10.2010 Ottobre

ieri sera intorno alle dieci e quaranta, le undici meno venti, ho percorso via fonte raso, quella che va da canalgrande a via farini, in compagnia di un piccolo topo grigio.
venivo da un aperitivo medio-alto borghese: per intenderci quelli dove tutti sono medio-alto qualcuno, ma nessuno rinuncia comunque alla tradizionale pratica della cena a scrocco, appetizer, mi consenta.
ascoltavo, pasteggiando a sorsi di saliva guasta, la selezione del mio compare, ultimamente infarcita da uno dei migliori nomi del momento sulla scena house-nu-disco.
l’ultima defected in the house, compilation must per gli addetti, è infatti firmata tensnake, abile remixer e produttore inglese che nelle sue ultime emanazioni non ha sbagliato il benchè minimo colpo.
dicevo, io e il topo.
abbiamo fatto la via insieme scambiandoci reciprocamente una sorta di confortante invidia:
“ah che fortunato tu! che passo lungo e lento, davvero confortevole!”
“ah che fortunato tu! entri e esci dai tombini! entri e esci dai tombini!”
poi l’arrogante bagliore dell’accademia l’ha fatto desistere dal continuare meco, con me, insieme.
mentre si va a infilare in un pertugio ai margini della strada io imbocco via taglio, che da qualche tempo inizia con un cantiere degno del peggior basilico, il fotografo.
insomma l’atmosfera si sarebbe fatta nuovamente a prova di topo, non fosse per qualche coppietta ciondolante davanti alle vetrine, i fari a dinamo di un paio di bici da uomo e una famiglia dell’est a fare il punto della situazione su chi porta su cosa, di un enorme spesa a marchio coop.
non se se sarebbe meglio adattarci l’ultimo lavoro di darkstar, intitolato north, di cui tutti parlano in maniera egregia, vista l’ottima commistione di elettronica e voce. mi aggrego al vociferare visti i diversi momenti cupi e macchinosi del disco, anche se forse il cantato mi richiama già tutto un panorama indie trito e ritrito che non ho molta voglia di affrontare, o almeno finchè non mi troverò al cospetto dello juta.
avendo ancora qualche ventina di metri posso giocare al giovane nostalgico ancora un pò, immaginando modena come berlino, via taglio come una piccola traversa di kreutzberg e affondare la puntina tra i solchi di gute luft, ultima opera di thomas fehlmann, uscita per kompakt, nata appositamente per musicare un documentario su quella berlino che un pò mi manca.
quel cazzo di bar all’angolo, quello che fa l’aperitivo patocco e si chiama tipo spritzami, sprutzami o che..
beh quello devasta il sogno con una violenza che nemmeno me ne accorgo e già sono orientato verso la via emilia.
c’è tempo per l’ultima birra in bottega e si sposa la causa dell’autarchia con una peroni da 33. si da 33.
come i giri che servono a sentire un minuto di only to fall, di greymatter, ma sentirlo male, perchè è inciso su un 45, e la birra da 45 non la fanno.
accelerando appropriatamente, suona un brano tra i migliori scoperti ultimamente. una cadenza ripetitiva ma dannatamente coinvolgente, con un ottimo lavoro di voci e un beat talmente marcio da sposarsi alla perfezione con i 3 listelli di parquet incavati dall’umidità.
si chiama back to the future ep, contiente questa e altre tre tracce da ilja rudman, cottam e krl.
io ormai sono a letto,
sopra ci sono 4 dischi se vi va,
altrimenti buonanotte.

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