono funzionali alla libertà che da essa ci deriva.

In sintesi: le elezioni anticipate ci saranno se non vi sarà una maggioranza in parlamento, cosa che non auspico; in quel caso Napolitano non avrà alternative ad indire le elezioni.

Ritieni la attuale legge elettorale efficace? Come la cambiaresti, eventualmente?

A.M.: La legge elettorale attuale è largamente considerata come una procedura inefficace per rappresentare correttamente il volere popolare.

Il vero problema di questa legge sono le liste bloccate: questo consente ai segretari di partito, o ai vertici riconosciuti, di tenere comportamenti anche meramente padronali. E questo ha reso il parlamento un semplice luogo di esecuzione dei voleri di poche persone.

Credo che questa sia l’unica considerazione fattibile da una giovanile di partito, altrimenti rischiamo di riprodurre all’infinito quell’italianissima situazione in cui ognuno di noi si ritiene capace di essere l’allenatore della nazionale, ma poi uno solo lo è veramente…

Diventa inutile ed improduttivo lanciarsi in disquisizioni sulla validità del sistema proporzionale alla tedesca, piuttosto che sul modello spagnolo o sul presidenzialismo alla francese; sono i nostri eletti ad essere lì per quello, e loro devono impegnarsi più di chiunque altro per trovare una soluzione ai danni della attuale legge elettorale, e farlo al più presto.

Mi ripeto solo su questo: c’è l’assoluta necessità di tornare alle preferenze.

Solo così il popolo italiano potrà tornare a dire di essere veramente sovrano, e credo che quella sia una delle poche strade percorribili per puntare ad una nuova ondata di partecipazione ai momenti elettorali. Se, come sembra, le richieste di ritorno alle preferenze non verranno ascoltate, facciamo come è stato proposto da L’Unità: organizziamo le primarie per decidere i candidati da inserire nelle liste bloccate.

M.B.: Innanzitutto, è opportuno dire che ogni legge elettorale ha la funzione esclusiva di essere un mezzo per trasforamare i voti dei cittadini in seggi e non di essere un valore a prescindere. Di questa legge elettorale si dimenticano sovente alcuni aspetti positivi che secondo me vanno difesi.

Ad esempio, il fatto che grazie al premio di maggioranza è sicuro che la coalizione che ottiene piu’ voti sul territorio nazionale potrà governare, cosa affatto scontata con la precedente legge. Inoltre, ha il pregio di fare chiarezza nei confronti degli elettori, imponendo ai partiti di coalizzarsi prima (e non dopo) il voto. Il cosiddetto “Porcellum” racchiude inoltre altre due novità importanti: l’obbligo per la coalizione di presentare un programma di governo e quello di indicare il leader che, in caso di vittoria, verrà proposto come Presidente del Consiglio. Una delle critiche che viene fatta a questa legge e’ la mancata possibilità per l’elettore di esprimere le preferenza per il candidato, cosa per la quale sarei in realtà assai favorevole, a patto che si ricordino alcune cose : le preferenze alle elezioni politiche sono state tolte con un referendum all’inizio degli anni ’90; la precedente legge elettorale con i collegi portava, da un punto di vista della rappresentanza, gli stessi problemi (i candidati da far eleggere venivano messi nei cosiddetti collegi blindati, i candidati prestanome nei collegi sicuramente perdenti).

Quindi, da questo punto di vista, non e’ questa legge elettorale ad aver introdotto novità negative, ma un sistema che c’e’ in Italia da quasi vent’anni.

Il discorso, poi, non e’ affatto semplice, poichè va comunque ricordato che, soprattutto quando i collegi in cui farsi votare sono di grandi dimensioni, una campagna elettorale con le preferenze costa moltissimo denaro, e in un sistema con le preferenze i candidati con grandi possibilità economiche possono più facilmente far breccia nell’elettorato, attraverso campagne elettorali in grande stile.

Al tempo stesso con i partiti attuali che godono, TUTTI, di poca democrazia interna , le liste fatte dai vertici portano al problema contrario. Forse la soluzione sarebbe fare una legge sui partiti che imponga agli stessi dei processi di democrazia interna che possano portare la base dei partiti e i propri elettori a scegliere in quale ordine mettere i candidati. Le preferenze andrebbero benissimo solo se ci fossero dei limiti di spesa certi e controllati, per ogni candidato, in modo da mettere tutti alla pari.

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